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sabato 9 aprile 2011

Gnome 3 a pelle




A distanza di 3 anni dal chiacchierato rilascio di KDE 4, anche l'altro grande desktop libero si rinnova.
Dopo mesi e mesi di sviluppo intenso, polemiche e rinvii, Gnome 3 debutta con il vestito nuovo, la Shell, un modello di desktop minimale, quasi discreto, spiazzante, decisamente incompleto, eppure affascinante.
Laddove il cuore di KDE 4 è Plasma, la cui estrema duttilità e ricchezza di personalizzazione si adatta, potenzialmente, ad ogni tipo di contesto, dal PC al netbook, fino ai dispositivi mobili, Gnome Shell pone al centro dell'esperienza utente le applicazioni, riservandosi lo, stretto, spazio necessario per garantire le sole informazioni essenziali e niente altro.
Subito dopo il login, dopo un breve spaesamento, non è difficile orientarsi.

giovedì 24 marzo 2011

Firefox VS Firefox



Se dovessimo giudicare la popolarità di un browser solo dal numero di gente che lo ha scaricato a 24 ore dal lancio, Firefox 4 la sua scommessa ai danni di Internet Explorer 9 l'ha già vinta.
L'ultimo nato di Mozilla Foundation infatti ha totalizzato la bellezza di, oltre, 6 milioni di download, contro i 2 milioni abbondanti che hanno aggiornato il browser di Microsoft.

Firefox 4, il cui sviluppo ha visto ben 12 versioni Beta e 2 release candidate, è un software profondamente rinnovato, non solo nell'aspetto, che ormai strizza l'occhio al minimalismo introdotto da Chrome, ma anche, e soprattutto, sotto al cofano con un motore Javascript, JägerMonkey, capace di performance fino a 6 volte superiori nella risoluzione di script e animazioni, per competere con le qualità velocistiche del concorrente di Mountain View.

venerdì 31 dicembre 2010

L'anno che verrà



Come si può leggere sulle riviste serie, l'avvento del nuovo anno è un'occasione per stilare la lista di quel che ci stiamo lasciando alle spalle.
Un po' tutti si divertono a raccogliere il meglio - e il peggio - che ha attraversato gli ultimi 365 giorni ed a sancire vincitori e vinti.
Noi, che cerchiamo sempre di capire come vanno realmente le cose, proveremo a fare l'esercizio opposto: guardandoci alle spalle, proviamo ad interpretare l'anno che deve ancora venire in una sorta di oroscopo tecnologico per azzardare i nuovi protagonisti del 2011.

Le tentazioni della mela

E' facile prevedere che Apple sarà di nuovo sulla bocca di tutti con gli iPad di seconda generazione e, probabilmente, iPhone5.
Cupertino, del resto, non ha altra scelta se non quella di spingere pesantemente sul frequente rinnovamento della sua gamma per mantenere alta l'attenzione di consumatori e carrier telefonici e provare a scompigliare i piani dei diretti concorrenti.
L'impegno non sarà, ovviamente, circoscritto al solo hardware, la mela proverà ad insistere su FaceTime per allargarne il bacino di utenze e il peso in termini di adozione e supporto da parte di terzi.
Mac OS X Lion verrà a trovarci entro l'estate e solo allora sapremo se Jobs&Soci saranno riusciti a spostare l'asticella dell'interazione uomo/macchina quel tanto che basta per lanciare una nuova rivoluzione come è stato per il mondo della telefonia.

domenica 28 novembre 2010

La commistione di sacro e profano




nota: Il post è ad alto tasso di supposizioni e non mi aspetto che l'eventuale lettore possa essere immediatamente d'accordo con la ricostruzione offerta di certi fatti, nè con gli scenari presentati.

Vorrei raccontare una storia che affonda le sue radici nel tempo che fu, quando esistevano ancora due blocchi contrapposti e due visioni antitetiche della tecnologia.



C'era una volta un cancro da estirpare, una aberrazione del mercato che rischiava di soffocare la parte sana, il tessuto produttivo, che creava impiego e fatturato dietro la cortina di ferro del software proprietario da rivendere a caro prezzo alle aziende e ai privati che non conoscevano alternative.
C'era una volta, dicevamo, e tutto questo c'è ancora, anche se sta lentamente cambiando pelle.
Anni di scontri ravvicinati, colpi bassi, carte bollate e tribunali hanno permesso di metabolizzare diversi concetti anche nei più fervidi oppositori e, senza dubbio, hanno anche stimolato la messa a punto di strategie per integrare un modello di sviluppo anarchico e difficilmente malleabile alle logiche commerciali e del profitto, tipiche di un'impresa che vuole competere e prosperare nel mercato.
Eravamo abituati a vedere questi enormi leviatani che sono le corporation assorbire a colpi di milioni di dollari realtà con pochi mezzi ma tante idee per poi frantumarle, non prima di aver brevettato il loro patrimonio intellettuale.
Microsoft ci ha costruito la sua fortuna, in fondo.
Oggi l'approccio è diverso.


lunedì 1 novembre 2010

Unity, a cavallo fra passato e futuro



Canonical fa da se.
O meglio, si affida al vecchio adagio del chi mi ama, mi segua, annunciando che Unity sarà la shell della sua distribuzione a partire da Ubuntu 11.04.
Shuttleworth e soci, quindi, deviano dai progetti di Gnome Shell per introdurre la propria idea di scrivania, dopo che, anche, iOS ha sparigliato le carte mescolandosi nella nuova release di Mac OS X, Lion, prevista per la prossima estate.
Inseguire le tendenze di Apple, di questi tempi, è un leit motiv comune a molte aziende che puntano a replicare i ricavi stellari di Cupertino, non ci stupisce, quindi, che anche Canonical, che ha un gran bisogno di far profitti, tenti di inseguire gli attuali trend di mercato puntando a ritagliarsi un proprio spazio.
Il problema, semmai, è dato dalle perplessità d'uso di Unity su dispositivi diversi da netbook o tablet.
Apple progetta i suoi prodotti affinchè hardware e software rappresentino un connubio inscidibile, Canonical può fare altrettanto? E con quali partner?

lunedì 11 ottobre 2010

HTML5 se la prende comoda.



Philippe Le Hegaret in una recente intervista raffredda gli entusiasmi di coloro che hanno abbracciato HTML5 o intendono farlo nel prossimo futuro.
La spinta dell'industria, di Apple e Google, persino di Microsoft, nei confronti dell'ultima evoluzione del linguaggio del web, sarebbe del tutto fuori luogo, dice Le Hegaret, che per il W3C si occupa delle specifiche di SVG e HTML, in primis perchè l'esperienza d'uso sarebbe ancora incoerente nei vari browser, perchè esistono problemi per l'implementazione dei DRM, che infatti il consorzio non intenderebbe supportare, non c'è ancora accordo su quale codec utilizzare per la diffusione dei flussi audiovisivi ed MPEG-4 non andrebbe affatto bene per via dei brevetti detenuti da MPEG LA e poi perchè lo standard è ancora in divenire con API e specifiche che potrebbero essere soggette a profondi cambiamenti fino al momento della ratifica ufficiale.

mercoledì 1 settembre 2010

The Wilderness Downtown: il videoclip 2.0 è HTML5



La note sono farina del sacco di una band indipendente, Arcade Fire, la regia è di Chris Milk, produce Google, per conto di Chrome, ma non solo.
Se navigate con un browser sufficientemente moderno da interpretare HTML5 puntate all'indirizzo: The Wilderness Downtown e godetevi lo spettacolo.

Tutto giocato sull'emozione di trovarsi, muoversi, in luoghi familiari: Google Maps e StreetView, spruzzate con le nuove magie dell'HyperText Markup Language numero 5, creano un videoclip atipico, interattivo, curioso, personale.
Un esperimento, certo, che non resterà un caso isolato, c'è da scommetterci.

fonte: Google Italia Blog

domenica 22 agosto 2010

Il web è morto?



Prima o poi muoiono tutti.
E' morto Dio, Marx, il Comunismo, non ce l'hanno fatta Jim Morrison e nemmeno The King, muore persino l'ultimo immortale, doveva toccare pure al web.
E' quel che scrive Wired l'autorevole magazine on, e offline, d'oltreoceano che parla di tendenze e tecnologia.
E dopo averne dato notizia, parte alla ricerca dei colpevoli, in un doppio, interessante, post che ripercorre le tappe di internet, da rete anarchica e libera degli albori, inafferrabile e (apparentemente) ingovernabile, a recinto dei giorni nostri.
Anzi recinti.
Eh sì perchè, scrivono i due opinionisti, dopo la sbornia pionieristica fatta del piacere della scoperta e della navigazione solitaria, dove nessun internauta era giunto prima, i novelli Magellano, Cook, Colombo o James T. Kirk (Picard, se preferite) stanno rientrando in porto.

sabato 21 agosto 2010

Flash su Android non è un grachè.



nota: spostando il puntatore del mouse sui testi in inglese potrete leggerne la traduzione

I’m the last person on earth who wanted to believe Steve Jobs when he told Walt Mossberg at D8 that “Flash has had its day.”
Inizia con queste parole il resoconto dei test fatti dal magazine Laptop, che mette alla prova il plugin di Flash su motorola Droid 2, e sai già come andrà a finire.

mercoledì 14 luglio 2010

Sarà la fine per internet libero?



Accennammo alla cosa in un post recente, parlando dell'imminenza di NewsPass, il tentativo di Google, per strutturare (e tirar su qualche altro soldino, che male non fa) il flusso di notizie a pagamento, l'ultima trovata degli editori per riuscire a monetizzare maggiormente anche le edizioni online dei propri giornali, finora sostenute in gran parte dalla pubblicità.
Un concetto ripreso da un buon pezzo di ABC news, in cui si sostiene che, lentamente ma sistematicamente, l'industria dell'infotainment stia attuando una strategia per ribaltare la percezione che gli utenti hanno del web, come libera piazza di scambio per notizie, opinioni, intrattenimento.

mercoledì 30 giugno 2010

Oltre Android Market



Il limite più sentito del mio nuovo cellulare Android è, senza dubbio, l'assenza del market.
La possibilità di espanderne le funzionalità con applicazioni utili, inutili, semplici o semplicemente geniali, è un bel valore aggiunto all'acquisto che mi avrebbe fatto piacere.
Le restrizioni, però, hanno il pregio di aguzzare l'ingegno e di spingere lo smanettore nella ricerca della (propria) felicità.
Praticamente il giorno dopo aver preso confidenza con l'acquisto, aver rotto il ghiaccio e superate le riverenze, mi sono lanciato alla ricerca di un modo per installare le famose applicazioni anche per il piccolo Acer, scoprendo che non è poi così difficile.

mercoledì 23 giugno 2010

L'anno di Linux e già qui



Per Ubuntu che desta perplessità nella sua prossima incarnazione mobile, c'è un Android che dilaga in ogni dove, sempre più apprezzato e, parrebbe, sempre più versatile e un Chrome OS che continua a fare proseliti in vista del lancio, previsto per la fine del 2010.
Dopo averlo sperato e ripetuto ad ogni nuova primavera, sembrerebbe arrivato l'anno di Linux.
Certo, non è come l'avevamo immaginato, con una distribuzione sola al comando e Windows nella polvere ma, a ben guardare, in modo decisamente più consono alle sue caratteristiche che lo vedono girare in scioltezza tanto sul server, quanto nel registratore di cassa.

domenica 20 giugno 2010

Newspass sfida iTunes



Sembra che lo spazio sconfinato, il senso di indefinito, siano concetti difficili da contemplare per l'uomo moderno, soprattutto se poco redditizi per la saccoccia.
Così, dopo un decennio di rimescolamento nel brodo primordiale che era la Rete degli albori, miliardi di dollari bruciati e tante Dot.com finite al macero dopo la bolla speculativa della new economy, quelli che hanno retto alla selezione e si sono evoluti, provano a presentare il conto, lottizzando porzioni (anche ampie) di rete, alzando steccati laddove la prateria sembrava sconfinata, costruendo caselli dove prima c'erano solo mulattiere.

venerdì 18 giugno 2010

Android 3.0 prova ad assomigliare a iPhone.



Con Android 3.0, nome in codice Gingerbread, pare che Google stia lavorando per evitare che i produttori di smartphone o altri dispositivi basati sull'apprezzata piattaforma, sentano l'esigenza di sviluppare una interfaccia propria che copra quella di default, come accade per i modelli di HTC e Motorola, per esempio.

lunedì 14 giugno 2010

Chrome OS viene delineandosi



E' nelle piccole cose che, qualche volta, emergono i dettagli per ricostruire un mosaico.
Quello di Chrome OS, per esempio, presentato lo scorso novembre, fra le perplessità degli addetti ai lavori per via di un approccio quantomeno semplicistico, complice anche l'aspetto modesto, minimale.
Un sistema enigmatico, cui pare stia lavorando qualche grosso nome dell'industria per integrarlo in una linea di prodotti, previsti per l'autunno.
Un sistema di cui non s'è visto ancora granchè e che, a Mountain View, raccontano attraverso brevi comunicati, spesso concernenti nuove funzionalità o piccoli servizi che dovrebbero confluire nel loro OS.

giovedì 3 giugno 2010

Windows non abita più a Googleplex



La notizia sarebbe trapelata durante un'intervista rilasciata al Financial Times.
A Mountain View, non avrebbero digerito l'attacco subìto qualche mese fa da parte di hacker cinesi, portato sfruttando una falla di Explorer e l'esodo dal sistema operativo di Redmond sarebbe iniziato all'indomani del fattaccio.
Ai dipendenti viene data la possibilità di scegliere fra Linux o MacOS X, ritenuti meno appetibili per scatenare un attacco informatico.
Gli esperti vedono in questa scelta le avvisaglie di una precisa strategia di Google per smarcarsi da prodotti terzi e preparare il terreno all'adozione di ChromeOS, quando sarà pronto.
Francamente, io non credo.

Così com'è, il chiacchierato sistema del colosso californiano è, perlopiù, un giocattolo, una vetrina per i propri prodotti cloud.
Può andare bene per vendere, non certo per sviluppare i propri servizi.
Ed in fondo, se mai vedrà la luce su qualche aggeggio, è per vendere che è stato pensato.
D'altro canto è altrettanto improbabile che certe dichiarazioni producano nel breve periodo qualche flessione percettibile sui fatturati di Microsoft e Google, in effetti, non avrebbe alcun interesse ad affossare un sistema operativo che permette al 90% degli utenti di fruire dei propri servizi.
In realtà, penso, tali dichiarazioni rientrino in una strategia precisa che vede Mountain View lavorare, lentamente, ai fianchi l'avversario per svuotarlo progressivamente di significato.
Una strategia che parte da lontano e che trova in Google Chrome Frame il suo primo grimaldello, assieme ad Angle, per favorire lo sviluppo di standard aperti contro le tecnologie di Redmond.
E' un fatto, che gli unici vantaggi derivanti dall'uso di Windows, siano lo sfruttamento delle sue tecnologie; proprietarie, fuori da ogni standard e che, proprio grazie alla sua capillare diffusione, hanno legato miliardi di individui a questo prodotto.
Un successo che viene da lontano, quando il mercato dei desktop era frammentato da tanti attori che facevano affari con macchine dai prezzi esorbitanti e l'esplosione del Personal in ogni famiglia era solo la visione di un nerd rampante e occhialuto.
Oggi é diverso.
Il computer, da personale, sta diventando sempre più terminale per fruire dei servizi di rete: è l'era del cloud, di cui Google vuole essere indiscussa protagonista, forte, anche, della grossa preferenza accordata dagli utenti che, quotidianamente, cercano fra le sue pagine, guardano i suoi canali, usano le sue applicazioni remote.
Gli spazi stretti della scrivania stanno cedendo inesorabilmente il posto alle tavolate conviviali e condivise del web, da cui Microsoft non può permettersi di restare fuori.
Se Mountain View non può pensare di affondarla, può, però, spingerla verso l'adozione di standard più aperti, pressare per ottenere maggiore interoperabilità, senza dipendere da tecnologie e brevetti di qualcuno.
Microsoft sembra aver accettato la sfida e risponde con HTML5 e SVG in arrivo su Explorer 9, la cui parola d'ordine vuole essere aderenza agli standard del web, però rilancia con Silverlight perchè, in fondo, di ritagliarsi anche uno spazio esclusivo in rete non se ne può proprio fare a meno, ma è assai probabile che Windows prossimo venturo sarà sensibilmente diverso da quello che conosciamo oggi, forse più aperto, sicuramente meno indispensabile.

venerdì 21 maggio 2010

Google cavalca la polemica attorno a web·m



A 24 ore dalla presentazione ufficiale di web·m si è già scatenata, inevitabile, la polemica.
Jason Garret, sviluppatore di x264, alternativa open source ad H.264, punta il dito sull'immaturità di VP8 che, a suo dire, non sarebbe competitivo nei confronti del codec di MPEG LA.
Per lo sviluppatore sono ancora troppi gli aspetti carenti: dalle specifiche dell'encoder, una via di mezzo fra Xvid e Microsoft VC-1, mero «Copia/Incolla di codice C», fra l'altro estremamente buggato.
Pur potendo vantare una migliore compressione di Theora e Dirac, continua Garret, fallisce come decoder anche nei confronti di H.264 implementato in ffmpeg.
Inoltre, somiglierebbe troppo al suo concorrente, rendendolo attacabile dal punto di vista brevettuale.
MPEG LA non se l'è fatto ripetere, ha preso subito la palla al balzo e non ha tardato a chiarire la sua posizione dichiarandosi pronta ad intentare causa allo scomodo concorrente, mentre Microsoft, che pure fa parte del consorzio e appoggia H.264, ha assicurato, per bocca di Dean Hachamovitch, che Explorer 9 sarà compatibile con VP8 tramite un apposito plugin.
L'impressione, molto forte, è che Google speri di cavalcare il più possibile questa situazione di stallo e far valere, comunque, il suo peso, per impedire che H.264 guadagni quella quota necessaria a consacrarlo standard de facto e renderlo inafferrabile alla concorrenza.
Un diffusione virale a mezzo browser, che già supportano VP8, renderebbe, de facto, il codec meno esposto alle ritorsioni legali.
Perchè una rete dei contenuti audiovisivi alla mercé di un consorzio, sarebbe un affare decisamente peggiore per Mountain View.
Il braccio di ferro é appena iniziato.

30 anni di Pac-Man e Google gli rende omaggio con la sua homepage.




A Mountain View festeggiano i 30 anni di Pac-Man a modo loro, con una homepage giocabile del celebre gioco di Namco, che esordì nelle sale giochi nel lontano 22 maggio 1980, facendo di Mr Pac, la pallina gialla con la bocca enorme, un'icona pop, che presto potrebbe esordire anche sul grande schermo.

Web·m sfida h.264



La guerra per controllare la fruizione dei contenuti online, i video in particolare, annovera un nuovo contendente.
Web·m é la risposta di Google allo standard h.264, scelto e subito imposto dai grossi calibri dell'industria, a discapito del codec OGG Theora, libero sì, ma potenzialmente a rischio per via delle solita querelle sui brevetti.
Del resto, anche h.264, mantenuto libero da royalty fino al 2016 per gli utenti, non offre alcuna garanzia che alla scadenza della moratoria non si debba pagare per continuare ad usarlo.
Web·m, in effetti, non è un vero e proprio codec, ma costituisce un contenitore, basato sul formato aperto Matroska, che ospita al suo interno il codec video VP8, che Mountain View ha prima acquistato e poi aperto e quello audio, basato su OGG Vorbis, l'alternativa open source a MP3 e AAC.
La migrazione dei contenuti su Youtube sarebbe già inziata in via sperimentale ed è già possibile visionare qualche video a patto che navighiate con la release più recente di Chromium o con una Nightly Build dedicata di Firefox, che sì, dovrebbe supportare nativamente web·m come anche Opera, rilasciato in una edizione speciale per saggiare la bontà del nuovo formato.

Proprio con Opera, dopo un rapido test, abbiamo avuto un'ottima impressione di velocità e qualità dello streaming, con una nitidezza delle immagini davvero sorprendente.

Diverse le compagnie che hanno confermato il loro supporto e, fra queste, è impossibile non citare Adobe, che, col dente avvelenato, proverà il riscatto, dopo la recente disputa con Apple culminata con l'esclusione di Flash sui prodotti mobili della mela morsicata.

sabato 17 aprile 2010

Do Androids dream of electric sheep?¹




HTC, Toshiba, MSI, persino HP, che ha recentemente alzato il sipario sul suo SlatePC con Windows 7, pare stiano lavorando ad una tavoletta con Android.



Il sistema operativo per smartphone, lanciato da Google e il cui market share si avvicina a grandi passi a quello di iPhoneOS, punta ad espugnare anche i tablet, cercando di imporsi come piattaforma di riferimento per questa nuova generazione di prodotti, pensati per il cloud computing e l'utilizzo in mobilità.



La natura open source di Android, il suo cuore Linux, sembrano renderlo uno strumento vantaggioso e flessibile per tutti quei produttori che intendono competere con Apple, in questo strategico segmento di mercato e la disponibilità di un appstore, Android Market, garantisce fin da subito un vasto parco di software che aggiunge appetibilità e grande valore all'offerta, senza doversi sobbarcare i costi dell'infrastruttura, come fanno a Cupertino.



Il destino di questi dispositivi, infatti, - e il successo di Apple sta qui a dimostrarlo - é legato a doppio filo all'ecosistema dedicato che riusciranno a creare attorno a se, perchè è apparso fin troppo evidente che le applicazioni tradizionali male si adattano alle dimensioni ed alle caratteristiche peculiari dei tablet.
Google, è chiaro, punta ad unificare il mercato mobile - come Microsoft ha fatto per quello desktop - sotto l'egida del suo marchio e cavalcare l'onda impetuosa dell'open source potrebbe rivelarsi vincente soprattutto per rafforzare la penetrazione dei propri servizi, presso un pubblico sempre più vasto.
Del resto, studi di settore prevedono, per il 2010, una crescita pari al 24% di dispositivi basati su Android, accanto ad un 10% che invece potrebbe preferirgli Windows 7.
Più incerto appare il destino di ChromeOS, il sistema totalmente cloud che non sembra destare altrettanto interesse nel mercato se è vero che solo Asus dichiara di essere seriamente impegnata ad implementarlo in un suo tablet previsto per l'estate.
Come altre idee di Mountain View, questo OS potrebbe rivelarsi nel breve/medio periodo una semplice piattaforma sperimentale in attesa che maturino tecnologie¹+²+³ e soprattutto abitudini dei consumatori, che iniziano a considerare la rete come uno strumento poliedrico dove cercare informazioni, ma anche intrattenimento e svago.


Una evoluzione evidente fotografata anche dal puntuale rapporto di Nielsen.



¹ - Il titolo del post è la citazione di un racconto di Philip K.Dick