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sabato 9 aprile 2011

Gnome 3 a pelle




A distanza di 3 anni dal chiacchierato rilascio di KDE 4, anche l'altro grande desktop libero si rinnova.
Dopo mesi e mesi di sviluppo intenso, polemiche e rinvii, Gnome 3 debutta con il vestito nuovo, la Shell, un modello di desktop minimale, quasi discreto, spiazzante, decisamente incompleto, eppure affascinante.
Laddove il cuore di KDE 4 è Plasma, la cui estrema duttilità e ricchezza di personalizzazione si adatta, potenzialmente, ad ogni tipo di contesto, dal PC al netbook, fino ai dispositivi mobili, Gnome Shell pone al centro dell'esperienza utente le applicazioni, riservandosi lo, stretto, spazio necessario per garantire le sole informazioni essenziali e niente altro.
Subito dopo il login, dopo un breve spaesamento, non è difficile orientarsi.

lunedì 17 gennaio 2011

Viaggio attorno a KDE SC: Dragon Player



Senza cadenze, nè impegni precisi, proseguiamo, a braccio, il nostro viaggio fra le applicazioni rilasciate insieme al desktop del drago annotandone pregi e difetti nell'uso quotidiano.
Stavolta tocca a Dragon Player, il lettore multimediale ufficiale di KDE tanto semplice, quanto snobbato dagli stessi aficionados di questo ambiente desktop, spesso devoti utenti di VLC.


mercoledì 8 dicembre 2010

Il pinguino dei videogiochi





Parafrasando IL PROFETA per eccellenza, quello di cui fra poco festeggeremo il duemilaundicesimo genetliaco, secondo il calendario Gregoriano, non di solo pane vive l'uomo e nemmeno di solo kernel, aggiungiamo noi, presi come siamo dalle seriose dinamiche del software libero, le implicazioni di mercato e i processi alle intenzioni, più o meno legittime, di chi prova a portarsi a casa la fatidica pagnotta cui il profeta accennava poc'anzi.
Accantonati per un momento gli argomenti seri, ci concediamo un po' di sano cazzeggio, ispirati tanto dal clima natalizio che incombe, quanto dal proposito che ci vuole tutti più buoni, pena una bella calza di cenere e carbone al posto dei desiderati balocchi.
Il nostro cazzeggio preferito sono i videogames e, spero, sia anche il vostro, perchè oggi mi punge la vezza di parlarvi di Playonlinux, che potremmo definire un gestore di programmi/giochi per Windows basato su Wine.

mercoledì 22 settembre 2010

Viaggio attorno a KDE SC: Gwenview



Succede più spesso di quanto pensiamo che il nostro giudizio su cose o persone non vada oltre la prima impressione ed è assai difficile cambiare idea quando a pelle decidiamo che qualcosa o qualcuno non ci piace.
E' un po' il caso di KDE4 che, dopo le furenti polemiche seguite al suo primo rilascio stabile, continua faticosamente a risalire la china nei confronti di Gnome, il desktop libero, ergonomico per antonomasia quasi a furor di popolo.
Così, se a KDE non fa difetto un aspetto assai gradevole e moderno, molti continuano a giudicare la famigerata user experience piuttosto carente rispetto alla concorrenza.
Ma è davvero così?
Per verificare se le critiche sono meritate o figlie dell'acerrimo campanilismo che divide le comunità dai tempi di Atene e Sparta o Sàdoma e Camòrra¹ iniziamo, oggi, un viaggio attorno al software subito disponibile insieme a KDE SC4 per capire cosa si può fare ed a cosa dobbiamo rinunciare dopo il nostro salto nel mondo dell'open source sul dorso del Drago.

giovedì 19 agosto 2010

Xperia X10: Il miglior Android?



Uno dei vantaggi di avere degli amici appassionati di tecnologia è senza dubbio la possibilità di mettere le mani su qualche bel prodotto, di quelli che possono catturare la nostra fantasia e solleticare la curiosità, come bambini di fronte ad un giocattolo nuovo, colorato, magari luccicante.

E' il caso di Xperia X10, lo smartphone Android di Sony Ericcson, un terminale in cui gli aggettivi strepitoso e sorprendente non verranno usati a caso.
Snocciolando qualche dettaglio tecnico, il gioiellino è equipaggiato da una CPU Snapdragon da 1Ghz, ha una memoria interna di 1GB espandibile con le ormai onnipresenti microSD, un generoso display da 4“ con risoluzione 854x480 a 260.000 colori, touchscreen capacitivo, giroscopio, Wi-fi, bluetooth, GPS integrato, fotocamera da 8,1 Megapixel, led e Android 1.6 più Market annesso.
Qualcuno storcerà il naso, perchè il sistema non è la release più recente, ma l'aggiornamento alla 2.1 è in dirittura d'arrivo per settembre e qualcuno vocifera addirittura una versione 2.2 entro fine anno.

domenica 6 giugno 2010

BeTouch e110: pillole di Android



La passeggiata per un centro commerciale, si sa, é ricca di insidie per l'uomo moderno.
Uno entra per sbirciare iPad, guardare le signorine in preda allo shopping compulsivo, fare lo slalom fra decine di capanni che offrono i loro prodotti alle condizioni più vantaggiose di sempre (e con tante hostess convincenti anzichenò) e succede che ne esce con un telefono nuovo, che no, non è iPhone, nè qualche blasonato Nokia e nemmeno Samsumg o LG, tanto per dire.
Girovagando, in effetti, mi sono imbattuto in un modello di Acer: beTouch e110, dal design che non dispiace, con Android, seppure nella versione 1.5, leggero e compatto.
Touchscreen, persino, ma resistivo.

Solo lo schermo però, perchè in effetti, nell'imminenza del mio genetliaco e, in preda all'euforia, non resistivo io e mi abbandonavo all'acquisto dissennato dell'aggeggino, dopo essermi concesso anche il lusso di scartare un Nokia N97 mini, reattivo quanto un bradipo col mal di schiena.

martedì 1 giugno 2010

Maneggiando iPad



Un giretto all'Apple Store di Roma Est è una buona occasione per tastare il polso della situazione e toccare con mano, pardon, con le dita, iPad.
All'ingresso, come da buona tradizione Apple, ci accoglie un gran cartonato con l'immagine, quasi totemica, della tavoletta, che si ripete e accerchia avvolge l'avventore ovunque nel locale, mettendone a dura prova la resistenza all'acquisto, sull'onda dell'entusiasmo o fiaccato dalla promozione serrata dei venditori, che snocciolano dati, capacità, caratteristiche e mirabolanti opportunità del magico dispositivo, «tuo a partire da 499 euro, accessori e Apple Care esclusi».
Troviamo quindici, forse venti, curiosi che già manipolano iPad, ma non è difficile ritagliarsi una postazione libera per agguantarne uno e cominciare a giocarci su.

La prima impressione non ci delude, la tavoletta, rigorosamente in versione 3G, è comoda, solida, costruttivamente impeccabile e molto ben bilanciata per reggerla con una sola mano.
Alla seconda, però, il peso si fa sentire e, probabilmente, per un uso prolungato è assai più comodo tenerla appoggiata su una superficie o sulle ginocchia, accanto al focolare magari, col vecchio zio Jobs che ci racconta la fiaba della volpe e dell'uva.
La videata principale ricorda quella di iPhone/iPod, maggiorata nelle dimensioni, e la navigazione fra le applicazioni è, ormai, molto familiare, con una precisione al tocco fenomenale ed una prontezza spiazzante, non molto diversa dai promo (comunque accelerati) che sono circolati dopo il lancio: zoomare una mappa, navigare con lo streetview in una via di Roma o sparpagliare un album di fotografie è qualcosa che va provato di persona per capire fino in fondo quale sia il grado di reattività raggiunto dagli ingegneri di Cupertino, ma è su internet che l'aggeggio sfodera grandi capacità.
Navigare con Safari è un piacere: grazie al moultitouch, abbiamo sempre la sensazione di avere il pieno controllo della situazione, le pagine possono essere scrollate in lungo e largo e lo zoom ci permette di focalizzare l'attenzione solo su quello che ci interessa con un semplice movimento delle dita.
La resa delle pagine è fedele, senza artefatti o compressioni: manca flash, ma questa non è una novità.
Youtube gode di un'applicazione dedicata, come su iPhone, e bisogna dire che la fruizione, soprattutto nel caso in cui il video sia di buona qualità, è spettacolare, con una immagine fluida, nitida e compatta e senza perdere l'opportunità di lasciare un commento, condividere o votare le clip preferite.


Guardalo su Youtube

Tutto sembra studiato per essere pratico e familiare: leggere un libro o il giornale, con le applicazioni dedicate, è semplice come sfogliare una rivista cartacea, anzi, nel caso degli e-book, l'interazione ricalca fedelmente l'azione volontaria di voltare le pagine ed avviene solo se il dito punta uno dei lembi, inferiori o superiori, quando sarebbe bastato anche una slide per passare da una pagina all'altra.
Insistere su metafore d'uso particolarmente comuni è, forse, la chiave di volta per comprendere il successo dei prodotti di Apple.
Se la domanda sull'utilità di iPad vi ha tormentato in tutti questi mesi, basta tenerlo un po' in mano per percepirne l'enorme potenziale.
Interfaccia e contenuti si fondono efficacemente, il dispositivo sparisce, nel senso letterale del termine, lasciando il posto alla console, al libro, al quotidiano, ad internet o alla tv ed a tutto quello che potrebbero partorire talento e fantasia.
Niente che non si possa fare anche adesso con un normale personal, intendiamoci, ma con uno stile ed una immediatezza sconosciuta fino a qui.
E' uno straordinario veicolo di contenuti, ed una ghiotta opportunità d'affari per tutti quegli editori e produttori che, tenteranno di investirci nel prossimo futuro.
Sebbene la tavoletta sia convincente, non è esente da difetti: potremmo obiettare sul prezzo, per esempio, sull'inutilità sostanziale (almeno per l'Italia) del modello solo Wi-Fi, sulla mancata integrazione di una webcam e di, almeno, uno slot per SD Card.
Probabilmente, seguendo la solita (e sin qui lucrosa) politica dei piccoli step, certe features vedranno la luce nei modelli successivi.
Nel frattempo dovrebbero essere i partner commerciali a tamponare le mancanze, come è accaduto anche con iPhone, che ha visto fiorire numerosi gadget opzionali per espanderne le funzionalità.
Non c'è il multitasking, che poteva essere superfluo sul melafonino, ma che non sarebbe dovuto mancare su un prodotto come iPad.
Certo le applicazioni (non tutte) vengono, congelate in memoria e quando le richiamiamo hanno conservato il loro ultimo stato, ma è abbastanza fastidioso dover abbandonare la lettura o un film per rispondere ad una mail o ad un amico in chat.
La prossima release di iPhone OS dovrebbe risolvere anche questa mancanza, ma l'assenza al lancio stona un po' di fronte a tanta cura per i dettagli.

domenica 9 maggio 2010

MacPorts: al Mac piace open source




Come recita anche la pagina ufficiale, MacPorts è: un progetto della comunità open source che consente nel modo più semplice possibile di compilare, installare e mantenere aggiornato tutto il software libero disponibile per MAC OS X.
Installare MacPorts, é semplicissmo a patto di avere già sul proprio sistema XCode Developer Tools, scaricabile gratuitamente, previa registrazione, presso l'Apple Developer Center e X11, che potete recuparare anche nei dischi di installazione di Snow Leopard.
Esiste già un pacchetto autoinstallante ma, se il terminale non ci spaventa (o semplicemente amiamo complicare le cose facili), possiamo cimentarci nella compilazione dei sorgenti, che vengono rilasciati sotto licenza BSD.
Macports non intacca minimamente la coerenza del sistema operativo, perchè si installerà nella cartella /opt/local che, nella migliore tradizione Unix, é riservata ad applicazioni e librerie di terze parti o a gestire più versioni delle stesse.
Questa estrema pulizia evita ogni eventuale conflitto, perchè le applicazioni gireranno in una root propria, come un sottosistema indipendente.
Quando tutto è pronto basterà digitare nella console:
$ sudo port install < nome pacchetto >
e, ammesso che la connessione alla rete sia attiva, l'utility provvederà a scaricare e compilare il pacchetto con tutte le sue dipendenze.
Se pensate che il terminale abbia poco stile su un Mac, esiste una GUI, Porticus, che ci permette di gestire tutto quanto tramite una interfaccia integrata con il sistema.

MacPorts ospita quasi 7000 pacchetti, distribuiti in 92 diverse categorie e permette di installare sul proprio sistema dalla più piccola utility a riga di comando fino ad ambienti desktop alternativi, come Gnome o KDE.

Mettiamolo alla prova

Per farci un'idea di cosa voglia dire compilare una applicazione con MacPorts, abbiamo provato ad installare QT 4.6.2 per Mac OS X con supporto nativo ad Aqua.

La compilazione ha richiesto un tempo piuttosto alto, circa 4 ore, nelle quali sentirete il vostro Mac scaldare come un tostapane mentre l'utility continuerà a scaricare e buildare un numero elevatissimo di dipendenze, praticamente librerie e utility comunemente integrate in una distribuzione GNU.
Al termine della procedura, gli strumenti e le demo di QT4, sono raggiungibili nella solita cartella Applicazioni, perfettamente integrate col resto del sistema operativo.
Per installare KDE4 o qualcuna delle sue applicazioni più popolari e apprezzate, il passo diventa davvero molto breve.

martedì 4 maggio 2010

[UPDATE] Appunti di Kubuntu 10.04



Installare Kubuntu Lucid Lynx é una passeggiata, giusto il tempo di bruciare il CD e infilarlo nel lettore, il resto viene da sé in pochi, semplici, chiarissimi passi.
Se installiamo la distribuzione su una macchina vergine l'unico input di cui abbiamo bisogno è stabilire il nome dell'utente ed una password, per il resto, possiamo berci un thè caldo e buttare un occhio all'installer che ci presenta le qualità del sistema operativo, diversamente, dovremo decidere quanto spazio assegnare servendoci dell'utility per il partizionamento personalizzato, comunque, molto intuitiva.





Testbed

  • MB Asus P5K3 Deluxe FSB 1666 MHz Audio AC97 integrato

  • Intel Core2 Duo E8400 3GHz

  • RAM 4x1Gbyte 1333MHz DDR3 Dual Channel

  • Nvidia 8800 GT 1Gbyte DDR3

  • 1xMaxtor Sata2 200GB Cache 8MByte, 1xWestern Digital Sata2 320GB Cache 8Mbyte

  • Chiavetta Bluetooth, Webcam Logitech Quickcam Express

  • Monitor HP w2216 22" 1680x1050



  • Pregi Difetti

  • Avvio Rapido

  • Sistema Reattivo

  • Buona Integrazione

  • Grande Possibilità di personalizzazione

  • Buona Localizzazione


  • Scarsa Personalità

  • Assenza di Utility Essenziali

  • Gestione Software Poco Amichevole

  • Network Manager Poco Maturo




  • Primo avvio: prendiamo confidenza col sistema

    Al riavvio, dopo una 20ina di minuti in cui il sistema ha pensato bene di scaricarsi anche gli aggiornamenti, il tempo che ci separa dal primo login è davvero minimo e abbondantemente al di sotto del mezzo minuto.
    La velocità o almeno la percezione di un sistema particolarmente reattivo é sicuramente un buon biglietto da visita.
    La scrivania che ci accoglie é scarna, con la vista delle cartelle completamente vuota e nessuna particolare informazione che possa suggerire ad un, ipotetico, nuovo utente che il suo desktop é chiuso in quella finestrella semitrasparente.
    La rete é attiva, il bluetooth, se ce lo avete, bluetoottha.
    Il sistema ci avverte, solerte, che la nostra scheda video può godere dei driver accelerati e proprietari e ci consiglia di installarli, poi ci suggerisce anche codec e plugin di terze parti che non sono stati inclusi per motivi di licenze.



    Sbirciando nel menù delle applicazioni, sembra tutto molto pulito, essenziale, ordinato e localizzato correttamente in italiano, eccezion fatta per il Programmino di Stampa nel vassoio di sistema e il Network Manager che resta tale anche nella lingua del belpaese , ed è pure ubiquo, visto che la voce si ripete nel menù Accessori ed in quello Sistema.
    C'è pure un comodo installer per Firefox, qualora Konqueror non facesse al caso nostro, come browser predefinito.
    Navigando nelle Impostazioni di sistema prendiamo confidenza con le possibilità di configurazione e personalizzazione offerte.
    Il solito beninformato ci avverte che possiamo scaricare nuovi screensaver per rimpinguare quelli presenti ridotti davvero al minimo sindacale.
    Giocherellando con gli Effetti del Desktop ci ritroviamo le finestre tremolanti, il cubo, trasparenze, transizioni, utile e dilettevole, quel tanto che basta per atteggiarci con gli amici.

    Ad un'occhiata più attenta

    Nel filemanager ci rendiamo conto che manca all'appello la funzione Timeline e un disco da 320 GB.
    Sarebbe da partizionare, in realtà, quindi è più che corretto che il desktop non lo consideri, ma sfogliando il menù delle applicazioni ci accorgiamo che manca proprio uno strumento per gestire le partizioni.
    Poco male, guidati dall'istinto, proviamo a lanciare il gestore dei pacchetti, per scoprire che ce ne stanno davvero parecchi e districarsi fra le sole librerie e i programmi veri e propri non è affar semplice.
    E' tutto molto grigio, eccessivamente verboso ed in inglese, per giunta.
    Non c'è modo di capire ad una occhiata sommaria, quale sia l'applicazione e quali le sue dipedenze, così, per trovare quello che cerchiamo ci affidamo ai consigli di KDE-Apps e scegliamo KDE Partion Manager che, fortunatamente, ritroviamo nei repository.
    Anche il nostro Western Digital avrà la sua brava formattazione ed, infatti, un minuto dopo, o giù di lì, la nostra fiammante partizione per il backup fa capolino in Dolphin.
    Dalle Impostazioni di sistema, nella sezione Avanzate, possiamo stabilire il criterio di montaggio del dischi ed evitare di introdurre sempre una noiosissima password solo per fare un backup.
    Il problema semmai è trovare uno strumento che ce lo faccia fare.
    Il solito menù, che sembrava pulito e ordinato, si rivela sempre più essenziale e avaro di utility.
    Accantonata l'idea di filtrare i risultati in KpackageKit, torniamo su KDE-Apps, dove un ottimo 94% ci convince che LuckyBackup fa al caso nostro.
    L'interfaccia lascia a desiderare, ma fa il suo sporco lavoro.
    Pure il DHCP, lì nel vassoio di sistema, non ci piace e decidiamo di configurare un IP statico.
    L'applet del network manager è piuttosto semplice, benché in inglese e riusciamo subito ad ottenere quello che vogliamo.
    Peccato che, al successivo riavvio, non si trovi il modo per impostarla come default, con l'applet che, ostinatamente, ci ripropone la connessione in automatico e il portafogli di KDE continui a chiederci la password per attivare quella personalizzata nonostante avessimo specificato che l'accesso era sempre consentito.

    Tiriamo le somme

    E' difficile esprimere un giudizio equilibrato su Kubuntu 10.04.
    Gli obiettivi fissati da Timelord, sembrano ancora molto lontani: la localizzazione é convincente, la stabilità mi è parsa buona, anche se, in un paio di occasioni, la shell di plasma è andata in crash senza un motivo apparente, lo sforzo per integrare gli strumenti propri di KDE per evitare brutti collage di applicazioni c'è stato, anche se poi si è preferito usare il più collaudato e blasonato Open Office al posto del maggiormente integrato Koffice.
    Come ho già avuto modo di scrivere, mancano strumenti di amministrazione essenziali, cui aggiungerei anche l'assenza di un firewall e di un editor audio/video non lineare.
    Se anche Kdenlive dovesse rivelarsi fin troppo sofisticato, andrebbe perlomeno segnalato nel Gestore delle Applicazioni assieme ad altre applicazioni consigliate, cosa che non avviene, anzi, il software maggiormente di qualità rischia di annegare nel mare magno di sigle e pacchetti che é KPackageKit.
    In effetti, il difetto più grosso di Kubuntu è la scarsissima personalità, non solo dell'aspetto, ma soprattutto del sistema nel suo complesso.
    Kubuntu parla a chi la conosce già e sa come servirsene ed oltretutto non lo fa nel migliore dei modi, mortificando anche KDE che, in versione 4.4.2, avrebbe diverse buone carte da giocare.

    martedì 2 febbraio 2010

    Kbluetooth 0.4 fra luci ed ombre




    C'è un pezzo di KDE che, per qualche bizzarro motivo, non gode dell'interesse dei suoi sviluppatori ed è l'infrastruttura bluetooth, che prende il nome di Kbluetooth.
    Alex Fiestas qualche mese fa, ha messo di nuovo mano al codice cercando di ripulirlo e risolverne almeno i bug macroscopici, per gettare nuova fondamenta allo sviluppo di questo pezzo, indubbiamente importante del nuovo desktop libero.
    Il frutto del suo lavoro é Kbluetooth 0.4 i cui sorgenti sono disponibili da ieri.



    Questa release dovrebbe risolvere tutta una serie di crash che affliggevano le versioni precedenti, migliorare il pairing e l'invio/ricezione per una ampia gamma di dispositivi oltre che un generale miglioramento dell'interfaccia.


    La prova su strada

    Per testare con mano la bontà del lavoro ci siamo procurati il pacchetto sorgente e lo abbiamo compilato su una Mandriva 2010.0 x86-64 in pochissimi minuti.
    KBluetooth si è sincronizzato regolarmente con un Nokia 5300 Xpress Music.
    L'infrastruttura supporta adesso, l'invio e/o la ricezione di più files per volta, ed in effetti abbiamo potuto ricevere sul cellulare un pacchetto di quattro immagini.
    Tuttavia, dopo aver trasferito e/o ricevuto contenuti, i dispositivi, pur connessi, misteriosamente smettono di dialogare ed è necessario chiudere e riaprire Kbluetooth per effettuare una nuova operazione.



    Un comportamento bizzarro, che ho già segnalato, e analogo a quello della versione che avevo precedentemente installata.
    Non sembrano, invece, esserci problemi legati alle dimensioni del pacchetto inviato.
    Qualche tempo fa avevo dovuto spezzettare una clip di pochi mega perché per files superiori ad 1 MByte il trasferimento non andava a buon fine. Stavolta, alla prova sul campo, anche pacchetti di una certa consistenza, circa 3MB, sono stati trasferiti con successo e con una buona rapidità.
    A dispetto delle dichiarazioni, l'applet é andata spesso in crash.
    Un rilascio, dunque, con qualche luce e ancora diverse ombre, che speriamo si diradino presto in questo rinnovato ciclo di sviluppo.


    Provalo Subito

    Se hai installata Mandriva 2010.0 in versione 64 bit puoi provare direttamente il software scaricando il pacchetto in una cartella della tua home e installandolo con un semplice doppio click. L'installatore integrato provvederà a risolvere automaticamente eventuali dipendenze.