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sabato 24 luglio 2010

Windows o Ubuntu? Dell non aiuta i suoi clienti.



E' un bel pezzo che avevo in mente di scrivere qualcosa sulla promozione di aggeggi elettronici e calcolatori assortiti.
Praticamente dall'indomani di quella breve inchiesta che condussi nel mondo del business formato Linux.
Mi resi conto, infatti, scartabellando i siti web di quei (pochi) vendor che provano a fare affari anche col pinguino, che l'impegno promozionale è prossimo allo zero assoluto.
Una situazione desolante che, a sorpresa, non migliora affatto con altri sistemi operativi.

martedì 6 luglio 2010

Hp dà i numeri dell'open source



Più di 6.500 dipendenti al servizio assistenza HP per implementare e supportare Linux e l'open source in generale.
Oltre 3.000 progetti di software open source portati avanti.
Qualcosa come 2.500 sviluppatori HP concentrati nello svilppo di soluzioni open source.
Oltre 1.200 i driver open source per le proprie stampanti.

venerdì 2 luglio 2010

Kin è un flop



Dopo solo sei settimane sul mercato che, sembra, abbiano fatto registrare la misera cifra di 500 unità vendute, Microsoft abbandona Kin al suo destino.
Il cellulare, ibrido fra il nuovo Windows phone 7 e il vecchio Windows mobile, con aspirazioni social, non ha fatto breccia nel cuore dei teenager cui era indirizzato, complice anche l'abbonamento di Verizon che ha applicato tariffe da smartphone per un prodotto assolutamente non competitivo in quel settore.

martedì 22 giugno 2010

Quali prospettive per il Tablet di Ubuntu?



Non sembrano essercene molte, in realtà, stando a quel che scrive Techthrob.com, mentre stila il solito leit motiv che sta decretando il successo dei prodotti Apple e potrebbe fare anche la fortuna di HP con WebOS, se a Palo Alto riusciranno a controllarne lo sviluppo.
Canonical, scrive l'articolista, è solo una società di software che ha interesse nel piazzare il suo prodotto sul mercato per una vasta gamma di dispositivi, senza curarsi dell'effettiva integrazione fra sistema e hardware, con la conseguenza di un'esperienza utente più deludente rispetto alla concorrenza: interfacce meno funzionali, autonomie più scarse, frustrazione generalizzata.

venerdì 28 maggio 2010

iPad sbarca anche in Italia e la concorrenza?



Avviso: la linea d'ombra intende migrare i suoi contributi audiovisivi ad HTML5 per garantire la piena fruizione dei propri contenuti anche ai possessori di iPad. Mi scuso fin d'ora per eventuali incovenienti che potrebbero capitare nei prossimi giorni.



Oggi iPad esce anche nel BelPaese, dopo aver fatto registrare vendite da capogiro negli Stati Uniti con oltre 1 milione di unità vendute.
Benchè molti si stiano ancora chiedendo a cosa possa servire, si è scatenata una serrata concorrenza fra i produttori per competere con un tale successo, concorrenza che ha visto fiorire diverse alternative di cui proveremo a tracciare un quadro (non esaustivo), anche per capire quale di esse potrebbe giocarsela con il best seller di Cupertino.


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Agli altri piace Android

Abbandonato il progetto di Microsoft Courier e accantonato anche lo Slate di HP, ritenuto non soddisfacente, per autonomia e usabilità, sembra essere Android il sistema operativo d'elezione per questa nuova categoria di dispositivi: Msi, Asus, Dell e diversi altri costruttori, più o meno noti, hanno annunciato un proprio tablet con il sistema di Mountain View, ad eccezione di Acer che sembra in prima linea nello sviluppo di ChromeOS.
Qualche prototipo si è potuto apprezzare solamente nelle fiere dedicate e, comunque, questi prodotti non dovrebbero raggiungere il mercato prima dell'estate, anche se sembra probabile che molti ritarderanno il proprio lancio nell'ultimo quarto dell'anno o a ridosso delle festività, quando la frebbre per lo shopping è destinata a salire e maggiore potrebbe essere l'attenzione all'acquisto dell'ultimo gadget tecnologico.
Già disponibile sul mercato, troviamo, solamente, Archos Tablet, nelle versioni Home e Internet, capaci, fra l'altro, di riprodurre video in 720p e garantire pieno supporto alla tecnologia Flash, bandita, invece, da Apple.
In dirittura d'arrivo dovrebbero esserci JooJoo Fusion Garage, Notion Ink Adam e l'ibrido, un po' telefono, un po' tablet col suo schermo da 5", Streak, di Dell, tutti previsti per giugno.

Metti un Tegra nel motore

Se Android é l'antagonista numero uno di iPhone OS, Tegra è il suo degno compare.
Asus, Acer, Msi lo hanno scelto per i loro prodotti, così come Notion Ink ed Aigo per il suo N700, un altro tablet basato su Android.
Tegra2 è un SoC capace di grandi prestazioni e bassi consumi: la risposta di nVidia, assieme alle CPU Arm Cortex, alle autonomie da record, alla prontezza di Apple A4 ed alle soluzioni di Intel, il cui Atom, troppo avido di risorse è stato, a quanto pare, uno dei motivi che hanno spinto HP a rinunciare allo Slate nonostante la presentazione, in pompa magna, diversi mesi fa a Las Vegas.
In effetti, proprio il gigante di Palo Alto continua a navigare controcorrente giocando, in un mondo di Androidi, la carta WebOS, dopo esserselo ritrovato in dote con l'acquisto di Palm.

Prospettive

Con i big ancora lontani dall'essere effettivamente competitivi, cui aggiungiamo il fantomatico tablet di Google e HTC sempre avvolto nel più stretto riserbo, non è facile prevedere la reazione dei consumatori alle offerte di aziende decisamente meno conosciute rispetto alla grande visibilità di Apple.
Promozione e reperibilità non sembrano reggere il passo con il blasonato concorrente, soprattutto in un momento caldo come questo, in cui la curiosità è alta e gli scopi ancora tutti da definire, per dei dispositivi dai prezzi tutt'altro che popolari.
Se, in effetti, espandibilità , potenza e supporto alle tecnologie della rete non facciano difetto alla concorrenza, quello che non esiste è un preciso ecosistema di servizi che possano trainarne l'acquisto.
Certo, Android offre già il suo Appstore dove acquistare/scaricare nuove applicazioni, ma basterà da solo a distogliere l'attenzione del grande pubblico da iPad?

sabato 17 aprile 2010

Do Androids dream of electric sheep?¹




HTC, Toshiba, MSI, persino HP, che ha recentemente alzato il sipario sul suo SlatePC con Windows 7, pare stiano lavorando ad una tavoletta con Android.



Il sistema operativo per smartphone, lanciato da Google e il cui market share si avvicina a grandi passi a quello di iPhoneOS, punta ad espugnare anche i tablet, cercando di imporsi come piattaforma di riferimento per questa nuova generazione di prodotti, pensati per il cloud computing e l'utilizzo in mobilità.



La natura open source di Android, il suo cuore Linux, sembrano renderlo uno strumento vantaggioso e flessibile per tutti quei produttori che intendono competere con Apple, in questo strategico segmento di mercato e la disponibilità di un appstore, Android Market, garantisce fin da subito un vasto parco di software che aggiunge appetibilità e grande valore all'offerta, senza doversi sobbarcare i costi dell'infrastruttura, come fanno a Cupertino.



Il destino di questi dispositivi, infatti, - e il successo di Apple sta qui a dimostrarlo - é legato a doppio filo all'ecosistema dedicato che riusciranno a creare attorno a se, perchè è apparso fin troppo evidente che le applicazioni tradizionali male si adattano alle dimensioni ed alle caratteristiche peculiari dei tablet.
Google, è chiaro, punta ad unificare il mercato mobile - come Microsoft ha fatto per quello desktop - sotto l'egida del suo marchio e cavalcare l'onda impetuosa dell'open source potrebbe rivelarsi vincente soprattutto per rafforzare la penetrazione dei propri servizi, presso un pubblico sempre più vasto.
Del resto, studi di settore prevedono, per il 2010, una crescita pari al 24% di dispositivi basati su Android, accanto ad un 10% che invece potrebbe preferirgli Windows 7.
Più incerto appare il destino di ChromeOS, il sistema totalmente cloud che non sembra destare altrettanto interesse nel mercato se è vero che solo Asus dichiara di essere seriamente impegnata ad implementarlo in un suo tablet previsto per l'estate.
Come altre idee di Mountain View, questo OS potrebbe rivelarsi nel breve/medio periodo una semplice piattaforma sperimentale in attesa che maturino tecnologie¹+²+³ e soprattutto abitudini dei consumatori, che iniziano a considerare la rete come uno strumento poliedrico dove cercare informazioni, ma anche intrattenimento e svago.


Una evoluzione evidente fotografata anche dal puntuale rapporto di Nielsen.



¹ - Il titolo del post è la citazione di un racconto di Philip K.Dick

mercoledì 7 aprile 2010

La liturgia di iPad






In quel tempo¹, Steve Jobs radunava le masse a San Francisco per annunciare la venuta del Verbo.
il Verbo era presso iPad e il verbo era iPad.
"Esistono i Netbook" disse "ma verrà un dispositivo, forgiato con acqua e fuoco, un cuore di silicio in un guscio d'alluminio, unibody, magico e fenomenale."
Gli astanti ascoltavano increduli e curiosi, quell'uomo col lupetto nero, sempre uguale, anche d'estate, e i jeans, senza cintura, indossati con le scarpe da ginnastica lise dal tempo.
Anzi, senza tempo.
Per molti la voce di uno che grida nella Silicon Valley, per altri carismatico portatore della buona novella tecnologica.
E iPad, annunciato da un sequenza misteriosa di numeri recitati dal profeta, direttamente dalla cabala del mercato globale, venne e si sedette al suo fianco, in poltrona, pronto per essere sfiorato.
Ad ogni domanda, come un oracolo, un'app rispondeva prontamente, amplificata dallo schermo gigante ad uso e consumo dei presenti nelle ultime file, che credettero, anche loro, e lo glorificarono.
Con riserva.
E come era venuto, si congedò, lasciando alle parole del suo profeta l'epitaffio:
"voi, oggi, avete potuto vedere, ma beati quelli che pur non avendo visto, aspetteranno fino al 3 aprile per comprarselo."
La voce corse presto e raggiunse ogni angolo della province del Consumo, all'epoca ancora sotto il giogo di Microsoft, ma insofferenti e turbolente, in cui covava, sotterraneo, un desiderio di emancipazione dopo anni di cupo nerdismo al cospetto di Redmond.
La gioia e l'entusiasmo delle prime ore lasciò, ben presto, il posto alla litania soffocata dei frustrati, di quelli che non erano stati ancora toccati dal Verbo, dei farisei, dei pubblicani, degli agnostici, i paragnostici e i paraculi che speravano di aumentare i contatti al blog, per incrementare gli, già magri, introiti di Ad-Sense.
"Manca flash" dissero, con un mormorio sommesso che raggiunse anche le cantine sperdute della provincia, che, appresa, fra l'altro, l'impossibilità di tenere la propria distribuzione in dual boot, rincararono la dose passandosi una misteriosa frase in codice, elitaria, apprezzabile, forse, solo da terminale o rintracciabile sui sacri Data sheet: "non è multitasking²".
La gente, in effetti, era confusa, non capiva bene.
E il mormorio divenne voce e il pensiero, frammentato, divenne uno.
"Ma iPad a che serve?"
iPad, che aveva parlato per mezzo di Jobs e si era rivelato al mondo come una costola di iTunes, sembrava scomparso, lasciando al suo profeta l'ingrato pellegrinaggio³ nelle redazioni dei giornali, per illustrare i vantaggi di HTML5 contro la babele binaria di Flash, ingaggiare un tira e molla con gli editori per convincerli che sì, BookStore, avrebbe portato nuova linfa nei loro forzieri - al misero pedaggio del 30% sugli introiti globali -, arringare le major dell'intrattenimento che la legge di iPad avrebbe vinto sull'anarchia di Youtube e Dailymotion, perchè Vimeo era già una nicchia, nella nicchia.
I farisei, i pubblicani, gli scribi, gli agnostici, i paragnostici, i paraculi e quindi anche i cantinari, d'altro canto, misero in guardia dall'abbaglio nei confronti di questo falso messia, che, pur forte dei numeri della cabala, non era altro che un iPhone extralarge in cui il paradigma dell'interfaccia avrebbe imbrigliato e sminuito la creazione dei contenuti autonomi da parte degli utenti.
"Non esiste Photoshop" gridarono alcuni "Non c'è Autocad" dissero altri. "Rimpiango l'ergonomia, la razionalità, la pulizia e la mezzadria di Gnome" commentarono i fan di Ubuntu, che intanto avevano avuto modo di addolorarsi per la scelta di spostare i pulsanti delle finestre a sinistra³+¹.
Le malelingue infettarono il Verbo, che dall'esordio trionfale di San Francisco, subì l'onta del gossip e del FUD, fino al giorno del suo lancio effettivo sul mercato.
Nonostante le diffide, i sotterfugi, i concept di Microsoft Courier²+³ e gli Slate di HP³+³, i fedeli professarono la propria passione in fila agli Apple Store dal giorno prima.
Ordinati, con Wozniak e Jobs in testa che esortavano la folla: "longo é lo cammino, ma graaande la mela!"²+³+¹
E iPad, che sembrava scomparso rinacque, lentamente, dalle scatole sudate degli acquirenti, che, oggi, ne testimoniano la venuta.
iPad è vivo e cammina in mezzo a noi.
E' parola di Apple.
Rendiamo grazie a Steve Jobs

sabato 6 febbraio 2010

Questione d'esperienza




Che piaccia o meno, iPad ha scatenato, come già iPhone, la serrata concorrenza del mercato nei confronti di Apple.
La cornice digitale di Cupertino, come i maligni l'hanno definita, pur con tutti i limiti che ci hanno pazientemente evidenziato gli esperti, apre un nuovo, nebuloso, segmento di mercato in cui i principali attori tecnologici hanno intenzione di investire e trarne profitto negli anni a venire.
Se il desktop, infatti, sembra avviato verso un lento declino, l'affare dei dispositivi mobili é in crescita costante e incontra sempre di più il favore del pubblico, ormai avvezzo a fruire dei servizi internet ovunque si trovi.
L'azienda di Jobs, almeno sulla carta, intende ricalcare la strategia vincente di iPhone, con hardware e software dedicato e, soprattuto, un AppStore che garantisca il necessario ecosistema di applicazioni, cruciali per suscitare l'interesse nei consumatori e garantirne la sopravvivenza.
Google, che ormai dilaga in ogni settore ed aveva già ventilato un proprio Tablet, a ridosso della fuga di notizie su iPad, ha pubblicato, proprio qualche giorno fa, un concept video che suggerisce un uso a due mani del fantomatico dispositivo, una caratteristica che fa molto Surface, ma che é assai improbabile su un aggeggio con un display da 10 pollici o giù di lì.



HP, dal canto suo, ha presentato il suo Slate PC, e presto ne arriveranno altri, avvalendosi del nuovo sistema operativo di Redmond che rende, di fatto, il suo prodotto un PC ultraporatile, multitouch, come si conviene oggi, con tutti i pregi, uno sterminato parco di applicazioni (poco conta se del tutto inutili o inadeguate al contesto del prodotto), ma anche tutti i potenziali difetti mutuati da una interfaccia scomoda che a fatica dovrebbe adattarsi alle esigenze di un utente sempre in mobilità.



La guerra continua con il solito snocciolamento di dati tecnici, di presunti vantaggi nell'uso di processori X86 rispetto a chip dedicati allo scopo, la promessa del multitasking, la cui assenza é, per gli addetti ai lavori, il vero tallone d'achille di iPad, come se il successo di iPhone non avesse insegnato nulla.
In effetti, fra tanti tecnicismi, il nocciolo della questione sembra averlo centrato Jim Zemlin, direttore esecutivo di Linux Foundation, che individua proprio in Apple, se non un vero e proprio avversario da battere, senz'altro un termine di paragone con cui fare i conti, per la cura che profonde nel progettare l'esperienza utente nei minimi dettagli.



Perchè, dice Zemlin, se i prodotti di Cupertino godono di crescente favore presso il grande pubblico è anche, e soprattutto, perché sono comodi da usare.
Un concetto, non certo nuovo e già espresso anche su queste pagine virtuali giusto qualche mese fa.
Oltre ogni circuito integrato, in barba alle tecnologie costruttive misurate in nanometri ed a concetti tanto astratti, quanto inafferrabili e incomprensibili, alla maggior parte dei consumatori, Apple é lì a ricordarci che un prodotto tecnologico, non é costituito solo da silicio e transistor, ma deve essere piacevole al tatto (i materiali ricercati), alla vista (il design), deve lasciarsi usare, senza ricordare al suo possessore che si tratta pur sempre di un banale calcolatore (l'interfaccia).
Laddove il mercato e i tecnicismi dei soliti esperti, restringono lo sguardo sui singoli particolari, a Cupertino ci suggeriscono di considerare l'insieme e magari di gustarcelo comodamente seduti in poltrona.



A dispetto degli ingegneri che snocciolano aridi numeri, Jobs si permette di sfogliare la rete o un libro digitale in punta di dita.
Un gesto, emblematico, che riassume, nella sua dirompente semplicità, un futuro effettivamente a portata di mano.
Pardon, di dito.
Zemlin, pur bacchettando Apple, per la politica blindata applicata ai propri prodotti, ammette che in ambito Linux e soprattutto nell'ambito dell'elettronica di consumo, questo equilibrio, fra tecnologia e magia é ancora tenuto in scarsa considerazione, pur riconoscendo a progetti come Moblin o Android il merito di dimostrare che il limite non é tecnico, ma semplicemente culturale/progettuale.
Il patrimonio open source può fare la differenza, dice il direttore di Linux Foundation e costituire una valida concorrenza alla confortevole gabbia dorata di Cupertino.
Parole incoraggianti, cui, speriamo, seguano concreti progetti nel prossimo futuro.

giovedì 7 gennaio 2010

2010: Apple VS Google






E' bastato che filtrasse qualche rumors sul nuovo dispositivo portatile di Apple, iSlate, che dovrebbe essere presentato il prossimo 26 gennaio, che Google ha subito risposto, ventilando il proprio tablet in collaborazione con HTC.
Che a Mountain View subissero il fascino della mela morsicata é cosa assai nota fin dai tempi in cui Eric Schmidt sedeva in entrambi i consigli di amministrazione, eppure, da quando il nostro ha ridimensionato i suoi interessi, evidentemente in conflitto, Google non ha perso tempo per porsi in concorrenza diretta con la fascinosa fucina di idee e design fondata da Steve Jobs (e Steve Wozniak).
Per entrambi i prodotti, val la pena di ricordare, il velo di fumo é ancora piuttosto fitto, tuttavia sembra assai probabile che Cupertino alzerà il sipario su un nuovo gingillo che potrebbe rimescolare gli scenari del mercato mobile e fissare, così, un nuovo trend.

[Il marketing Apple s'è già messo in moto per alimentare l'attesa su iSlate]

iSlate, dovrebbe essere un tablet in alluminio con uno schermo multitouch da 7 pollici ed un hardware molto simile ad un macbook pro unibody, entry level, con supporto Bluetooth, Wi-Fi e webcam integrata,  equipaggiato con una fantomatico OS X Clouded Leopard che lascerebbe intendere l'intenzione  di costruire un ecosistema di applicazioni dedicate per il dispositivo, magari disponibili presso l'appstore, che non cannibalizzi gli stessi portatili o gli iMac di Cupertino.
Un approccio molto simile a quello che Google sembra voler fare col suo Chrome OS che, sempre secondo i soliti ben informati, potrebbe, invece, dotare il fantomatico tablet di HTC.
Il guanto di sfida, che Android aveva lanciato, nell'ambito degli smartphone, al successo di iPhone, si rinnova così, in un potenziale nuovo segmento, quello dei MID, che non hanno mai riscosso molto successo ma che, con gli attuali progressi delle interfacce sensibili al tocco, potrebbero davvero dare del filo da torcere persino ai netbook, piccoli, dalle autonomie limitate, mediamente scomodi da usare e assai poco potenti, e trovare, nel legame a doppio filo con la rete e i suoi servizi, una loro precisa identità commerciale, costi permettendo, ovviamente, che non si annunciano certo popolari.
Si parla, infatti, di una cifra compresa fra 700 e 900 dollari per iSlate, mentre per il concorrente, non trapela ancora alcuna stima.
Fra i duellanti del nuovo millennio, potrebbe inserirsi il terzo incomodo che è Courier di Microsoft.


[nell'immagine: un prototipo di Courier]

Il gigante, che sembra meno lucido in un mercato che sta rapidamente evolvendosi ed in cui la centralità del personal sta lentamente tramontando, é pur sempre un avversario temibile ed il suo prototipo di tablet a doppio schermo, simile ad una seriosa agenda, potrebbe corteggiare le esigenze di manager e professionisti sempre in movimento.
Al CES di Las Vegas, che apre oggi i battenti, proprio in queste ore, Steve Ballmer ha presentato Slate realizzato in collaborazione con HP.



Il dispositivo avrà, più tradizionalmente, un singolo display di dimensioni piuttosto generose, si parla di 10 pollici, e come la concorrenza dovrebbe affacciarsi sul mercato entro l'anno.
In mezzo a tante supposizioni é, per il momento, l'unico prodotto concreto che si può toccare con mano. 
Be', più o meno.