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martedì 15 marzo 2011

I passi falsi di Nokia



Resta sempre molto alta l'attenzione per le notizie, i rumors, le verità che trapelano da Espoo.
Così, dopo aver scoperto che Microsoft avrebbe versato un miliardo di dollari a Nokia per arginare l'espansione di Android - cifra che recupererebbe, in parte, grazie alle royalties che il colosso nordeuropeo dovrebbe corrispondere per ogni terminale venduto - a parlare, stavolta, è Mark Wilcox uno sviluppatore Symbian che ricostruisce la scellerata incapacità dei finlandesi nella gestione delle diverse correnti di sviluppo che avrebbero dovuto rinnovare l'esperienza utente, per fronteggiare la concorrenza di iPhone e Android.

venerdì 31 dicembre 2010

L'anno che verrà



Come si può leggere sulle riviste serie, l'avvento del nuovo anno è un'occasione per stilare la lista di quel che ci stiamo lasciando alle spalle.
Un po' tutti si divertono a raccogliere il meglio - e il peggio - che ha attraversato gli ultimi 365 giorni ed a sancire vincitori e vinti.
Noi, che cerchiamo sempre di capire come vanno realmente le cose, proveremo a fare l'esercizio opposto: guardandoci alle spalle, proviamo ad interpretare l'anno che deve ancora venire in una sorta di oroscopo tecnologico per azzardare i nuovi protagonisti del 2011.

Le tentazioni della mela

E' facile prevedere che Apple sarà di nuovo sulla bocca di tutti con gli iPad di seconda generazione e, probabilmente, iPhone5.
Cupertino, del resto, non ha altra scelta se non quella di spingere pesantemente sul frequente rinnovamento della sua gamma per mantenere alta l'attenzione di consumatori e carrier telefonici e provare a scompigliare i piani dei diretti concorrenti.
L'impegno non sarà, ovviamente, circoscritto al solo hardware, la mela proverà ad insistere su FaceTime per allargarne il bacino di utenze e il peso in termini di adozione e supporto da parte di terzi.
Mac OS X Lion verrà a trovarci entro l'estate e solo allora sapremo se Jobs&Soci saranno riusciti a spostare l'asticella dell'interazione uomo/macchina quel tanto che basta per lanciare una nuova rivoluzione come è stato per il mondo della telefonia.

mercoledì 28 luglio 2010

Jailbreak non è più reato



Lo stabilisce la Biblioteca del Congresso Americano dopo la revisione di una legge federale del 1998 a tutela del diritto d'autore.
Secondo il Copyright Office, infatti, il Jailbreak dei dispositivi Apple non può essere perseguito, perchè non lede in maniera significativa alcun diritto rivendicato dal costruttore.
La proporzione della modifica, sostengono i capoccioni del Congresso, inciderebbe nella proporzione di 1/160.000: 50 byte di codice su circa 8 milioni complessivi.
Questo è quanto riporta il testo ufficiale:

"[...]Computer programs that enable wireless telephone handsets to execute software applications, where circumvention is accomplished for the sole purpose of enabling interoperability of such applications, when they have been lawfully obtained, with computer programs on the telephone handset[...]".

mercoledì 14 luglio 2010

Sarà la fine per internet libero?



Accennammo alla cosa in un post recente, parlando dell'imminenza di NewsPass, il tentativo di Google, per strutturare (e tirar su qualche altro soldino, che male non fa) il flusso di notizie a pagamento, l'ultima trovata degli editori per riuscire a monetizzare maggiormente anche le edizioni online dei propri giornali, finora sostenute in gran parte dalla pubblicità.
Un concetto ripreso da un buon pezzo di ABC news, in cui si sostiene che, lentamente ma sistematicamente, l'industria dell'infotainment stia attuando una strategia per ribaltare la percezione che gli utenti hanno del web, come libera piazza di scambio per notizie, opinioni, intrattenimento.

domenica 20 giugno 2010

Newspass sfida iTunes



Sembra che lo spazio sconfinato, il senso di indefinito, siano concetti difficili da contemplare per l'uomo moderno, soprattutto se poco redditizi per la saccoccia.
Così, dopo un decennio di rimescolamento nel brodo primordiale che era la Rete degli albori, miliardi di dollari bruciati e tante Dot.com finite al macero dopo la bolla speculativa della new economy, quelli che hanno retto alla selezione e si sono evoluti, provano a presentare il conto, lottizzando porzioni (anche ampie) di rete, alzando steccati laddove la prateria sembrava sconfinata, costruendo caselli dove prima c'erano solo mulattiere.

venerdì 18 giugno 2010

Android 3.0 prova ad assomigliare a iPhone.



Con Android 3.0, nome in codice Gingerbread, pare che Google stia lavorando per evitare che i produttori di smartphone o altri dispositivi basati sull'apprezzata piattaforma, sentano l'esigenza di sviluppare una interfaccia propria che copra quella di default, come accade per i modelli di HTC e Motorola, per esempio.

martedì 8 giugno 2010

Iphone 4G svelato



In realtà ci aveva già pensato Gizmodo a presentarlo ad appassionati e curiosi, trasformandolo quasi in un affare di stato, ma ieri Jobs a San Francisco, ha alzato il sipario ufficialmente sull'ultima incarnazione del suo smartphone, più ricco, più sottile, più leggero e, sorprendentemente, meno caro, segno evidente che la concorrenza si fa comunque sentire e non è più tempo di spararla grossa.

martedì 1 giugno 2010

Maneggiando iPad



Un giretto all'Apple Store di Roma Est è una buona occasione per tastare il polso della situazione e toccare con mano, pardon, con le dita, iPad.
All'ingresso, come da buona tradizione Apple, ci accoglie un gran cartonato con l'immagine, quasi totemica, della tavoletta, che si ripete e accerchia avvolge l'avventore ovunque nel locale, mettendone a dura prova la resistenza all'acquisto, sull'onda dell'entusiasmo o fiaccato dalla promozione serrata dei venditori, che snocciolano dati, capacità, caratteristiche e mirabolanti opportunità del magico dispositivo, «tuo a partire da 499 euro, accessori e Apple Care esclusi».
Troviamo quindici, forse venti, curiosi che già manipolano iPad, ma non è difficile ritagliarsi una postazione libera per agguantarne uno e cominciare a giocarci su.

La prima impressione non ci delude, la tavoletta, rigorosamente in versione 3G, è comoda, solida, costruttivamente impeccabile e molto ben bilanciata per reggerla con una sola mano.
Alla seconda, però, il peso si fa sentire e, probabilmente, per un uso prolungato è assai più comodo tenerla appoggiata su una superficie o sulle ginocchia, accanto al focolare magari, col vecchio zio Jobs che ci racconta la fiaba della volpe e dell'uva.
La videata principale ricorda quella di iPhone/iPod, maggiorata nelle dimensioni, e la navigazione fra le applicazioni è, ormai, molto familiare, con una precisione al tocco fenomenale ed una prontezza spiazzante, non molto diversa dai promo (comunque accelerati) che sono circolati dopo il lancio: zoomare una mappa, navigare con lo streetview in una via di Roma o sparpagliare un album di fotografie è qualcosa che va provato di persona per capire fino in fondo quale sia il grado di reattività raggiunto dagli ingegneri di Cupertino, ma è su internet che l'aggeggio sfodera grandi capacità.
Navigare con Safari è un piacere: grazie al moultitouch, abbiamo sempre la sensazione di avere il pieno controllo della situazione, le pagine possono essere scrollate in lungo e largo e lo zoom ci permette di focalizzare l'attenzione solo su quello che ci interessa con un semplice movimento delle dita.
La resa delle pagine è fedele, senza artefatti o compressioni: manca flash, ma questa non è una novità.
Youtube gode di un'applicazione dedicata, come su iPhone, e bisogna dire che la fruizione, soprattutto nel caso in cui il video sia di buona qualità, è spettacolare, con una immagine fluida, nitida e compatta e senza perdere l'opportunità di lasciare un commento, condividere o votare le clip preferite.


Guardalo su Youtube

Tutto sembra studiato per essere pratico e familiare: leggere un libro o il giornale, con le applicazioni dedicate, è semplice come sfogliare una rivista cartacea, anzi, nel caso degli e-book, l'interazione ricalca fedelmente l'azione volontaria di voltare le pagine ed avviene solo se il dito punta uno dei lembi, inferiori o superiori, quando sarebbe bastato anche una slide per passare da una pagina all'altra.
Insistere su metafore d'uso particolarmente comuni è, forse, la chiave di volta per comprendere il successo dei prodotti di Apple.
Se la domanda sull'utilità di iPad vi ha tormentato in tutti questi mesi, basta tenerlo un po' in mano per percepirne l'enorme potenziale.
Interfaccia e contenuti si fondono efficacemente, il dispositivo sparisce, nel senso letterale del termine, lasciando il posto alla console, al libro, al quotidiano, ad internet o alla tv ed a tutto quello che potrebbero partorire talento e fantasia.
Niente che non si possa fare anche adesso con un normale personal, intendiamoci, ma con uno stile ed una immediatezza sconosciuta fino a qui.
E' uno straordinario veicolo di contenuti, ed una ghiotta opportunità d'affari per tutti quegli editori e produttori che, tenteranno di investirci nel prossimo futuro.
Sebbene la tavoletta sia convincente, non è esente da difetti: potremmo obiettare sul prezzo, per esempio, sull'inutilità sostanziale (almeno per l'Italia) del modello solo Wi-Fi, sulla mancata integrazione di una webcam e di, almeno, uno slot per SD Card.
Probabilmente, seguendo la solita (e sin qui lucrosa) politica dei piccoli step, certe features vedranno la luce nei modelli successivi.
Nel frattempo dovrebbero essere i partner commerciali a tamponare le mancanze, come è accaduto anche con iPhone, che ha visto fiorire numerosi gadget opzionali per espanderne le funzionalità.
Non c'è il multitasking, che poteva essere superfluo sul melafonino, ma che non sarebbe dovuto mancare su un prodotto come iPad.
Certo le applicazioni (non tutte) vengono, congelate in memoria e quando le richiamiamo hanno conservato il loro ultimo stato, ma è abbastanza fastidioso dover abbandonare la lettura o un film per rispondere ad una mail o ad un amico in chat.
La prossima release di iPhone OS dovrebbe risolvere anche questa mancanza, ma l'assenza al lancio stona un po' di fronte a tanta cura per i dettagli.

sabato 15 maggio 2010

Gianduia é un boccone amaro per Flash e Silverlight



C'era uno scopo preciso quando Jobs decise di sparigliare le carte, lamentandosi di Flash ed escludendolo dai suoi prodotti di punta: iPhone e iPad.
Questo scopo, contrariamente ad ogni analisi o, più semplicemente, come ovvia conseguenza, ha un nome preciso: Gianduia.
E' con questo titolo, infatti, ispirato al dolce piemontese, che Apple si appresta a riliasciare il suo strumento di sviluppo per Rich Internet Applications, un client Web based scritto in Javascript, Cocoa e WebObjects, che promette aderenza agli standard della rete, semplicità e prestazioni superiori a quelle dei suoi diretti rivali Flash e Silverlight, senza installazione di plugin terzi e che, a Cupertino, hanno già messo alla prova scrivendoci la pagina per le prenotazioni al Genius Bar sul sito ufficiale dell'azienda.
Gianduia non é uno strumento per sviluppare espressamente applicazioni in HTML5, anzi, si propone di esportare alcuni concetti alla base di Cocoa, l'ambiente di programmazione ad oggetti di Apple, comune a tutti i suoi dispositivi, anche sul web, ma ne prevede il pieno supporto.
E' assai probabile, quindi, che non diventi una soluzione multipiattaforma, ma rimanga confinata nell'ambito dei prodotti Apple, che tenterà di capitalizzare il successo, fin qui ottenuto, per attirare nuovi sviluppatori presso le sue piattaforme e continuare a guadagnare significative quote di mercato sulla concorrenza, almeno in ambito mobile, diventato cruciale dopo l'exploit fatto segnare da netbook e, soprattutto, smartphone.

mercoledì 5 maggio 2010

La quotidianità ad un passo dal brevetto?



Alla fine c'è riuscita, Apple ha ottenuto il brevetto su alcune gestures molto popolari per chi si serve dei suoi dispositivi sensibili al tocco.
Già due anni fa, diversi esperti, intervistati da Wired, ventilavano l'ipotesi che a Cupertino riuscissero a spuntarla.
Chad Peterman dichiarava che: seppure le tecnologie multitouch non potevano essere considerate delle vere e proprie novità, lo spazio fra le dita che stabilisce la dimensione dello zoom, per esempio, aveva i requisiti minimi necessari per ottenere una licenza di brevetto.
Tanto per rendere l'idea della situazione è stimato che, solo attorno ad iPhone gravitino oltre 200 depositi di brevetto, senza contare le tecnologie multitouch integrate in MacOS X, che estendono il campo di azione anche ai più classici prodotti desktop.
Uno scenario che pone diverse aziende del settore nella condizione di infrangerne più di qualcuno nel tentativo di competere con Apple in un settore che sta modificando radicalmente il nostro approccio con la tecnologia.
Se il precedente vi sembra inquietante, non oso pensare a cosa potrebbe succedere se Microsoft decidesse di brevettare le gestures alla base del suo prossimo Project Natal, l'interfaccia senza niente, che dovrebbe consentire ai giocatori di controllare quel che accade sullo schermo col solo movimento del corpo o se Nintendo e Sony decidessero di fare altrettanto spartendosi quel che resta del corpo umano, come farebbe un norcino con un maiale, di cui, si sa, non si butta via niente.

sabato 17 aprile 2010

Do Androids dream of electric sheep?¹




HTC, Toshiba, MSI, persino HP, che ha recentemente alzato il sipario sul suo SlatePC con Windows 7, pare stiano lavorando ad una tavoletta con Android.



Il sistema operativo per smartphone, lanciato da Google e il cui market share si avvicina a grandi passi a quello di iPhoneOS, punta ad espugnare anche i tablet, cercando di imporsi come piattaforma di riferimento per questa nuova generazione di prodotti, pensati per il cloud computing e l'utilizzo in mobilità.



La natura open source di Android, il suo cuore Linux, sembrano renderlo uno strumento vantaggioso e flessibile per tutti quei produttori che intendono competere con Apple, in questo strategico segmento di mercato e la disponibilità di un appstore, Android Market, garantisce fin da subito un vasto parco di software che aggiunge appetibilità e grande valore all'offerta, senza doversi sobbarcare i costi dell'infrastruttura, come fanno a Cupertino.



Il destino di questi dispositivi, infatti, - e il successo di Apple sta qui a dimostrarlo - é legato a doppio filo all'ecosistema dedicato che riusciranno a creare attorno a se, perchè è apparso fin troppo evidente che le applicazioni tradizionali male si adattano alle dimensioni ed alle caratteristiche peculiari dei tablet.
Google, è chiaro, punta ad unificare il mercato mobile - come Microsoft ha fatto per quello desktop - sotto l'egida del suo marchio e cavalcare l'onda impetuosa dell'open source potrebbe rivelarsi vincente soprattutto per rafforzare la penetrazione dei propri servizi, presso un pubblico sempre più vasto.
Del resto, studi di settore prevedono, per il 2010, una crescita pari al 24% di dispositivi basati su Android, accanto ad un 10% che invece potrebbe preferirgli Windows 7.
Più incerto appare il destino di ChromeOS, il sistema totalmente cloud che non sembra destare altrettanto interesse nel mercato se è vero che solo Asus dichiara di essere seriamente impegnata ad implementarlo in un suo tablet previsto per l'estate.
Come altre idee di Mountain View, questo OS potrebbe rivelarsi nel breve/medio periodo una semplice piattaforma sperimentale in attesa che maturino tecnologie¹+²+³ e soprattutto abitudini dei consumatori, che iniziano a considerare la rete come uno strumento poliedrico dove cercare informazioni, ma anche intrattenimento e svago.


Una evoluzione evidente fotografata anche dal puntuale rapporto di Nielsen.



¹ - Il titolo del post è la citazione di un racconto di Philip K.Dick

sabato 6 febbraio 2010

Questione d'esperienza




Che piaccia o meno, iPad ha scatenato, come già iPhone, la serrata concorrenza del mercato nei confronti di Apple.
La cornice digitale di Cupertino, come i maligni l'hanno definita, pur con tutti i limiti che ci hanno pazientemente evidenziato gli esperti, apre un nuovo, nebuloso, segmento di mercato in cui i principali attori tecnologici hanno intenzione di investire e trarne profitto negli anni a venire.
Se il desktop, infatti, sembra avviato verso un lento declino, l'affare dei dispositivi mobili é in crescita costante e incontra sempre di più il favore del pubblico, ormai avvezzo a fruire dei servizi internet ovunque si trovi.
L'azienda di Jobs, almeno sulla carta, intende ricalcare la strategia vincente di iPhone, con hardware e software dedicato e, soprattuto, un AppStore che garantisca il necessario ecosistema di applicazioni, cruciali per suscitare l'interesse nei consumatori e garantirne la sopravvivenza.
Google, che ormai dilaga in ogni settore ed aveva già ventilato un proprio Tablet, a ridosso della fuga di notizie su iPad, ha pubblicato, proprio qualche giorno fa, un concept video che suggerisce un uso a due mani del fantomatico dispositivo, una caratteristica che fa molto Surface, ma che é assai improbabile su un aggeggio con un display da 10 pollici o giù di lì.



HP, dal canto suo, ha presentato il suo Slate PC, e presto ne arriveranno altri, avvalendosi del nuovo sistema operativo di Redmond che rende, di fatto, il suo prodotto un PC ultraporatile, multitouch, come si conviene oggi, con tutti i pregi, uno sterminato parco di applicazioni (poco conta se del tutto inutili o inadeguate al contesto del prodotto), ma anche tutti i potenziali difetti mutuati da una interfaccia scomoda che a fatica dovrebbe adattarsi alle esigenze di un utente sempre in mobilità.



La guerra continua con il solito snocciolamento di dati tecnici, di presunti vantaggi nell'uso di processori X86 rispetto a chip dedicati allo scopo, la promessa del multitasking, la cui assenza é, per gli addetti ai lavori, il vero tallone d'achille di iPad, come se il successo di iPhone non avesse insegnato nulla.
In effetti, fra tanti tecnicismi, il nocciolo della questione sembra averlo centrato Jim Zemlin, direttore esecutivo di Linux Foundation, che individua proprio in Apple, se non un vero e proprio avversario da battere, senz'altro un termine di paragone con cui fare i conti, per la cura che profonde nel progettare l'esperienza utente nei minimi dettagli.



Perchè, dice Zemlin, se i prodotti di Cupertino godono di crescente favore presso il grande pubblico è anche, e soprattutto, perché sono comodi da usare.
Un concetto, non certo nuovo e già espresso anche su queste pagine virtuali giusto qualche mese fa.
Oltre ogni circuito integrato, in barba alle tecnologie costruttive misurate in nanometri ed a concetti tanto astratti, quanto inafferrabili e incomprensibili, alla maggior parte dei consumatori, Apple é lì a ricordarci che un prodotto tecnologico, non é costituito solo da silicio e transistor, ma deve essere piacevole al tatto (i materiali ricercati), alla vista (il design), deve lasciarsi usare, senza ricordare al suo possessore che si tratta pur sempre di un banale calcolatore (l'interfaccia).
Laddove il mercato e i tecnicismi dei soliti esperti, restringono lo sguardo sui singoli particolari, a Cupertino ci suggeriscono di considerare l'insieme e magari di gustarcelo comodamente seduti in poltrona.



A dispetto degli ingegneri che snocciolano aridi numeri, Jobs si permette di sfogliare la rete o un libro digitale in punta di dita.
Un gesto, emblematico, che riassume, nella sua dirompente semplicità, un futuro effettivamente a portata di mano.
Pardon, di dito.
Zemlin, pur bacchettando Apple, per la politica blindata applicata ai propri prodotti, ammette che in ambito Linux e soprattutto nell'ambito dell'elettronica di consumo, questo equilibrio, fra tecnologia e magia é ancora tenuto in scarsa considerazione, pur riconoscendo a progetti come Moblin o Android il merito di dimostrare che il limite non é tecnico, ma semplicemente culturale/progettuale.
Il patrimonio open source può fare la differenza, dice il direttore di Linux Foundation e costituire una valida concorrenza alla confortevole gabbia dorata di Cupertino.
Parole incoraggianti, cui, speriamo, seguano concreti progetti nel prossimo futuro.

mercoledì 27 gennaio 2010

[UPDATE] - iPad: il tablet secondo Cupertino




E' iPad l'atteso nuovo prodotto di Apple.
Il tablet presentato poco fa da Steve Jobs, nell'evento di San Francisco, assomiglia, secondo le poche immagini trapelate, ad un iPhone di dimensioni molto generose e, similmente al celebrato smartphone di Cupertino, adotta un firmware che ricorda molto MacOS mobile, anche nell'interfaccia.
Ha uno schermo da 10 pollici multitouch, processore ad 1Ghz, accelerometro, GPS e dischi con taglio da 16, 32 o 64 Gb.
Sembrerebbe sprovvisto di modulo 3G.
Supporterà il multitasking le applicazioni di iPhone, avrà una sezione specifica per l'acquisto e il download di applicazioni dedicate su AppStore, e permetterà lo scaricamento di e-book tramite il nuovo servizio iBook Store.
Non esiste supporto ufficiale per Flash.




[una immagine rubata di iPad]
Dovebbe garantire 10 ore di autonomia o un mese in stand-by.
Potrebbe rivoluzionare il mercato dell'editoria, che in effetti sembra dimostrare grande interesse per questo aggeggio, ma ha le carte in regola per diventare molto di più:  
una console, un'agenda (confermato iWork), una tavolozza per artisti e creativi.
Apple ha fatto di nuovo centro?



[estratto dalla presentazione di iPad - html5]


Difficile dirlo, il prodotto é previsto per marzo in tutto il mondo ad un prezzo consigliato di 499 dollari per la versione da 16 GB, 599 dollari per quella da 32 GB e di 699 dollari per quella da 64 GB.
In aprile, invece, sarà la volta dei modelli Wi-Fi 3G, negli Stati Uniti ed in alcuni altri paesi non meglio specificati, ad un prezzo consigliato di 629 dollari per la versione da 16 GB, 729 dollari per quella da 32 GB e di 829 dollari per quella da 64 GB. 


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