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venerdì 11 febbraio 2011

Microsoft espugna Nokia



La notizia del fresco accordo fra Nokia e Microsoft non ci coglie certamente di sorpresa visto che le voci di una partnership si rincorrono da tempo.
Molto peso nella decisione devono aver avuto i numeri, sempre molto grossi ma non esaltanti, fatti segnare dai Finlandesi nell'ultimo periodo e soprattutto le idee del nuovo CEO Stephen Elop, ex di Redmond, che, in una drammatica lettera di qualche giorno fa, ha definito la sua nuova azienda una piattaforma in fiamme.

martedì 13 luglio 2010

Symbian accoglie Silverlight



Ancor prima che su Windows Phone 7, è Symbian, motore di tanti cellulari Nokia e forse prossimo al pensionamento con l'adozione di MeeGo, il primo OS mobile a supportare Silverlight, la tecnologia Microsoft diretta rivale del chiacchierato Flash di Adobe.

giovedì 3 giugno 2010

Windows non abita più a Googleplex



La notizia sarebbe trapelata durante un'intervista rilasciata al Financial Times.
A Mountain View, non avrebbero digerito l'attacco subìto qualche mese fa da parte di hacker cinesi, portato sfruttando una falla di Explorer e l'esodo dal sistema operativo di Redmond sarebbe iniziato all'indomani del fattaccio.
Ai dipendenti viene data la possibilità di scegliere fra Linux o MacOS X, ritenuti meno appetibili per scatenare un attacco informatico.
Gli esperti vedono in questa scelta le avvisaglie di una precisa strategia di Google per smarcarsi da prodotti terzi e preparare il terreno all'adozione di ChromeOS, quando sarà pronto.
Francamente, io non credo.

Così com'è, il chiacchierato sistema del colosso californiano è, perlopiù, un giocattolo, una vetrina per i propri prodotti cloud.
Può andare bene per vendere, non certo per sviluppare i propri servizi.
Ed in fondo, se mai vedrà la luce su qualche aggeggio, è per vendere che è stato pensato.
D'altro canto è altrettanto improbabile che certe dichiarazioni producano nel breve periodo qualche flessione percettibile sui fatturati di Microsoft e Google, in effetti, non avrebbe alcun interesse ad affossare un sistema operativo che permette al 90% degli utenti di fruire dei propri servizi.
In realtà, penso, tali dichiarazioni rientrino in una strategia precisa che vede Mountain View lavorare, lentamente, ai fianchi l'avversario per svuotarlo progressivamente di significato.
Una strategia che parte da lontano e che trova in Google Chrome Frame il suo primo grimaldello, assieme ad Angle, per favorire lo sviluppo di standard aperti contro le tecnologie di Redmond.
E' un fatto, che gli unici vantaggi derivanti dall'uso di Windows, siano lo sfruttamento delle sue tecnologie; proprietarie, fuori da ogni standard e che, proprio grazie alla sua capillare diffusione, hanno legato miliardi di individui a questo prodotto.
Un successo che viene da lontano, quando il mercato dei desktop era frammentato da tanti attori che facevano affari con macchine dai prezzi esorbitanti e l'esplosione del Personal in ogni famiglia era solo la visione di un nerd rampante e occhialuto.
Oggi é diverso.
Il computer, da personale, sta diventando sempre più terminale per fruire dei servizi di rete: è l'era del cloud, di cui Google vuole essere indiscussa protagonista, forte, anche, della grossa preferenza accordata dagli utenti che, quotidianamente, cercano fra le sue pagine, guardano i suoi canali, usano le sue applicazioni remote.
Gli spazi stretti della scrivania stanno cedendo inesorabilmente il posto alle tavolate conviviali e condivise del web, da cui Microsoft non può permettersi di restare fuori.
Se Mountain View non può pensare di affondarla, può, però, spingerla verso l'adozione di standard più aperti, pressare per ottenere maggiore interoperabilità, senza dipendere da tecnologie e brevetti di qualcuno.
Microsoft sembra aver accettato la sfida e risponde con HTML5 e SVG in arrivo su Explorer 9, la cui parola d'ordine vuole essere aderenza agli standard del web, però rilancia con Silverlight perchè, in fondo, di ritagliarsi anche uno spazio esclusivo in rete non se ne può proprio fare a meno, ma è assai probabile che Windows prossimo venturo sarà sensibilmente diverso da quello che conosciamo oggi, forse più aperto, sicuramente meno indispensabile.

lunedì 17 maggio 2010

Se Mono entra nel browser



Intanto se ne discute, vorrebbero provarci, probabilmente ci proveranno.
Stiamo parlando della comunità che gravita attorno a Mono, il progetto open source per portare .NET su piattaforme non Microsoft, capitanato da Miguel de Icaza e sponsorizzato da Novell.
In un post su Twitter, Joe Hewitt, rilancia l'idea di portare Common Language Infrastructure - CLI - sui browser, per permettere di eseguire codice C#, piuttosto che IronPyhton o IronRuby, in maniera nativa come accade oggi con Javascript.
Scrivere applicazioni con linguaggi evoluti per il web é già possibile grazie a Flash o Silverlight (e, di conseguenza, Moonlight) ma, una implementazione di ECMAScript renderebbe, di fatto, queste tecnologie uno strato superfluo fra il codice e l'applicazione vera e propria.
Collegare Mono direttamente al browser permetterebbe di scrivere codice come negli esempi:

language="csharp"> < script da e-mail in documents.ElementsByTag ("email") email.Style.Font = "bold"; < / script >
language="csharp" < script source="ImageGallery.cs" > < / script >
o distribuire lo stesso direttamente come binario precompilato:
language="cil" < script source="MailApp.dll" > < / script >
De Icaza sembra assai galvanizzato dalla proposta e preme per convincere anche Microsoft dell'opportunità di certe scelte di sviluppo, ma gli investimenti che a Redmond intendono sostenere per Silverlight, non sembrano convergere con questo entusiamo.
Di fatto, un porting di CLI segnerebbe una prima linea di demarcazione fra lo sviluppo ufficiale di .NET e Mono che potrebbe portare avanti, in modo del tutto indipendente, il suo progetto, con conseguenze imprevedibili per Microsoft e la sua tecnologia, in caso di successo.
Sempre che, lo spettro di brevetti e carte bollate non inviti a desistere.

sabato 15 maggio 2010

Gianduia é un boccone amaro per Flash e Silverlight



C'era uno scopo preciso quando Jobs decise di sparigliare le carte, lamentandosi di Flash ed escludendolo dai suoi prodotti di punta: iPhone e iPad.
Questo scopo, contrariamente ad ogni analisi o, più semplicemente, come ovvia conseguenza, ha un nome preciso: Gianduia.
E' con questo titolo, infatti, ispirato al dolce piemontese, che Apple si appresta a riliasciare il suo strumento di sviluppo per Rich Internet Applications, un client Web based scritto in Javascript, Cocoa e WebObjects, che promette aderenza agli standard della rete, semplicità e prestazioni superiori a quelle dei suoi diretti rivali Flash e Silverlight, senza installazione di plugin terzi e che, a Cupertino, hanno già messo alla prova scrivendoci la pagina per le prenotazioni al Genius Bar sul sito ufficiale dell'azienda.
Gianduia non é uno strumento per sviluppare espressamente applicazioni in HTML5, anzi, si propone di esportare alcuni concetti alla base di Cocoa, l'ambiente di programmazione ad oggetti di Apple, comune a tutti i suoi dispositivi, anche sul web, ma ne prevede il pieno supporto.
E' assai probabile, quindi, che non diventi una soluzione multipiattaforma, ma rimanga confinata nell'ambito dei prodotti Apple, che tenterà di capitalizzare il successo, fin qui ottenuto, per attirare nuovi sviluppatori presso le sue piattaforme e continuare a guadagnare significative quote di mercato sulla concorrenza, almeno in ambito mobile, diventato cruciale dopo l'exploit fatto segnare da netbook e, soprattutto, smartphone.

lunedì 5 aprile 2010

Google e Adobe alle grandi manovre




Google si accorda con Adobe per integrare flash nel suo browser (ma non era open source?), un travaso di tecnologia che, probabilmente, avrà ripercussioni anche sul futuro ChromeOS.

Le aziende propagandano questa partnership come uno sforzo per migliorare quel concetto inafferrabile che risponde al nome di "esperienza utente".
Ora, pur volendo stare al gioco, mi riesce davvero difficile trovare anche un solo miracolo ergonomico derivante dal flash player integrato, ma mi saltano in mente altri argomenti che potrebbero rivelarsi assai pertinenti.

Rallentiamo la diffusione di HTML5

La lotta fra le due tecnologie, la prima obsoleta e proprietaria, la seconda integrata e rispettosa degli standard della rete, è decisamente un buon motivo per spingere Adobe ad allearsi con un gigante come Google, ancora indeciso se appoggiare o meno HTML5.
A Mountan View, in effetti, come per il famoso cuggino del brano di Elio e le Storie Tese, non sono cattivi (per mission aziendale) e per vocazione tendono ad essere amici di tutti tenendo i piedi in due, tre, pure quattro scarpe.

Un mondo di App(store)

Se riuscisse il colpaccio di entrare (anche) nel codice di ChromeOS (ma non era open source?) potrebbe aprirsi tutto un mercato di applicazioni dedicate, per il sistema operativo web based, potenzialmente in grado di calamitare l'interesse dei (tanti) sviluppatori Flex, pronte ad affiancare quelle in java/ajax.



Concorrenza spietata ad Apple

Il rifiuto di Cupertino di integrare le tecnologie di Adobe nei propri prodotti mobili, preferendogli HTML5, deve aver scottato i vertici della casa di Photoshop, che infatti si sono rivolti subito agli (ormai) acerrimi rivali (ma non erano amici di tutti?) con la speranza che i prodotti spinti dalle tecnologie Made in Mountain View riescano ad imporsi come quelli modaioli di Apple.

Concorrenza spietata a Microsoft

Silverlight, per molti, è l'antiflash.
Silverlight é più leggero di flash.
Silverlight sarà la tecnologia cruciale dietro a Windows Phone 7 Series, il nome, lunghissimo e pomposo, che identifica l'erede di Windows Mobile.
Per il momento si sono visti prototipi da una manciata di produttori e qualche video di concetto, ma, presumibilmente, le applicazioni di questi apparecchi saranno basate su Silverlight.



Microsoft ci riprova in un mercato, per lei, tutto da ricostruire, ma Adobe tenta di giocare d'anticipo per garantire la sopravvivenza del suo prodotto grazie alle soluzioni multipiattaforma studiate a Mountain View, che dal canto suo potrebbe continuare a guadagnare terreno sulla concorrenza, avvalendosi di tecnologie tanto collaudate e popolari.

mercoledì 13 gennaio 2010

[INCHIESTA] - 2 di 3 - Il business di Linux: l'offerta commerciale



Il business

Il business di RedHat, è essenzialmente rivolto alle imprese ed é costruito attorno alle versioni server e desktop della propria distribuzione: RH Linux Enterprise, arrivata alla release 5.
La compagnia del Cappello Rosso oltre a vendere il proprio sistema operativo, garantisce tutta una serie di servizi accessori che spaziano dalla certificazione dell'hardware, al supporto tecnico, fino alla formazione e certificazione del personale che userà i suoi prodotti.
La formula prevede la sottoscrizione di un abbonamento declinato in 3 diverse tipologie: Basic, Standard e Premium, con il primo limitato al solo supporto web e risposte entro i 2 giorni lavorativi, mentre gli altri 2 includono supporto telefonico, fino alla disponibilità H24 7 giorni su 7 per i clienti Premium.


Un abbonamento (che vale comunque per una singola installazione della dstribuzione) garantisce, inoltre, l'accesso pieno ai sorgenti di tutto il software a disposizione per eventuali customizzazioni del cliente e garanzia legale per tutti i clienti che sviluppano e rilasciano il proprio codice sorgente, tenendoli al riparo da spiacevoli beghe legali.
L'azienda, quotata anche in borsa a Wall Street nell'indice Nasdaq, sviluppa e rilascia le sue soluzioni come software open source e, sbirciandone i bollettini finanziari,  pare che il terzo trimestre 2010 abbia fatto registrare un incremento dei propri profitti del 18% rispetto al 2009, che era già stato chiuso con un lusinghiero +25%, mentre uno studio interno ne attesta l'elevato gradimento riscosso dalla sua piattaforma di middleware open source, JBoss, fra i clienti che ne fanno uso.
Più articolata é l'offerta di Novell.
Per l'azienda di Provo (Utah), Linux é solo uno fra i tanti prodotti offerti.
Suse Linux Enterprise, anch'essa disponibile in versione server e desktop, viene proposta come alternativa vantaggiosa agli elevati costi di gestione derivanti dalle vecchie infrastrutture Unix oppure, grazie alla partnership con Microsoft, come la soluzione migliore per garantire la piena interoperabilità negli ambienti misti.
Se i suoi disinvolti accordi commerciali con Redmond sono stati oggetto di critiche pesanti dalla comunità opensource e dal suo diretto competitor RedHat, é altresì vero che, anche grazie al lavoro svolto sul framework Mono, reimplementazione libera di .NET, ed allo sviluppo di Moonlight per la fruizione dei contenuti Silverlight, i suoi prodotti sono fra quelli maggiormente maturi ed affidabili per far dialogare sistemi differenti come Linux e Windows.


Il suo impegno nel software libero continua con la sponsorizzazione di OpenSuse, il sistema operativo sviluppato dalla comunità, che costituisce per Novell una preziosa piattaforma di test per tutte le soluzioni innovative che potrebbero essere integrate nel ramo commerciale, e dei maggiori desktop liberi: Gnome e KDE.
Analogamente a RedHat i suoi prodotti e servizi basati su Linux si rivolgono al ramo enterprise del mercato e prevedono programmi di formazione, supporto con vari gradi di priorità, e consulenze.
Stando ai dati finanziari, rintracciabili sul sito della stessa compagnia, alla voce Open Platforms Solution, gli introiti derivanti da Linux incidono complessivamente per la ragguardevole cifra di 149 milioni di dollari facendo segnare un +21% rispetto al bilancio dell'anno 2008.
Molto più giovane, il business di Canonical è costruito tutto intorno ad Ubuntu, presentata in versione server e desktop.
La società non vende espressamente il suo sistema operativo, ma offre servizi in linea con quelli dei suoi diretti concorrenti per quanto riguarda formazione, supporto tecnico e consulenze per tutti i clienti di classe enterprise e gli enti che scegliessero di adottare la distribuzione sudafricana.
Inoltre offre un programma di certificazione e partnership per supportare quegli assemblatori che volessero vendere il proprio hardware con ubuntu preinstallato.
Canonical é, in effetti, l'unica azienda, fra le 3 prese in esame, che si rivolge con la propria distribuzione espressamente al mercato privato degli utenti desktop.


Sfruttando la simpatia e la popolarità costruita in questi anni con Ubuntu, la compagnia del miliardario sudafricano si pone in concorrenza diretta nel mercato dell'home computing dominato da Microsoft con Windows.
Pur mantenendo la gratuità del proprio sistema operativo agli utenti finali, l'offerta di Canonical presenta anche servizi per questi ultimi: Shipit, che permette di ottenere una copia del sistema operativo gratuitamente a casa propria, la possibilità di ricevere supporto ufficiale, telefonicamente e via web, tramite la sottoscrizione di abbonamenti differenziati in base alle esigenze del singolo utente, Ubuntu One che, analogamente a mobile me di Apple, prevede lo storage e la sincronizzazione dei propri dati in remoto, gratuito fino a 2GB e al costo di 10 dollari al mese per 50GB e Ubuntu Music Store, sulla falsariga di iTunes, attualmente in sviluppo e che, per alcuni, potrebbe debuttare già con la prossima release del sistema operativo Ubuntu 10.04 Lucid Lynx.
Analogamente a Red Hat, le soluzioni sviluppate dalla comunità che gravita attorno a Canonical sono rilasciate al pubblico con licenze Open Source.
Benché non esistano cifre ufficiali, il bilancio della società, per ammissione dello stesso Shuttleworth, resta ancora negativo, anche se il miliardario in più occasioni ha ostentato ottimismo e fiducia per gli accordi stipulati ed i servizi offerti che dovrebbero iniziare a fruttare il giusto compenso agli investimenti sostenuti ed alle risorse impegnate.
Secondo il New York Times, infatti, il fatturato di Canonical sarebbe prossimo ai 30 milioni di dollari, considerato il punto di pareggio (BEP) fra profitti e perdite.
Un traguardo importante che, se effettivamente raggiunto, garantirebbe alla società di autosostenersi senza iniezioni finanziare da parte del suo fondatore.