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sabato 9 aprile 2011

Gnome 3 a pelle




A distanza di 3 anni dal chiacchierato rilascio di KDE 4, anche l'altro grande desktop libero si rinnova.
Dopo mesi e mesi di sviluppo intenso, polemiche e rinvii, Gnome 3 debutta con il vestito nuovo, la Shell, un modello di desktop minimale, quasi discreto, spiazzante, decisamente incompleto, eppure affascinante.
Laddove il cuore di KDE 4 è Plasma, la cui estrema duttilità e ricchezza di personalizzazione si adatta, potenzialmente, ad ogni tipo di contesto, dal PC al netbook, fino ai dispositivi mobili, Gnome Shell pone al centro dell'esperienza utente le applicazioni, riservandosi lo, stretto, spazio necessario per garantire le sole informazioni essenziali e niente altro.
Subito dopo il login, dopo un breve spaesamento, non è difficile orientarsi.

martedì 29 marzo 2011

Il menù integrato in Kwin?



Peter Penz, nell'arco di 24 ore, ha davvero sollevato un caso.
Nel suo blog ragionava a voce alta sul destino della barra dei menù, uno strumento che sta lentamente scomparendo dalle interfacce da quando Chrome ha deciso di non adottarlo più, accorpando le funzionalità avanzate in un unico pulsante, seguito a ruota da Opera, Internet Explorer 9 e, buon ultimo, Firefox 4.
Il buon Peter, che raccontava la sua piacevole esperienza senza la barra dei menù in Dolphin, proponeva di nasconderla per default nelle prossime release del file manager, per restituire un colpo d'occhio ancora più compatto in linea con l'idea di semplicità che Dolphin ha sempre voluto perseguire.

mercoledì 7 luglio 2010

La tortuosa strada che conduce all'accessibilità



Steve Jobs ha sentenziato che iPad ucciderà il personal computer e se il suo parere è, evidentemente, interessato bisogna ammettere che molti osservatori hanno raggiunto più o meno le sue stesse conclusioni.

sabato 30 gennaio 2010

[ANTEPRIMA] KDE SC 4.4, il mosaico ha un senso.




Se fosse possibile azzardare uno slogan per l'imminente release di KDE SC sarebbe certamente: Reconsider it.
Ovviamente non parlo a coloro che, nella buona e nelle cattiva sorte, hanno sempre difeso il desktop libero all'indomani del lancio, decisamente infelice, dalle critiche di addetti ai lavori e utenti, le minacce di fork di quelli che, in qualche modo, si sono sentiti "traditi" da aspettative e ambizioni, forse troppo grandi per essere mantenute dopo pochi mesi di sviluppo.



Il mio rapporto personale con KDE 4 non è stato facile, né sereno.
All'inizio rimasi piuttosto deluso da quel nuovo desktop che sembrava promettere chissà cosa.
I rilasci successivi, non mi entusiasmarono.
Sembrava che per fare un passo avanti se ne facessero sempre due indietro.
Si intuiva, certamente, l'impegno a migliorare, ma il desktop continuava ad essere senza capo, né coda.
In generale, era proprio quello il difetto più grosso: la mancanza di sintesi, un filo rosso che legasse le varie parti e le rendesse omogenee alla prova nell'uso quotidiano.
L'ho detestato, ci siamo anche persi di vista per un po', ma: Gnome non m'é mai piaciuto ed io, in fondo, sono un gran testardo sentimentale.
Questa anteprima riassume le prime impressioni e le novità di KDE SC 4.4, installato su una Mandriva Cooker 2010.1 in VirtualBox.
La carne al fuoco é davvero tanta, ma noi intendiamo abbozzarne giusto i tratti salienti, quel tanto che basta per smuovere la curiosità di chi avrà la voglia o l'interesse di provarlo.
Procediamo con ordine.


Habemus Tabbing

E' probabilmente la caratteristica più anticipata e chiacchierata di questo rilascio, la possibilità di accorpare in un'unica finestra più applicazioni.
La buona notizia è che funziona bene ed è molto comoda, rendendo spesso superflua persino la barra delle applicazioni in basso e mantenendo il desktop sempre molto ordinato e pulito.



Pur non essendo pensata espressamente per i netbook, potrebbe essere comunque una ottima alternativa alla stessa Plasma Netbook Shell, l'interfaccia ufficiale, proposta per gli schermi di dimensioni ridotte.
La cattiva notizia é che il tabbing funziona, per ora, solo con la decorazione Oxygen.
Sulla scia di Aero, Kwin guadagna anche un paio di funzionalità interessanti, come la massimizzazione della finestra, quando viene trascinata nel bordo superiore dello schermo o la perfetta divisione a metà delle finestre affiancate, quando queste vengono trascinate ai margini destro e sinistro del monitor.


Un desktop per tutte le stagioni.

Plasma ha subito una iniezione di nuove funzionalità, mantenendo fede al suo nome che lo vuole adattabile a qualsiasi contesto.
Oltre al desktop classico e la vista delle cartelle, propone adesso una interfaccia Newspaper che, come abbiamo accennato, é piuttosto comoda per i netbook, grazie alla possibilità di impostare diverse attività e di popolarle con una serie di plasmoidi, per gestire feed di notizie, monitorare il proprio sistema, tenere sotto controllo le previsioni meteorologiche, mantenere i rapporti col mondo.



Se, in effetti, l'idea ci piace, ci piace meno la scelta dell'immagine di default, davvero troppo invadente e che rende caotica e particolarmente difficoltosa la lettura del desktop, vanificandone (in parte) le intenzioni di razionalità e usabilità.
In questa modalità, molto saggiamente, le applicazioni che non siano widget, vengono gestite con un effetto exposé che restituisce con estrema chiarezza e grande immediatezza la situazione del proprio spazio di lavoro.
Non é ancora perfetto, ma lo sviluppo sembra procedere nella giusta direzione e promette grandi cose soprattutto se integrato con funzioni multitouch.



Agli estimatori della dashboard, inoltre, viene data la possibilità di aggiungere plasmoidi personalizzati, separandoli da quelli eventualmente presenti sul desktop vero e proprio.



Proprio le modalità di aggiunta e rimozione, di questi ultimi, sono state oggetto di revisione con una interfaccia integrata nella barra delle applicazioni, che ancora non convince, ma risulta un po' meno dispersiva dell'anonima finestra usata fino ad ora.




Prove di menú

Anche Krunner ha subìto qualche miglioria da sottolineare.
Adesso supporta pure la gestione dei dispositivi, come floppy, cdrom, pendrive e/o dischi usb.



E se non ci piace a spasso per la scrivania, possiamo ancorarlo alla parte alta dello schermo per interrogare velocemente il nostro sistema alla ricerca di file e programmi.
Se Raptor rimane un miraggio e Kickoff non c'è mai andato a genio, forse duttilità e potenza di Krunner, andrebbero esplorate più a fondo dai suoi sviluppatori, per farne un menù pratico, veloce, fortemente integrato e davvero innovativo.



In effetti, una mezza idea dev'essere balzata in testa anche loro, se esiste una modalità di plasma denominata Cerca e Avvia, col lanciatore integrato nello sfondo e una pseudo-dock centrale da cui lanciare i programmi o filtrare i risultati delle proprie ricerche.
Un esperimento acerbo ma che potrebbe sbocciare nelle prossime release.



Tutto sotto controllo




System Settings é sempre più ricco di opzioni ed in questa release è sicuramente gradito il supporto ai "decoration engines", come Aurorae, che permettono di gestire decorazioni avanzate e d'effetto, facilmente scaricabili grazie al gestore integrato, che analogamente a quello dei plasmoidi e dei temi, propone una rapida anteprima e le statistica sul gradimento degli utenti.
Purtroppo queste decorazioni, come molte altre, disponibili non supportano il tabbing delle finestre.



Nella gestione avanzata del desktop esordisce, il gestore dei dispositivi rimovibili, una interfaccia che consente all'utente di stabilire la politica di mounting di questo genere di periferiche, revocando o concedendo i permessi in modo selettivo e molto capillare.


Questioni Semantiche

Se avete sbirciato le foto a corredo di questa anteprima avrete senz'altro incrociato la nuova voce presente in Dolphin: Timeline.
La linea del tempo é una nuova modalità per sfogliare i propri files in base ai giorni in cui sono stati creati o hanno subito modifiche.



E' una modalità estremamente interessante che anticipa Zeitgeist di Gnome3 e modifica sensibilmente la percezione del nostro lavoro, non più suddiviso in rigide cartelle, ma scandito dal tempo.
Un modello che, se integrato con i servizi e le applicazioni PIM promette di incrementare notevolmente la ricerca e il filtraggio delle informazioni di cui abbiamo bisogno nel nostro lavoro.
Se avete sentito parlare di desktop semantico, ma non avete ancora capito cosa significhi, vi consigliamo un giretto su questo nuovo KDE 4.4.



Nepomuk pervade sempre di più l'infrastruttura, legando i nostri dati grazie al sistema di tagging, e permettendo ricerche molto veloci e precise in sinergia con Strigi, estremamente migliorato rispetto a quanto visto nella release precedente e, finalmente, usabile.


Quello che non ci piace

Kde 4.4 ci ha convinto parecchio.
Complessivamente é gradevole nell'aspetto, veloce e pieno di idee, alcune più mature, altre solo abbozzate, ma comunque promettenti.
Il flusso di lavoro é piacevole grazie alla buona integrazione con i programmi a corredo, tuttavia, parallelamente alla sua crescita, torna in auge anche un vecchio vizio, una preoccupante deriva verso la complicazione delle interfacce, sempre più ricche di pulsanti e funzioni.



Il mantra che aveva guidato i suoi sviluppatori fin dall'inizio, infatti, era stato quello di semplificare il più possibile l'esperienza d'uso con strumenti chiari ed essenziali.
Dolphin, in questa release, pur facendosi apprezzare per le nuove funzioni soffre una implementazione agghiacciante delle stesse, con una specie di menù avanzato disordinato e piuttosto brutto a vedersi, con una gestione dello spazio oltremodo discutibile.
GwenView e Okular, che permettono di gestire, rispettivamente, immagini e documenti, pur validi, presentano interfacce disomogenee che scimmiottano idee già viste altrove e che privano il desktop di una buona fetta di personalità e compattezza.



Pecche tutto sommato veniali e che spesso si attenuano sotto la personalizzazione dei singoli utenti, ma che speriamo vengano affrontate, e risolte, con maggiore impegno nei prossimi rilasci.

martedì 10 novembre 2009

La scrivania che cambia: dalle icone alle parole.






[ l'interfaccia di Apple proposta nel Machintosh® del 1984 ]


L'esordio del desktop semantico, proprio con la piccola Mandriva 2010.0, piccola se confrontata coi giganti dell'informatica e della tecnologia, si rivela una occasione interessante per fare una rapida cavalcata alle idee che hanno animano e animano i desktop moderni solo apparentemente immutabili nel corso del tempo.
Se agli albori, in effetti, il concetto di interfaccia grafica rappresentava la necessità di mediare la complessità d'uso di un calcolatore con una metafora che fosse comprensibile ed intuitiva per gli utenti, ecco quindi la rappresentazione, quasi naturale, di una scrivania e di cartelle dove poter conservare i nostri documenti digitali, col passare degli anni, l'uso intensivo e pervasivo dei PC ha posto ulteriori problemi agli utenti che intendono districarsi nell'overdose di contenuti che affollano gli odierni hard disk.
E' un fatto che, anche nel più organizzato dei desktop, è assai difficile districarsi fra cartelle e sottocartelle zeppe di files, di cui spesso ci siamo completamente dimenticati o che stentiamo a ritrovare proprio nel momento in cui ne avremmo bisogno.
Fu così che nel 2004 Google, forte delle sue tecnologie di ricerca e organizzazione delle informazioni, rilasciò la prima beta del suo tool, Desktop Search, per WindowsXP, un software che sarebbe diventato multi piattaforma solo nel 2007 e che, attraverso una indicizzazione del disco rigido, permetteva di recuperare qualsiasi informazione digitando poche, semplici, parole in un campo di ricerca.




[ Google Desktop Search ]

La risposta di Apple all'esigenza non si fece attendere e nel 2005 venne introdotto Spotlight, in Mac OS X che offriva funzionalità assai simili, la possibilità di taggare i propri files con parole significative, ed era integrato al concetto di Cartelle Smart, meta-cartelle, in cui i contenuti venivano raccolti e presentati secondo uno o più criteri definiti dall'utente.



[ Apple Spotlight ]

I tags, vengono introdotti anche in Windows Vista, che riunisce ed integra, nel 2007, i pezzi, con un motore di indicizzazione e ricerca interno al sistema operativo e la possibilità di creare cartelle virtuali, per raggruppare files della stessa specie, che sollevassero l'utente da una rigida e spesso noiosa divisione dei contenuti.
Idea, questa, ripresa ed ampliata anche in Seven.



[ il tool di ricerca integrato negli ultimi prodotti Microsoft ]

Il filo comune che lega queste tecnologie è più o meno sempre lo stesso, permettere all'utente di trovare quello che cerca nel minor tempo possibile.
E' con KDE4, tuttavia, che poco meno di due anni fa, l'idea di organizzazione della scrivania subisce una sterzata interessante, le cui potenzialità possiamo provare con mano solo adesso con la piccola Mandriva 2010.0.
Non è una soluzione definitiva, né implementata in modi particolarmente eleganti, per il momento, ma è un passo importante verso qualcosa di nuovo.



[ Il desktop semantico di KDE 4 ]

Con Nepomuk, l'obiettivo non è più solo la ricerca del contenuto, ma la possibilità di correlarlo secondo logiche proprie dell'utente, un superamento della divisione rigida e/o semplicistica dei files, tantii contenuti diversi legati da un filo conduttore.
Un percorso, o più percorsi di senso, che attraversano i nostri dischi rigidi e ci permettono di correlare non solo i files, ma anche il significato che essi rivestono nella nostra vita: ricordi, interessi, viaggi, eventi, immediatamente disponibili nella loro interezza e trasversalità, grazie, anche qui, al potere delle parole.

Meno verboso, ma non meno interessante, si annuncia, nel prossimo futuro, l'approccio dell'altro grande progetto di desktop open source, GNOME, che con la release 3 e l'adozione di Zeitgeist prova a trasformare lo spazio di lavoro in un diario che tenga traccia delle nostre attività quotidiane.
Da un desktop che puntava prevalentemente all'azione: punta, clicca e lancia, siamo arrivati ad uno che fa dell'organizzazione la sua ragione d'esistere.
Quello che, davvero, bisognerà valutare sarà l'effettivo impatto che questi nuovi paradigmi avranno sulle abitudini degli utenti e come sapranno integrarsi alle nuove interfacce sempre più impegnate ad annullare la distanza fra uomo e macchina.

giovedì 1 ottobre 2009

Linux e il desktop. Forse non ne vale la pena.



Sbirciando fra le pagine di Linux Journal è possibile leggere un articolo interessante che fa un po' il punto sullo stato di penetrazione e dell'apprezzamento di Linux sul desktop. Molti utenti e fan del pinguino, indefessamente da decenni, continuano a profetizzare che il prossimo, sarà sempre l'anno di Linux ma, a ben guardare le statistiche, il sistema operativo open source per eccellenza e maturità è fermo ad un risicato 1% del mercato e non ha saputo sfruttare la (parziale) debacle di Vista nell'apprezzamento degli utenti, che sembrano aver preferito le sirene stilose di Apple.
Molte potrebbero essere le ragioni di un decollo nel mercato mainstream sempre rimandato a data da destinarsi, tanto che, Bob Sutor di IBM provocatoriamente, si chiede se non sia il caso di lasciar perdere e dedicarsi al mercato dei dispositivi mobili, per esempio, dove gli strumenti offerti da Linux sembrano riscuotere maggiori consensi.
Per Joe Brockeimer, invece, è ancora il modello distributivo attraverso il download di ISO e la mancata visbilità commerciale del sistema operativo, che fanno la differenza fra una soluzione popolare realmente alla portata di tutti e un prodotto di nicchia per appassionati di informatica.
E' incoraggiante la stima di Novell che snocciola, per bocca del suo CTO Ross Chevalier, un sondaggio di Apogeo secondo cui, complice la crisi economica, sono in aumento le realtà che intendono prendere in considerazione una seria migrazione a prodotti meno dispendiosi, ma l'impressione del sottoscritto è, che il desktop Linux, nonostante propaganda e buonissimi propositi, non abbia ancora trovato una sua propria personalità e debba regolare i conti con una imprevedibile e prolungata adolescenza.