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venerdì 18 giugno 2010

Android 3.0 prova ad assomigliare a iPhone.



Con Android 3.0, nome in codice Gingerbread, pare che Google stia lavorando per evitare che i produttori di smartphone o altri dispositivi basati sull'apprezzata piattaforma, sentano l'esigenza di sviluppare una interfaccia propria che copra quella di default, come accade per i modelli di HTC e Motorola, per esempio.

sabato 29 maggio 2010

La linea d'ombra sceglie HTML5



Ci pensavo da diverso tempo e iPad, in fondo, è solo un pretesto, un traino per propagandare certe scelte.
Certo, nel bene e nel male, potrebbe diventare un protagonista dei prossimi mesi: accenderà le discussioni di chi già lo adora e di quanti, tutto sommato, non sanno che farsene, ma bisognerà, comunque, tenerne conto.
Del resto, sfogliando le statistiche di chi frequenta il mio blog, c'è una percentuale non trascurabile di utenti che lo raggiungono da dispositivi mobili, iPhone per la maggior parte.
Per quel che mi riguarda, la scelta di HTML5 parte da una considerazione molto semplice: il web deve essere libero, semplice e fruibile a tutti, possibilmente, senza plugin di terze o quarte parti, che facciano pesare le loro scelte sulle spalle degli utenti e la duttilità di HTML5 mi permette di raggiungere questi risultati.
HTML 5, non è solo video, ma offre una serie di nuovi strumenti per creare contenuti interattivi, ricchi, senza appesantire la navigazione, consumare le vostre batterie, mettere alla frusta la CPU, né il vostro browser, che grida vendetta dopo aver digerito anche l'ultima estensione.


Per sfogliare La linea d'ombra basta, e basterà, un browser che supporti javascript e le novità di HTML. Punto.
Non faremo preferenze fra Theora, H.264 o web·m, cercando di non discriminare nessuno con inutili guerre di religione.


Anch'io voglio usare HTML5

Se sei blogger e intendi distribuire i tuoi contenuti, prendi in considerazione la possibilità di farlo sfruttando il Tag < video > di HTML5.
E' molto semplice e contribuirai a creare quella rete necessaria per diffondere la nuova tecnologia.
Per incorporare un video in una pagina web, per esempio, basterà scrivere queste poche righe di codice:
< video width="dimensioni in px" controls="controls" title="Didascalia" >
< source src="url_video_h.264.mp4" type="video/mp4" >
< source src="url_video_theora.ogg" type="video/ogg" >
Your browser does not support video tag < /video >
La doppia sorgente è necessaria se intendiamo supportare sia i browser che interpretano h.264 o theora.
Per codificare correttamente il nostro video basterà VLC, che offre una comoda procedura guidata e molti preset per i formati più diffusi.
Il vostro feedback sarà prezioso per migliorare sempre e vi invito a navigare su queste pagine con gli aggeggi più disparati ed a segnalare apprezzamenti, problemi, idee e pure le critiche.

Buona esperienza :)

venerdì 21 maggio 2010

Google cavalca la polemica attorno a web·m



A 24 ore dalla presentazione ufficiale di web·m si è già scatenata, inevitabile, la polemica.
Jason Garret, sviluppatore di x264, alternativa open source ad H.264, punta il dito sull'immaturità di VP8 che, a suo dire, non sarebbe competitivo nei confronti del codec di MPEG LA.
Per lo sviluppatore sono ancora troppi gli aspetti carenti: dalle specifiche dell'encoder, una via di mezzo fra Xvid e Microsoft VC-1, mero «Copia/Incolla di codice C», fra l'altro estremamente buggato.
Pur potendo vantare una migliore compressione di Theora e Dirac, continua Garret, fallisce come decoder anche nei confronti di H.264 implementato in ffmpeg.
Inoltre, somiglierebbe troppo al suo concorrente, rendendolo attacabile dal punto di vista brevettuale.
MPEG LA non se l'è fatto ripetere, ha preso subito la palla al balzo e non ha tardato a chiarire la sua posizione dichiarandosi pronta ad intentare causa allo scomodo concorrente, mentre Microsoft, che pure fa parte del consorzio e appoggia H.264, ha assicurato, per bocca di Dean Hachamovitch, che Explorer 9 sarà compatibile con VP8 tramite un apposito plugin.
L'impressione, molto forte, è che Google speri di cavalcare il più possibile questa situazione di stallo e far valere, comunque, il suo peso, per impedire che H.264 guadagni quella quota necessaria a consacrarlo standard de facto e renderlo inafferrabile alla concorrenza.
Un diffusione virale a mezzo browser, che già supportano VP8, renderebbe, de facto, il codec meno esposto alle ritorsioni legali.
Perchè una rete dei contenuti audiovisivi alla mercé di un consorzio, sarebbe un affare decisamente peggiore per Mountain View.
Il braccio di ferro é appena iniziato.

Web·m sfida h.264



La guerra per controllare la fruizione dei contenuti online, i video in particolare, annovera un nuovo contendente.
Web·m é la risposta di Google allo standard h.264, scelto e subito imposto dai grossi calibri dell'industria, a discapito del codec OGG Theora, libero sì, ma potenzialmente a rischio per via delle solita querelle sui brevetti.
Del resto, anche h.264, mantenuto libero da royalty fino al 2016 per gli utenti, non offre alcuna garanzia che alla scadenza della moratoria non si debba pagare per continuare ad usarlo.
Web·m, in effetti, non è un vero e proprio codec, ma costituisce un contenitore, basato sul formato aperto Matroska, che ospita al suo interno il codec video VP8, che Mountain View ha prima acquistato e poi aperto e quello audio, basato su OGG Vorbis, l'alternativa open source a MP3 e AAC.
La migrazione dei contenuti su Youtube sarebbe già inziata in via sperimentale ed è già possibile visionare qualche video a patto che navighiate con la release più recente di Chromium o con una Nightly Build dedicata di Firefox, che sì, dovrebbe supportare nativamente web·m come anche Opera, rilasciato in una edizione speciale per saggiare la bontà del nuovo formato.

Proprio con Opera, dopo un rapido test, abbiamo avuto un'ottima impressione di velocità e qualità dello streaming, con una nitidezza delle immagini davvero sorprendente.

Diverse le compagnie che hanno confermato il loro supporto e, fra queste, è impossibile non citare Adobe, che, col dente avvelenato, proverà il riscatto, dopo la recente disputa con Apple culminata con l'esclusione di Flash sui prodotti mobili della mela morsicata.