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venerdì 28 gennaio 2011

AppStream: poco arrosto



Giusto qualche giorno fa, scrivendo delle occasioni perdute dal software libero, caldeggiavamo un coinvolgimento in prima persona di Sourceforge o di FSF nella realizzazione di un Appstore che promuovesse convintamente tutto il software open source, secondo un modello che riscuote crescente consenso negli utenti.
Una prima risposta sembra giungere da AppStream, annunciato proprio un paio di giorni fa, in Germania, durante un meeting fra i membri delle principali distribuzioni Linux che intenderebbero unificare, sotto una interfaccia comune, le complesse transazioni di installazione e risoluzione delle dipendenze cui è abituato l'utente del pinguino.

venerdì 7 gennaio 2011

Le opportunità di un app store open source



Navigando nel neonato Mac App Store che, da ieri, proverà a bissare i successi dell'appstore più fortunato della - e scusate il neologismo - smartphonia non si può nascondere una certa amarezza per le opportunità create, saccheggiate e perdute dal software open source nel corso di tutti questi anni.

Il concetto di Appstore, Market, Marketplace, chiamatelo come volete, non è in effetti la novità che viene propagandata oggi dalle Corporation, per chi è abituato da almeno un decennio ai repository ed alla comodità di un luogo centralizzato dove reperire, installare e aggiornare il proprio software.

martedì 12 ottobre 2010

Su N8



N8 dovrebbe invadere il mercato questo ottobre dopo che il lancio è stato rinviato diverse volte perchè, come recitano le press release, Nokia sarebbe impegnata negli ultimi ritocchi per garantire la migliore esperienza possibile ai propri clienti.
Piuttosto lunga e agguerrita la lista di features che equipaggeranno lo smartphone: fotocamera da 12 Megapixel con ottiche Zeiss, CPU da 680 MegaHertz, GPS integrato con software di navigazione gratuito annesso, display touch capacitivo OLED con risoluzione 640x360, registrazione video HD, accelererometro e Symbian 3, l'ultima versione del celeberrimo sistema operativo per cellulari, open source, che accompagna la vastissima gamma di terminali Nokia da qualche anno a questa parte.
Il tutto, ad un prezzo davvero interessante se confrontato con gli eccessi dei diretti competitori.


Guardalo su Youtube

Qualcuno ha storto il naso, in effetti, poichè N8 sarebbe stata sicuramente una piattaforma eccellente per lanciare i primi smartphone con Meego ma, evidentemente, in Finlandia non hanno voluto rischiare per risalire la china del mercato mobile precipitato, si stima, del 40% per il colosso della telefonia.

domenica 22 agosto 2010

Il web è morto?



Prima o poi muoiono tutti.
E' morto Dio, Marx, il Comunismo, non ce l'hanno fatta Jim Morrison e nemmeno The King, muore persino l'ultimo immortale, doveva toccare pure al web.
E' quel che scrive Wired l'autorevole magazine on, e offline, d'oltreoceano che parla di tendenze e tecnologia.
E dopo averne dato notizia, parte alla ricerca dei colpevoli, in un doppio, interessante, post che ripercorre le tappe di internet, da rete anarchica e libera degli albori, inafferrabile e (apparentemente) ingovernabile, a recinto dei giorni nostri.
Anzi recinti.
Eh sì perchè, scrivono i due opinionisti, dopo la sbornia pionieristica fatta del piacere della scoperta e della navigazione solitaria, dove nessun internauta era giunto prima, i novelli Magellano, Cook, Colombo o James T. Kirk (Picard, se preferite) stanno rientrando in porto.

mercoledì 28 luglio 2010

Jailbreak non è più reato



Lo stabilisce la Biblioteca del Congresso Americano dopo la revisione di una legge federale del 1998 a tutela del diritto d'autore.
Secondo il Copyright Office, infatti, il Jailbreak dei dispositivi Apple non può essere perseguito, perchè non lede in maniera significativa alcun diritto rivendicato dal costruttore.
La proporzione della modifica, sostengono i capoccioni del Congresso, inciderebbe nella proporzione di 1/160.000: 50 byte di codice su circa 8 milioni complessivi.
Questo è quanto riporta il testo ufficiale:

"[...]Computer programs that enable wireless telephone handsets to execute software applications, where circumvention is accomplished for the sole purpose of enabling interoperability of such applications, when they have been lawfully obtained, with computer programs on the telephone handset[...]".

martedì 22 giugno 2010

Quali prospettive per il Tablet di Ubuntu?



Non sembrano essercene molte, in realtà, stando a quel che scrive Techthrob.com, mentre stila il solito leit motiv che sta decretando il successo dei prodotti Apple e potrebbe fare anche la fortuna di HP con WebOS, se a Palo Alto riusciranno a controllarne lo sviluppo.
Canonical, scrive l'articolista, è solo una società di software che ha interesse nel piazzare il suo prodotto sul mercato per una vasta gamma di dispositivi, senza curarsi dell'effettiva integrazione fra sistema e hardware, con la conseguenza di un'esperienza utente più deludente rispetto alla concorrenza: interfacce meno funzionali, autonomie più scarse, frustrazione generalizzata.

domenica 20 giugno 2010

Newspass sfida iTunes



Sembra che lo spazio sconfinato, il senso di indefinito, siano concetti difficili da contemplare per l'uomo moderno, soprattutto se poco redditizi per la saccoccia.
Così, dopo un decennio di rimescolamento nel brodo primordiale che era la Rete degli albori, miliardi di dollari bruciati e tante Dot.com finite al macero dopo la bolla speculativa della new economy, quelli che hanno retto alla selezione e si sono evoluti, provano a presentare il conto, lottizzando porzioni (anche ampie) di rete, alzando steccati laddove la prateria sembrava sconfinata, costruendo caselli dove prima c'erano solo mulattiere.

giovedì 27 maggio 2010

Kubuntu che verrà



Il team di Kubuntu persevera nel suo progetto di evoluzione e raffinamento.
All'ultimo Ubuntu Developer Summit, nella foresta belga, sono state gettate le basi per la nuova release prevista in autunno e gemella di Maverik Meerkat.
Kpackagekit avrà una modalità AppStore analoga alla sua controparte gnomesca, sono previsti nuovi strumenti per la configurazione delle stampanti e la condivisione dei file attraverso Samba dovrebbe godere di diverse migliorie.
Le versioni Desktop e Netbook dovrebbero fondersi in un unico CD.
Grazie all'attività dedicata, Plasma Netbook Shell, infatti, é molto semplice adattare il desktop del drago ai diversi contesti d'uso senza disperdere gli sforzi nel rilascio di versioni differenti dello stesso sistema.
Dovrebbe debuttare anche la global menu bar per ottimizzare l'uso degli spazi sui portatilini.
E, infine, Konqueror potrebbe andare in pensione sostituito da Rekonq che nella versione 0.5, rilasciata recentemente, ha guadagnato anche l'uso delle estensioni di Google-Chrome.

fonte: Jriddell's Blog

martedì 20 aprile 2010

il kernel é vecchio




Linus Torvalds lamentava, solo qualche mese fa, che il suo kernel si fosse imbolsito e, adesso, Andrew Morton ha aggiunto che é anche vecchio.
Per il braccio destro di Linus sta scemando lentamente l'entusiamo delle nuove leve verso il progetto.
«Siamo vecchi e stanchi» avrebbe dichiarato, probabilmente in preda allo scoramento, all'ultimo Linux Foundation Collaboration Summit.


nella foto: Andrew Morton


Il kernel non attrae i giovani, sì è evoluto in un progetto comune, ma poco comunitario, gestito e finanziato dai colossi della tecnologia.
Red Hat, Novell, IBM, Intel e, ormai, tantissimi altri, impiegano (e pagano) personale a tempo pieno per spartirsi un posto in kernel space.
L'abbiamo sempre saputo, ci ha fatto anche comodo, perchè era (ed é) la prova lampante che Linux può competere con "il nemico proprietario", ma questo è l'effetto collaterale.
Le nuove leve fuggono verso lidi più divertenti e, magari, finiscono per affollare AppStore, dove è ancora possibile gestire un piccolo progetto in proprio ed aspirare a quei 15 minuti di celebrità che, oggi, non si negano proprio a nessuno.
Con buona pace dell'open source e della sua retorica di libertà.

lunedì 22 febbraio 2010

Ubuntu One Music Store: ma per chi?




Che Lucid Lynx potrebbe avere un suo Music Store non è una novità.
L'idea circola da tempo e, del resto, rientrerebbe in una precisa strategia di mercato attuata da Canonical, per fornire il cosiddetto valore aggiunto alla sua distribuzione.
Per valore aggiunto, intendiamo quel qualcosa in più che dovrebbe pesare nella scelta di un prodotto rispetto ad un altro.
Dopo Ubuntu One, il servizio di storage online, che ricorda molto da vicino Mobile Me e il cambio del motore di ricerca predefinito su Firefox per i nuovi utenti, che saranno accolti da Yahoo, Shuttleworth e soci proseguono il loro percorso per monetizzare gli investimenti intrapresi in questi anni, con lo scopo di trasformare l'affare Ubuntu in qualcosa di realmente remunerativo.
Così, imboccando un solco già tracciato da Apple, anche Canonical potrebbe provare a vendere musica trasformando Rythmbox (o forse Banshee?) nel suo iTunes.

Alla luce di questi movimenti, con una percentuale di diffusione piuttosto aleatoria, con partnership commerciali non del tutto chiare, è lecito chiedersi: a chi venderanno la loro musica?
Apple, che sembra stia diventando un modello economico per molti, per esempio, si è ritagliata un suo segmento e partendo da lì, sta aggredendo il mercato globale solo oggi, dopo un ventennio di nicchia.
Può contare su uno zoccolo duro di utenti e con i nuovi prodotti, soprattutto in ambito mobile, è riuscita a conquistarne altri.
I suoi servizi a valore aggiunto orbitano perlopiù attorno ad un hardware di riferimento, sia esso il Mac o iPod/iPhone ma, cosa più importante, i dati evdenziano che l'utilizzatore Apple dimostra una propensione a spendere che non si riscontra in altri ambiti.
Se lo scenario del successo è questo, Canonical cosa può mettere sul piatto della bilancia per allettare i suoi, eventuali, soci in affari?
Ubuntu, non è legata a nessun hardware in particolare, anzi spesso viene percepita e propagandata come una alternativa a (basso costo) Windows o Mac OS X, piuttosto che come sistema con una propria autonomia e identità, da installare sulle proprie macchine.
Esiste un cortocircuito comunicativo che promuove le sue applicazioni come sostituti o alternative a: Photoshop, Messenger, iTunes, Office, tradendo, se non una vera sudditanza psicologica, almeno una timidezza di fondo nel valorizzare i propri strumenti, nei confronti di prodotti sicuramente più blasonati.
E proprietari.
Quandanche esista un partner commerciale, come nel caso di DELL, la situazione é paradossale, con il colosso texano comunque interessato alla vendita dell'hardware e Canonical che, inspiegabilmente, non approfitta della vetrina per promuovere alcuna eventuale forma di supporto o servizio al suo prodotto di punta, che pure offre, anche a pagamento, rimpallando di fatto gli utilizzatori in difficoltà da un forum di appassionati all'altro.
L'utente tipo di Ubuntu, infine, nonostante lo slogan di Linux per esseri umani è ancora il geek smanettone che passa le sue giornate a provare software, per valutarne i progressi, ma senza usarlo mai seriamente, installandolo rigorosamente da terminale, perchè più pratico, e purgandolo subito dopo aver navigato 5 minuti fra i suoi menù, spesso impegnato nella redazione di guide su come cambiare il tema di default per renderlo simile a ...[Mac OS X?] o disquisendo su quanto andrebbe rivisto il design dell'icona del cestino, integrata nella barra, per renderla maggiormente ergonomica.
Questo utente, folgorato sulla via per Città del Capo dalla filosofia di Stallman sul software che dovrebbe sempre essere libero (dal peccato?), modificabile a piacimento, disponibile per tutti (non ha mai detto che debba essere gratis, ma deve essersi verificato un refuso quando lo scrisse, nero su bianco), che boicotta Mono perché sì, ma anche no, questo utente, mi chiedo, è disposto ad aprire il portafogli, per acquistare, oggi, un album o anche solo un singolo brano e domani, chissà, una applicazione, (open source, perchè no?) dal Gestore di Software?

sabato 6 febbraio 2010

Questione d'esperienza




Che piaccia o meno, iPad ha scatenato, come già iPhone, la serrata concorrenza del mercato nei confronti di Apple.
La cornice digitale di Cupertino, come i maligni l'hanno definita, pur con tutti i limiti che ci hanno pazientemente evidenziato gli esperti, apre un nuovo, nebuloso, segmento di mercato in cui i principali attori tecnologici hanno intenzione di investire e trarne profitto negli anni a venire.
Se il desktop, infatti, sembra avviato verso un lento declino, l'affare dei dispositivi mobili é in crescita costante e incontra sempre di più il favore del pubblico, ormai avvezzo a fruire dei servizi internet ovunque si trovi.
L'azienda di Jobs, almeno sulla carta, intende ricalcare la strategia vincente di iPhone, con hardware e software dedicato e, soprattuto, un AppStore che garantisca il necessario ecosistema di applicazioni, cruciali per suscitare l'interesse nei consumatori e garantirne la sopravvivenza.
Google, che ormai dilaga in ogni settore ed aveva già ventilato un proprio Tablet, a ridosso della fuga di notizie su iPad, ha pubblicato, proprio qualche giorno fa, un concept video che suggerisce un uso a due mani del fantomatico dispositivo, una caratteristica che fa molto Surface, ma che é assai improbabile su un aggeggio con un display da 10 pollici o giù di lì.



HP, dal canto suo, ha presentato il suo Slate PC, e presto ne arriveranno altri, avvalendosi del nuovo sistema operativo di Redmond che rende, di fatto, il suo prodotto un PC ultraporatile, multitouch, come si conviene oggi, con tutti i pregi, uno sterminato parco di applicazioni (poco conta se del tutto inutili o inadeguate al contesto del prodotto), ma anche tutti i potenziali difetti mutuati da una interfaccia scomoda che a fatica dovrebbe adattarsi alle esigenze di un utente sempre in mobilità.



La guerra continua con il solito snocciolamento di dati tecnici, di presunti vantaggi nell'uso di processori X86 rispetto a chip dedicati allo scopo, la promessa del multitasking, la cui assenza é, per gli addetti ai lavori, il vero tallone d'achille di iPad, come se il successo di iPhone non avesse insegnato nulla.
In effetti, fra tanti tecnicismi, il nocciolo della questione sembra averlo centrato Jim Zemlin, direttore esecutivo di Linux Foundation, che individua proprio in Apple, se non un vero e proprio avversario da battere, senz'altro un termine di paragone con cui fare i conti, per la cura che profonde nel progettare l'esperienza utente nei minimi dettagli.



Perchè, dice Zemlin, se i prodotti di Cupertino godono di crescente favore presso il grande pubblico è anche, e soprattutto, perché sono comodi da usare.
Un concetto, non certo nuovo e già espresso anche su queste pagine virtuali giusto qualche mese fa.
Oltre ogni circuito integrato, in barba alle tecnologie costruttive misurate in nanometri ed a concetti tanto astratti, quanto inafferrabili e incomprensibili, alla maggior parte dei consumatori, Apple é lì a ricordarci che un prodotto tecnologico, non é costituito solo da silicio e transistor, ma deve essere piacevole al tatto (i materiali ricercati), alla vista (il design), deve lasciarsi usare, senza ricordare al suo possessore che si tratta pur sempre di un banale calcolatore (l'interfaccia).
Laddove il mercato e i tecnicismi dei soliti esperti, restringono lo sguardo sui singoli particolari, a Cupertino ci suggeriscono di considerare l'insieme e magari di gustarcelo comodamente seduti in poltrona.



A dispetto degli ingegneri che snocciolano aridi numeri, Jobs si permette di sfogliare la rete o un libro digitale in punta di dita.
Un gesto, emblematico, che riassume, nella sua dirompente semplicità, un futuro effettivamente a portata di mano.
Pardon, di dito.
Zemlin, pur bacchettando Apple, per la politica blindata applicata ai propri prodotti, ammette che in ambito Linux e soprattutto nell'ambito dell'elettronica di consumo, questo equilibrio, fra tecnologia e magia é ancora tenuto in scarsa considerazione, pur riconoscendo a progetti come Moblin o Android il merito di dimostrare che il limite non é tecnico, ma semplicemente culturale/progettuale.
Il patrimonio open source può fare la differenza, dice il direttore di Linux Foundation e costituire una valida concorrenza alla confortevole gabbia dorata di Cupertino.
Parole incoraggianti, cui, speriamo, seguano concreti progetti nel prossimo futuro.

mercoledì 27 gennaio 2010

[UPDATE] - iPad: il tablet secondo Cupertino




E' iPad l'atteso nuovo prodotto di Apple.
Il tablet presentato poco fa da Steve Jobs, nell'evento di San Francisco, assomiglia, secondo le poche immagini trapelate, ad un iPhone di dimensioni molto generose e, similmente al celebrato smartphone di Cupertino, adotta un firmware che ricorda molto MacOS mobile, anche nell'interfaccia.
Ha uno schermo da 10 pollici multitouch, processore ad 1Ghz, accelerometro, GPS e dischi con taglio da 16, 32 o 64 Gb.
Sembrerebbe sprovvisto di modulo 3G.
Supporterà il multitasking le applicazioni di iPhone, avrà una sezione specifica per l'acquisto e il download di applicazioni dedicate su AppStore, e permetterà lo scaricamento di e-book tramite il nuovo servizio iBook Store.
Non esiste supporto ufficiale per Flash.




[una immagine rubata di iPad]
Dovebbe garantire 10 ore di autonomia o un mese in stand-by.
Potrebbe rivoluzionare il mercato dell'editoria, che in effetti sembra dimostrare grande interesse per questo aggeggio, ma ha le carte in regola per diventare molto di più:  
una console, un'agenda (confermato iWork), una tavolozza per artisti e creativi.
Apple ha fatto di nuovo centro?



[estratto dalla presentazione di iPad - html5]


Difficile dirlo, il prodotto é previsto per marzo in tutto il mondo ad un prezzo consigliato di 499 dollari per la versione da 16 GB, 599 dollari per quella da 32 GB e di 699 dollari per quella da 64 GB.
In aprile, invece, sarà la volta dei modelli Wi-Fi 3G, negli Stati Uniti ed in alcuni altri paesi non meglio specificati, ad un prezzo consigliato di 629 dollari per la versione da 16 GB, 729 dollari per quella da 32 GB e di 829 dollari per quella da 64 GB. 


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