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sabato 9 aprile 2011

Gnome 3 a pelle




A distanza di 3 anni dal chiacchierato rilascio di KDE 4, anche l'altro grande desktop libero si rinnova.
Dopo mesi e mesi di sviluppo intenso, polemiche e rinvii, Gnome 3 debutta con il vestito nuovo, la Shell, un modello di desktop minimale, quasi discreto, spiazzante, decisamente incompleto, eppure affascinante.
Laddove il cuore di KDE 4 è Plasma, la cui estrema duttilità e ricchezza di personalizzazione si adatta, potenzialmente, ad ogni tipo di contesto, dal PC al netbook, fino ai dispositivi mobili, Gnome Shell pone al centro dell'esperienza utente le applicazioni, riservandosi lo, stretto, spazio necessario per garantire le sole informazioni essenziali e niente altro.
Subito dopo il login, dopo un breve spaesamento, non è difficile orientarsi.

martedì 12 ottobre 2010

Su N8



N8 dovrebbe invadere il mercato questo ottobre dopo che il lancio è stato rinviato diverse volte perchè, come recitano le press release, Nokia sarebbe impegnata negli ultimi ritocchi per garantire la migliore esperienza possibile ai propri clienti.
Piuttosto lunga e agguerrita la lista di features che equipaggeranno lo smartphone: fotocamera da 12 Megapixel con ottiche Zeiss, CPU da 680 MegaHertz, GPS integrato con software di navigazione gratuito annesso, display touch capacitivo OLED con risoluzione 640x360, registrazione video HD, accelererometro e Symbian 3, l'ultima versione del celeberrimo sistema operativo per cellulari, open source, che accompagna la vastissima gamma di terminali Nokia da qualche anno a questa parte.
Il tutto, ad un prezzo davvero interessante se confrontato con gli eccessi dei diretti competitori.


Guardalo su Youtube

Qualcuno ha storto il naso, in effetti, poichè N8 sarebbe stata sicuramente una piattaforma eccellente per lanciare i primi smartphone con Meego ma, evidentemente, in Finlandia non hanno voluto rischiare per risalire la china del mercato mobile precipitato, si stima, del 40% per il colosso della telefonia.

martedì 22 giugno 2010

Quali prospettive per il Tablet di Ubuntu?



Non sembrano essercene molte, in realtà, stando a quel che scrive Techthrob.com, mentre stila il solito leit motiv che sta decretando il successo dei prodotti Apple e potrebbe fare anche la fortuna di HP con WebOS, se a Palo Alto riusciranno a controllarne lo sviluppo.
Canonical, scrive l'articolista, è solo una società di software che ha interesse nel piazzare il suo prodotto sul mercato per una vasta gamma di dispositivi, senza curarsi dell'effettiva integrazione fra sistema e hardware, con la conseguenza di un'esperienza utente più deludente rispetto alla concorrenza: interfacce meno funzionali, autonomie più scarse, frustrazione generalizzata.

martedì 11 maggio 2010

Windicators non sono una buona idea



Nonostante l'enfasi e l'entusiasmo con cui Mark Shuttleworth ha presentato Windicators, cominciano a circolare le prime perplessità sull'opportunità di certe scelte di sviluppo.

Martin Graesslin, in un lungo post sul proprio blog, annota alcuni limiti nello spostamento della decorazione delle finestre sul lato client, come i Windicators promettono di fare.
La cosa, dice Graesslin, è tecnicamente possibile sviluppando un protocollo comune o appoggiandosi a D-Bus, tuttavia la scelta presenterebbe alcuni svantaggi:
  • perdita di coerenza nel comportamento delle applicazioni;
  • l'impossibilità di implementare, almeno in kwin, una finestra di tabulazione;
  • salterebbero le regole che governano le finestre, con applicazioni che potrebbero mostrare il pulsante di chiusura, pur non prevedendo tale funzionalità;
  • perdita di bordi e linguette per il ridimensionamento;
  • Non sarebbe affatto semplificata la gestione dei temi;
  • Sempre riferendosi a Kwin, il gestore delle decorazioni non riuscirebbe a gestire le ombreggiature come parte del tema;
Il problema dello spreco di spazio non sarebbe nemmeno un motivo valido per rompere con le attuali soluzioni, anzi, lo sviluppatore suggerisce di considerare quanto si sta facendo con Plasma Netbook Shell in questa direzione e anticipa alcune delle funzionalità che potrebbero esordire con KDE 4.6, come l'autohiding delle decorazioni quando una applicazione viene massimizzata o la gestione delle stesse a destra o sinistra, con Aurorae.
Una decorazione lato client, infine, costringerebbe a riscrivere tutte le applicazioni e potrebbe scardinare ogni coerenza raggiunta sui desktop liberi, perchè ognuno potrebbe pensare di implementare una propria soluzione per la gestione delle finestre.

Il punto della situazione

Mi viene da pensare che Shuttleworth non voglia, effettivamente, affrontare questa rivoluzione sul desktop nel breve periodo.
Se Graesslin avesse ragione, la proverbiale ergonomia di Gnome salterebbe all'improvviso.
Tuttavia, i limiti paventati dallo sviluppatore, potrebbero rivelarsi un buon investimento su netbook e tablet, dove le ridotte dimensioni del display favoriscono un approccio a schermo pieno e certe funzionalità avanzate di gestione delle finestre sarebbero, in fondo, una inutile complicazione.
I Windicators, quindi, potrebbero porre le basi, nell'immediato futuro, per una vera e propria shell dedicata su cui scrivere applicazioni specifiche per dispositivi mobili, piuttosto che influenzare lo sviluppo intrapreso da Gnome 3.

sabato 17 aprile 2010

Do Androids dream of electric sheep?¹




HTC, Toshiba, MSI, persino HP, che ha recentemente alzato il sipario sul suo SlatePC con Windows 7, pare stiano lavorando ad una tavoletta con Android.



Il sistema operativo per smartphone, lanciato da Google e il cui market share si avvicina a grandi passi a quello di iPhoneOS, punta ad espugnare anche i tablet, cercando di imporsi come piattaforma di riferimento per questa nuova generazione di prodotti, pensati per il cloud computing e l'utilizzo in mobilità.



La natura open source di Android, il suo cuore Linux, sembrano renderlo uno strumento vantaggioso e flessibile per tutti quei produttori che intendono competere con Apple, in questo strategico segmento di mercato e la disponibilità di un appstore, Android Market, garantisce fin da subito un vasto parco di software che aggiunge appetibilità e grande valore all'offerta, senza doversi sobbarcare i costi dell'infrastruttura, come fanno a Cupertino.



Il destino di questi dispositivi, infatti, - e il successo di Apple sta qui a dimostrarlo - é legato a doppio filo all'ecosistema dedicato che riusciranno a creare attorno a se, perchè è apparso fin troppo evidente che le applicazioni tradizionali male si adattano alle dimensioni ed alle caratteristiche peculiari dei tablet.
Google, è chiaro, punta ad unificare il mercato mobile - come Microsoft ha fatto per quello desktop - sotto l'egida del suo marchio e cavalcare l'onda impetuosa dell'open source potrebbe rivelarsi vincente soprattutto per rafforzare la penetrazione dei propri servizi, presso un pubblico sempre più vasto.
Del resto, studi di settore prevedono, per il 2010, una crescita pari al 24% di dispositivi basati su Android, accanto ad un 10% che invece potrebbe preferirgli Windows 7.
Più incerto appare il destino di ChromeOS, il sistema totalmente cloud che non sembra destare altrettanto interesse nel mercato se è vero che solo Asus dichiara di essere seriamente impegnata ad implementarlo in un suo tablet previsto per l'estate.
Come altre idee di Mountain View, questo OS potrebbe rivelarsi nel breve/medio periodo una semplice piattaforma sperimentale in attesa che maturino tecnologie¹+²+³ e soprattutto abitudini dei consumatori, che iniziano a considerare la rete come uno strumento poliedrico dove cercare informazioni, ma anche intrattenimento e svago.


Una evoluzione evidente fotografata anche dal puntuale rapporto di Nielsen.



¹ - Il titolo del post è la citazione di un racconto di Philip K.Dick

sabato 6 febbraio 2010

Questione d'esperienza




Che piaccia o meno, iPad ha scatenato, come già iPhone, la serrata concorrenza del mercato nei confronti di Apple.
La cornice digitale di Cupertino, come i maligni l'hanno definita, pur con tutti i limiti che ci hanno pazientemente evidenziato gli esperti, apre un nuovo, nebuloso, segmento di mercato in cui i principali attori tecnologici hanno intenzione di investire e trarne profitto negli anni a venire.
Se il desktop, infatti, sembra avviato verso un lento declino, l'affare dei dispositivi mobili é in crescita costante e incontra sempre di più il favore del pubblico, ormai avvezzo a fruire dei servizi internet ovunque si trovi.
L'azienda di Jobs, almeno sulla carta, intende ricalcare la strategia vincente di iPhone, con hardware e software dedicato e, soprattuto, un AppStore che garantisca il necessario ecosistema di applicazioni, cruciali per suscitare l'interesse nei consumatori e garantirne la sopravvivenza.
Google, che ormai dilaga in ogni settore ed aveva già ventilato un proprio Tablet, a ridosso della fuga di notizie su iPad, ha pubblicato, proprio qualche giorno fa, un concept video che suggerisce un uso a due mani del fantomatico dispositivo, una caratteristica che fa molto Surface, ma che é assai improbabile su un aggeggio con un display da 10 pollici o giù di lì.



HP, dal canto suo, ha presentato il suo Slate PC, e presto ne arriveranno altri, avvalendosi del nuovo sistema operativo di Redmond che rende, di fatto, il suo prodotto un PC ultraporatile, multitouch, come si conviene oggi, con tutti i pregi, uno sterminato parco di applicazioni (poco conta se del tutto inutili o inadeguate al contesto del prodotto), ma anche tutti i potenziali difetti mutuati da una interfaccia scomoda che a fatica dovrebbe adattarsi alle esigenze di un utente sempre in mobilità.



La guerra continua con il solito snocciolamento di dati tecnici, di presunti vantaggi nell'uso di processori X86 rispetto a chip dedicati allo scopo, la promessa del multitasking, la cui assenza é, per gli addetti ai lavori, il vero tallone d'achille di iPad, come se il successo di iPhone non avesse insegnato nulla.
In effetti, fra tanti tecnicismi, il nocciolo della questione sembra averlo centrato Jim Zemlin, direttore esecutivo di Linux Foundation, che individua proprio in Apple, se non un vero e proprio avversario da battere, senz'altro un termine di paragone con cui fare i conti, per la cura che profonde nel progettare l'esperienza utente nei minimi dettagli.



Perchè, dice Zemlin, se i prodotti di Cupertino godono di crescente favore presso il grande pubblico è anche, e soprattutto, perché sono comodi da usare.
Un concetto, non certo nuovo e già espresso anche su queste pagine virtuali giusto qualche mese fa.
Oltre ogni circuito integrato, in barba alle tecnologie costruttive misurate in nanometri ed a concetti tanto astratti, quanto inafferrabili e incomprensibili, alla maggior parte dei consumatori, Apple é lì a ricordarci che un prodotto tecnologico, non é costituito solo da silicio e transistor, ma deve essere piacevole al tatto (i materiali ricercati), alla vista (il design), deve lasciarsi usare, senza ricordare al suo possessore che si tratta pur sempre di un banale calcolatore (l'interfaccia).
Laddove il mercato e i tecnicismi dei soliti esperti, restringono lo sguardo sui singoli particolari, a Cupertino ci suggeriscono di considerare l'insieme e magari di gustarcelo comodamente seduti in poltrona.



A dispetto degli ingegneri che snocciolano aridi numeri, Jobs si permette di sfogliare la rete o un libro digitale in punta di dita.
Un gesto, emblematico, che riassume, nella sua dirompente semplicità, un futuro effettivamente a portata di mano.
Pardon, di dito.
Zemlin, pur bacchettando Apple, per la politica blindata applicata ai propri prodotti, ammette che in ambito Linux e soprattutto nell'ambito dell'elettronica di consumo, questo equilibrio, fra tecnologia e magia é ancora tenuto in scarsa considerazione, pur riconoscendo a progetti come Moblin o Android il merito di dimostrare che il limite non é tecnico, ma semplicemente culturale/progettuale.
Il patrimonio open source può fare la differenza, dice il direttore di Linux Foundation e costituire una valida concorrenza alla confortevole gabbia dorata di Cupertino.
Parole incoraggianti, cui, speriamo, seguano concreti progetti nel prossimo futuro.

giovedì 7 gennaio 2010

2010: Apple VS Google






E' bastato che filtrasse qualche rumors sul nuovo dispositivo portatile di Apple, iSlate, che dovrebbe essere presentato il prossimo 26 gennaio, che Google ha subito risposto, ventilando il proprio tablet in collaborazione con HTC.
Che a Mountain View subissero il fascino della mela morsicata é cosa assai nota fin dai tempi in cui Eric Schmidt sedeva in entrambi i consigli di amministrazione, eppure, da quando il nostro ha ridimensionato i suoi interessi, evidentemente in conflitto, Google non ha perso tempo per porsi in concorrenza diretta con la fascinosa fucina di idee e design fondata da Steve Jobs (e Steve Wozniak).
Per entrambi i prodotti, val la pena di ricordare, il velo di fumo é ancora piuttosto fitto, tuttavia sembra assai probabile che Cupertino alzerà il sipario su un nuovo gingillo che potrebbe rimescolare gli scenari del mercato mobile e fissare, così, un nuovo trend.

[Il marketing Apple s'è già messo in moto per alimentare l'attesa su iSlate]

iSlate, dovrebbe essere un tablet in alluminio con uno schermo multitouch da 7 pollici ed un hardware molto simile ad un macbook pro unibody, entry level, con supporto Bluetooth, Wi-Fi e webcam integrata,  equipaggiato con una fantomatico OS X Clouded Leopard che lascerebbe intendere l'intenzione  di costruire un ecosistema di applicazioni dedicate per il dispositivo, magari disponibili presso l'appstore, che non cannibalizzi gli stessi portatili o gli iMac di Cupertino.
Un approccio molto simile a quello che Google sembra voler fare col suo Chrome OS che, sempre secondo i soliti ben informati, potrebbe, invece, dotare il fantomatico tablet di HTC.
Il guanto di sfida, che Android aveva lanciato, nell'ambito degli smartphone, al successo di iPhone, si rinnova così, in un potenziale nuovo segmento, quello dei MID, che non hanno mai riscosso molto successo ma che, con gli attuali progressi delle interfacce sensibili al tocco, potrebbero davvero dare del filo da torcere persino ai netbook, piccoli, dalle autonomie limitate, mediamente scomodi da usare e assai poco potenti, e trovare, nel legame a doppio filo con la rete e i suoi servizi, una loro precisa identità commerciale, costi permettendo, ovviamente, che non si annunciano certo popolari.
Si parla, infatti, di una cifra compresa fra 700 e 900 dollari per iSlate, mentre per il concorrente, non trapela ancora alcuna stima.
Fra i duellanti del nuovo millennio, potrebbe inserirsi il terzo incomodo che è Courier di Microsoft.


[nell'immagine: un prototipo di Courier]

Il gigante, che sembra meno lucido in un mercato che sta rapidamente evolvendosi ed in cui la centralità del personal sta lentamente tramontando, é pur sempre un avversario temibile ed il suo prototipo di tablet a doppio schermo, simile ad una seriosa agenda, potrebbe corteggiare le esigenze di manager e professionisti sempre in movimento.
Al CES di Las Vegas, che apre oggi i battenti, proprio in queste ore, Steve Ballmer ha presentato Slate realizzato in collaborazione con HP.



Il dispositivo avrà, più tradizionalmente, un singolo display di dimensioni piuttosto generose, si parla di 10 pollici, e come la concorrenza dovrebbe affacciarsi sul mercato entro l'anno.
In mezzo a tante supposizioni é, per il momento, l'unico prodotto concreto che si può toccare con mano. 
Be', più o meno.