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martedì 5 aprile 2011

[TEST] - Quale Browser per KDE: Reloaded



Dopo le facezie e i bagordi di inizio aprile, l'attività del blog riprende il suo solito tran tran e ripropone un classico piuttosto apprezzato dai lettori, almeno a spulciare fra le montagne di statistiche prodotte da Analytics.
Complice il rilascio di Firefox 4, di cui abbiamo analizzato le migliorìe in un post precedente, e quello ancora caldo di Rekonq 0.7.0, abbiamo colto l'occasione per fare il punto su quale sia il miglior browser per KDE SC 4 (ma, se volete, va bene anche come metro di paragone per il vostro desktop preferito).
I software coinvolti nei nostri test sono: Chrome (e Chromium, la versione di sviluppo), Opera 11.01, Firefox 4, Rekonq 0.7.0 e il buon vecchio Konqueror, che ha ceduto il passo proprio alla creatura di Andrea Diamantini sul desktop del Drago.
Alle prove sintetiche abbiamo accostato anche alcuni parametri meno scientifici, come la qualità di integrazione con il desktop, la disponibilità o meno di estensioni, la presenza di filtri AdBlock, il supporto ai servizi di home banking e la capacità di riprodurre contenuti Flash e Silverlight/Moonlight o HTML5.
Tutti i benchmark sono stati effettuti con le estensioni disabilitate (ove disponibili).
I risultati dei test Sunspider e Kraken sono ottenuti dalla media di tre misurazioni.
Leggiamo come è andata a finire.

giovedì 24 marzo 2011

Firefox VS Firefox



Se dovessimo giudicare la popolarità di un browser solo dal numero di gente che lo ha scaricato a 24 ore dal lancio, Firefox 4 la sua scommessa ai danni di Internet Explorer 9 l'ha già vinta.
L'ultimo nato di Mozilla Foundation infatti ha totalizzato la bellezza di, oltre, 6 milioni di download, contro i 2 milioni abbondanti che hanno aggiornato il browser di Microsoft.

Firefox 4, il cui sviluppo ha visto ben 12 versioni Beta e 2 release candidate, è un software profondamente rinnovato, non solo nell'aspetto, che ormai strizza l'occhio al minimalismo introdotto da Chrome, ma anche, e soprattutto, sotto al cofano con un motore Javascript, JägerMonkey, capace di performance fino a 6 volte superiori nella risoluzione di script e animazioni, per competere con le qualità velocistiche del concorrente di Mountain View.

martedì 14 dicembre 2010

Impressioni di Chrome Web Store




La scorsa settimana Google ha annunciato un sacco di cose: il Nexus S, evoluzione del suo primo smartphone Nexus One, con Android 2.3 Gingerbread, il lancio di un programma di sviluppo per rifinire Chrome OS, il cui debutto dovrebbe arrivare nei primi mesi del 2011 e, infine, Chrome Web Store, il negozio di applicazioni per il proprio sistema operativo e per Chrome, il browser, che secondo le stime di Mountain View ha captato l'interesse di centoventi milioni di utenti, compreso chi scrive.
Visto che tutto il resto è: a)fuori dal budget del sottoscritto, b)superiore alle proprie conoscenze tecniche e informatiche, il nostro interesse si è concentrato sul nuovo appstore, assai meno costoso di un viaggio in California.

lunedì 11 ottobre 2010

HTML5 se la prende comoda.



Philippe Le Hegaret in una recente intervista raffredda gli entusiasmi di coloro che hanno abbracciato HTML5 o intendono farlo nel prossimo futuro.
La spinta dell'industria, di Apple e Google, persino di Microsoft, nei confronti dell'ultima evoluzione del linguaggio del web, sarebbe del tutto fuori luogo, dice Le Hegaret, che per il W3C si occupa delle specifiche di SVG e HTML, in primis perchè l'esperienza d'uso sarebbe ancora incoerente nei vari browser, perchè esistono problemi per l'implementazione dei DRM, che infatti il consorzio non intenderebbe supportare, non c'è ancora accordo su quale codec utilizzare per la diffusione dei flussi audiovisivi ed MPEG-4 non andrebbe affatto bene per via dei brevetti detenuti da MPEG LA e poi perchè lo standard è ancora in divenire con API e specifiche che potrebbero essere soggette a profondi cambiamenti fino al momento della ratifica ufficiale.

mercoledì 1 settembre 2010

The Wilderness Downtown: il videoclip 2.0 è HTML5



La note sono farina del sacco di una band indipendente, Arcade Fire, la regia è di Chris Milk, produce Google, per conto di Chrome, ma non solo.
Se navigate con un browser sufficientemente moderno da interpretare HTML5 puntate all'indirizzo: The Wilderness Downtown e godetevi lo spettacolo.

Tutto giocato sull'emozione di trovarsi, muoversi, in luoghi familiari: Google Maps e StreetView, spruzzate con le nuove magie dell'HyperText Markup Language numero 5, creano un videoclip atipico, interattivo, curioso, personale.
Un esperimento, certo, che non resterà un caso isolato, c'è da scommetterci.

fonte: Google Italia Blog

sabato 21 agosto 2010

Flash su Android non è un grachè.



nota: spostando il puntatore del mouse sui testi in inglese potrete leggerne la traduzione

I’m the last person on earth who wanted to believe Steve Jobs when he told Walt Mossberg at D8 that “Flash has had its day.”
Inizia con queste parole il resoconto dei test fatti dal magazine Laptop, che mette alla prova il plugin di Flash su motorola Droid 2, e sai già come andrà a finire.

venerdì 18 giugno 2010

Android 3.0 prova ad assomigliare a iPhone.



Con Android 3.0, nome in codice Gingerbread, pare che Google stia lavorando per evitare che i produttori di smartphone o altri dispositivi basati sull'apprezzata piattaforma, sentano l'esigenza di sviluppare una interfaccia propria che copra quella di default, come accade per i modelli di HTC e Motorola, per esempio.

mercoledì 9 giugno 2010

HTML5 della discordia



Nel corso del WWDC10 Apple non ha parlato solo di iPhone 4G, ma ha presentato anche Safari 5, il suo browser Webkit, che, come sappiamo, è la tecnologia alla base di Google-Chrome e diversi altri progetti, liberi: Arora e Rekonq, per esempio.
Safari 5, dicevamo.
Il suo rilascio sarebbe passato tutto sommato in sordina se non fosse per un dettaglio che ha fatto storcere il naso a diversi esponenti del mondo Open Source e non solo.
In pratica, la demo che promuove il rilascio del software, scritta in HTML5 è fruibile solo installando Safari, un controsenso, visto che parliamo di un linguaggio che dovrebbe essere (quasi) standard e, quindi, aperto ad una platea decisamente più vasta del solo software di Cupertino.

giovedì 3 giugno 2010

Windows non abita più a Googleplex



La notizia sarebbe trapelata durante un'intervista rilasciata al Financial Times.
A Mountain View, non avrebbero digerito l'attacco subìto qualche mese fa da parte di hacker cinesi, portato sfruttando una falla di Explorer e l'esodo dal sistema operativo di Redmond sarebbe iniziato all'indomani del fattaccio.
Ai dipendenti viene data la possibilità di scegliere fra Linux o MacOS X, ritenuti meno appetibili per scatenare un attacco informatico.
Gli esperti vedono in questa scelta le avvisaglie di una precisa strategia di Google per smarcarsi da prodotti terzi e preparare il terreno all'adozione di ChromeOS, quando sarà pronto.
Francamente, io non credo.

Così com'è, il chiacchierato sistema del colosso californiano è, perlopiù, un giocattolo, una vetrina per i propri prodotti cloud.
Può andare bene per vendere, non certo per sviluppare i propri servizi.
Ed in fondo, se mai vedrà la luce su qualche aggeggio, è per vendere che è stato pensato.
D'altro canto è altrettanto improbabile che certe dichiarazioni producano nel breve periodo qualche flessione percettibile sui fatturati di Microsoft e Google, in effetti, non avrebbe alcun interesse ad affossare un sistema operativo che permette al 90% degli utenti di fruire dei propri servizi.
In realtà, penso, tali dichiarazioni rientrino in una strategia precisa che vede Mountain View lavorare, lentamente, ai fianchi l'avversario per svuotarlo progressivamente di significato.
Una strategia che parte da lontano e che trova in Google Chrome Frame il suo primo grimaldello, assieme ad Angle, per favorire lo sviluppo di standard aperti contro le tecnologie di Redmond.
E' un fatto, che gli unici vantaggi derivanti dall'uso di Windows, siano lo sfruttamento delle sue tecnologie; proprietarie, fuori da ogni standard e che, proprio grazie alla sua capillare diffusione, hanno legato miliardi di individui a questo prodotto.
Un successo che viene da lontano, quando il mercato dei desktop era frammentato da tanti attori che facevano affari con macchine dai prezzi esorbitanti e l'esplosione del Personal in ogni famiglia era solo la visione di un nerd rampante e occhialuto.
Oggi é diverso.
Il computer, da personale, sta diventando sempre più terminale per fruire dei servizi di rete: è l'era del cloud, di cui Google vuole essere indiscussa protagonista, forte, anche, della grossa preferenza accordata dagli utenti che, quotidianamente, cercano fra le sue pagine, guardano i suoi canali, usano le sue applicazioni remote.
Gli spazi stretti della scrivania stanno cedendo inesorabilmente il posto alle tavolate conviviali e condivise del web, da cui Microsoft non può permettersi di restare fuori.
Se Mountain View non può pensare di affondarla, può, però, spingerla verso l'adozione di standard più aperti, pressare per ottenere maggiore interoperabilità, senza dipendere da tecnologie e brevetti di qualcuno.
Microsoft sembra aver accettato la sfida e risponde con HTML5 e SVG in arrivo su Explorer 9, la cui parola d'ordine vuole essere aderenza agli standard del web, però rilancia con Silverlight perchè, in fondo, di ritagliarsi anche uno spazio esclusivo in rete non se ne può proprio fare a meno, ma è assai probabile che Windows prossimo venturo sarà sensibilmente diverso da quello che conosciamo oggi, forse più aperto, sicuramente meno indispensabile.

martedì 1 giugno 2010

Maneggiando iPad



Un giretto all'Apple Store di Roma Est è una buona occasione per tastare il polso della situazione e toccare con mano, pardon, con le dita, iPad.
All'ingresso, come da buona tradizione Apple, ci accoglie un gran cartonato con l'immagine, quasi totemica, della tavoletta, che si ripete e accerchia avvolge l'avventore ovunque nel locale, mettendone a dura prova la resistenza all'acquisto, sull'onda dell'entusiasmo o fiaccato dalla promozione serrata dei venditori, che snocciolano dati, capacità, caratteristiche e mirabolanti opportunità del magico dispositivo, «tuo a partire da 499 euro, accessori e Apple Care esclusi».
Troviamo quindici, forse venti, curiosi che già manipolano iPad, ma non è difficile ritagliarsi una postazione libera per agguantarne uno e cominciare a giocarci su.

La prima impressione non ci delude, la tavoletta, rigorosamente in versione 3G, è comoda, solida, costruttivamente impeccabile e molto ben bilanciata per reggerla con una sola mano.
Alla seconda, però, il peso si fa sentire e, probabilmente, per un uso prolungato è assai più comodo tenerla appoggiata su una superficie o sulle ginocchia, accanto al focolare magari, col vecchio zio Jobs che ci racconta la fiaba della volpe e dell'uva.
La videata principale ricorda quella di iPhone/iPod, maggiorata nelle dimensioni, e la navigazione fra le applicazioni è, ormai, molto familiare, con una precisione al tocco fenomenale ed una prontezza spiazzante, non molto diversa dai promo (comunque accelerati) che sono circolati dopo il lancio: zoomare una mappa, navigare con lo streetview in una via di Roma o sparpagliare un album di fotografie è qualcosa che va provato di persona per capire fino in fondo quale sia il grado di reattività raggiunto dagli ingegneri di Cupertino, ma è su internet che l'aggeggio sfodera grandi capacità.
Navigare con Safari è un piacere: grazie al moultitouch, abbiamo sempre la sensazione di avere il pieno controllo della situazione, le pagine possono essere scrollate in lungo e largo e lo zoom ci permette di focalizzare l'attenzione solo su quello che ci interessa con un semplice movimento delle dita.
La resa delle pagine è fedele, senza artefatti o compressioni: manca flash, ma questa non è una novità.
Youtube gode di un'applicazione dedicata, come su iPhone, e bisogna dire che la fruizione, soprattutto nel caso in cui il video sia di buona qualità, è spettacolare, con una immagine fluida, nitida e compatta e senza perdere l'opportunità di lasciare un commento, condividere o votare le clip preferite.


Guardalo su Youtube

Tutto sembra studiato per essere pratico e familiare: leggere un libro o il giornale, con le applicazioni dedicate, è semplice come sfogliare una rivista cartacea, anzi, nel caso degli e-book, l'interazione ricalca fedelmente l'azione volontaria di voltare le pagine ed avviene solo se il dito punta uno dei lembi, inferiori o superiori, quando sarebbe bastato anche una slide per passare da una pagina all'altra.
Insistere su metafore d'uso particolarmente comuni è, forse, la chiave di volta per comprendere il successo dei prodotti di Apple.
Se la domanda sull'utilità di iPad vi ha tormentato in tutti questi mesi, basta tenerlo un po' in mano per percepirne l'enorme potenziale.
Interfaccia e contenuti si fondono efficacemente, il dispositivo sparisce, nel senso letterale del termine, lasciando il posto alla console, al libro, al quotidiano, ad internet o alla tv ed a tutto quello che potrebbero partorire talento e fantasia.
Niente che non si possa fare anche adesso con un normale personal, intendiamoci, ma con uno stile ed una immediatezza sconosciuta fino a qui.
E' uno straordinario veicolo di contenuti, ed una ghiotta opportunità d'affari per tutti quegli editori e produttori che, tenteranno di investirci nel prossimo futuro.
Sebbene la tavoletta sia convincente, non è esente da difetti: potremmo obiettare sul prezzo, per esempio, sull'inutilità sostanziale (almeno per l'Italia) del modello solo Wi-Fi, sulla mancata integrazione di una webcam e di, almeno, uno slot per SD Card.
Probabilmente, seguendo la solita (e sin qui lucrosa) politica dei piccoli step, certe features vedranno la luce nei modelli successivi.
Nel frattempo dovrebbero essere i partner commerciali a tamponare le mancanze, come è accaduto anche con iPhone, che ha visto fiorire numerosi gadget opzionali per espanderne le funzionalità.
Non c'è il multitasking, che poteva essere superfluo sul melafonino, ma che non sarebbe dovuto mancare su un prodotto come iPad.
Certo le applicazioni (non tutte) vengono, congelate in memoria e quando le richiamiamo hanno conservato il loro ultimo stato, ma è abbastanza fastidioso dover abbandonare la lettura o un film per rispondere ad una mail o ad un amico in chat.
La prossima release di iPhone OS dovrebbe risolvere anche questa mancanza, ma l'assenza al lancio stona un po' di fronte a tanta cura per i dettagli.

sabato 29 maggio 2010

La linea d'ombra sceglie HTML5



Ci pensavo da diverso tempo e iPad, in fondo, è solo un pretesto, un traino per propagandare certe scelte.
Certo, nel bene e nel male, potrebbe diventare un protagonista dei prossimi mesi: accenderà le discussioni di chi già lo adora e di quanti, tutto sommato, non sanno che farsene, ma bisognerà, comunque, tenerne conto.
Del resto, sfogliando le statistiche di chi frequenta il mio blog, c'è una percentuale non trascurabile di utenti che lo raggiungono da dispositivi mobili, iPhone per la maggior parte.
Per quel che mi riguarda, la scelta di HTML5 parte da una considerazione molto semplice: il web deve essere libero, semplice e fruibile a tutti, possibilmente, senza plugin di terze o quarte parti, che facciano pesare le loro scelte sulle spalle degli utenti e la duttilità di HTML5 mi permette di raggiungere questi risultati.
HTML 5, non è solo video, ma offre una serie di nuovi strumenti per creare contenuti interattivi, ricchi, senza appesantire la navigazione, consumare le vostre batterie, mettere alla frusta la CPU, né il vostro browser, che grida vendetta dopo aver digerito anche l'ultima estensione.


Per sfogliare La linea d'ombra basta, e basterà, un browser che supporti javascript e le novità di HTML. Punto.
Non faremo preferenze fra Theora, H.264 o web·m, cercando di non discriminare nessuno con inutili guerre di religione.


Anch'io voglio usare HTML5

Se sei blogger e intendi distribuire i tuoi contenuti, prendi in considerazione la possibilità di farlo sfruttando il Tag < video > di HTML5.
E' molto semplice e contribuirai a creare quella rete necessaria per diffondere la nuova tecnologia.
Per incorporare un video in una pagina web, per esempio, basterà scrivere queste poche righe di codice:
< video width="dimensioni in px" controls="controls" title="Didascalia" >
< source src="url_video_h.264.mp4" type="video/mp4" >
< source src="url_video_theora.ogg" type="video/ogg" >
Your browser does not support video tag < /video >
La doppia sorgente è necessaria se intendiamo supportare sia i browser che interpretano h.264 o theora.
Per codificare correttamente il nostro video basterà VLC, che offre una comoda procedura guidata e molti preset per i formati più diffusi.
Il vostro feedback sarà prezioso per migliorare sempre e vi invito a navigare su queste pagine con gli aggeggi più disparati ed a segnalare apprezzamenti, problemi, idee e pure le critiche.

Buona esperienza :)

mercoledì 19 maggio 2010

Flash libero si legge Lightspark



Qualcuno (e anch'io fra questi) sostiene che Flash sia una tecnologia in declino.
Troppo pesante, troppo avida di risorse, anacronistica rispetto alle opportunità che apre HTML5 e troppo chiusa.
Almeno fino a ieri.
Lightspark, rilasciato in BETA, infatti, é una libera implementazione di Flash.
Il suo autore, Alessandro Pignotti non si è accontentato del solito reverse engineering ma, con tanta pazienza, si è studiato la documentazione ufficiale, perché apprezza davvero la tecnologia che c'è dietro Flash, ma non ne approva la sua chiusura a doppia mandata.
Il rendering di geometrie e fotogrammi é affidato ad OpenGL e, sebbene non siano ancora stati implementati, l'utilizzo degli shader, in un prossimo futuro, permetterà il supporto di effetti, blur, sovrapposizioni e transizioni previste dal player di Adobe.
Completano l'offerta di Lightspark: un largo supporto ad ActionScript 3.0, diverse librerie di runtime che, seppure incomplete, dovrebbero permettere di implementare facilmente semplici oggetti in C++ e un plugin per Firefox, che abbiamo anche provato e che, purtroppo, ha causato il crash, improvviso e ripetuto del browser, ogni volta che abbiamo tentato di visualizzare un pagina con contenuti in Flash.

Su Chrome, sebbene il plugin sia regolarmente rilevato, non funziona lo stesso restituendo un messaggio Missing Plugin.

martedì 18 maggio 2010

Un fork "selvaggio" per Firefox



Si chiama Wild Fox ed é ufficialmente un fork di Firefox, il cui obiettivo é quello di implementare la codifica h.264 per la riproduzione dei contenuti video HTML5 secondo lo standard di MPEG LA.
Firefox, infatti, continua a sostenere e implementare solo il codec Theora, assai meno popolare e, sembrerebbe, affatto immune da eventuali ritorsioni legali per le solite (presunte) violazioni di brevetto.
Il team, coordinato da Maya Posch chiama a raccolta gli sviluppatori, quindi, anche se non è ancora chiaro a quali librerie appoggiarsi per raggiungere il risultato.
Le più gettonate sarebbero Libavcodec che consentono maggiore flessibilità nel caso in cui fosse aggiunto il supporto a nuove codifiche, ma non è escluso Gstreamer o un qualche framework analogo, che si servirebbe, invece, dei codec già presenti nel sistema.
Aldilà dell'evidente pragmatismo, viene da chiedersi se Firefox abbia davvero bisogno di un fork per piegarsi alle decisioni dei soliti noti o non valga la pena di mantenere, comunque, compatta la propria linea di sviluppo e far pesare, anche, la grande popolarità e simpatia conquistata sul campo, in questi anni, fra gli utenti, per contribuire alla crescita ed al supporto di Theora come codec ideale per HTML5.

fonte: Wild Fox project on Sourceforge

sabato 15 maggio 2010

Gianduia é un boccone amaro per Flash e Silverlight



C'era uno scopo preciso quando Jobs decise di sparigliare le carte, lamentandosi di Flash ed escludendolo dai suoi prodotti di punta: iPhone e iPad.
Questo scopo, contrariamente ad ogni analisi o, più semplicemente, come ovvia conseguenza, ha un nome preciso: Gianduia.
E' con questo titolo, infatti, ispirato al dolce piemontese, che Apple si appresta a riliasciare il suo strumento di sviluppo per Rich Internet Applications, un client Web based scritto in Javascript, Cocoa e WebObjects, che promette aderenza agli standard della rete, semplicità e prestazioni superiori a quelle dei suoi diretti rivali Flash e Silverlight, senza installazione di plugin terzi e che, a Cupertino, hanno già messo alla prova scrivendoci la pagina per le prenotazioni al Genius Bar sul sito ufficiale dell'azienda.
Gianduia non é uno strumento per sviluppare espressamente applicazioni in HTML5, anzi, si propone di esportare alcuni concetti alla base di Cocoa, l'ambiente di programmazione ad oggetti di Apple, comune a tutti i suoi dispositivi, anche sul web, ma ne prevede il pieno supporto.
E' assai probabile, quindi, che non diventi una soluzione multipiattaforma, ma rimanga confinata nell'ambito dei prodotti Apple, che tenterà di capitalizzare il successo, fin qui ottenuto, per attirare nuovi sviluppatori presso le sue piattaforme e continuare a guadagnare significative quote di mercato sulla concorrenza, almeno in ambito mobile, diventato cruciale dopo l'exploit fatto segnare da netbook e, soprattutto, smartphone.

lunedì 5 aprile 2010

Google e Adobe alle grandi manovre




Google si accorda con Adobe per integrare flash nel suo browser (ma non era open source?), un travaso di tecnologia che, probabilmente, avrà ripercussioni anche sul futuro ChromeOS.

Le aziende propagandano questa partnership come uno sforzo per migliorare quel concetto inafferrabile che risponde al nome di "esperienza utente".
Ora, pur volendo stare al gioco, mi riesce davvero difficile trovare anche un solo miracolo ergonomico derivante dal flash player integrato, ma mi saltano in mente altri argomenti che potrebbero rivelarsi assai pertinenti.

Rallentiamo la diffusione di HTML5

La lotta fra le due tecnologie, la prima obsoleta e proprietaria, la seconda integrata e rispettosa degli standard della rete, è decisamente un buon motivo per spingere Adobe ad allearsi con un gigante come Google, ancora indeciso se appoggiare o meno HTML5.
A Mountan View, in effetti, come per il famoso cuggino del brano di Elio e le Storie Tese, non sono cattivi (per mission aziendale) e per vocazione tendono ad essere amici di tutti tenendo i piedi in due, tre, pure quattro scarpe.

Un mondo di App(store)

Se riuscisse il colpaccio di entrare (anche) nel codice di ChromeOS (ma non era open source?) potrebbe aprirsi tutto un mercato di applicazioni dedicate, per il sistema operativo web based, potenzialmente in grado di calamitare l'interesse dei (tanti) sviluppatori Flex, pronte ad affiancare quelle in java/ajax.



Concorrenza spietata ad Apple

Il rifiuto di Cupertino di integrare le tecnologie di Adobe nei propri prodotti mobili, preferendogli HTML5, deve aver scottato i vertici della casa di Photoshop, che infatti si sono rivolti subito agli (ormai) acerrimi rivali (ma non erano amici di tutti?) con la speranza che i prodotti spinti dalle tecnologie Made in Mountain View riescano ad imporsi come quelli modaioli di Apple.

Concorrenza spietata a Microsoft

Silverlight, per molti, è l'antiflash.
Silverlight é più leggero di flash.
Silverlight sarà la tecnologia cruciale dietro a Windows Phone 7 Series, il nome, lunghissimo e pomposo, che identifica l'erede di Windows Mobile.
Per il momento si sono visti prototipi da una manciata di produttori e qualche video di concetto, ma, presumibilmente, le applicazioni di questi apparecchi saranno basate su Silverlight.



Microsoft ci riprova in un mercato, per lei, tutto da ricostruire, ma Adobe tenta di giocare d'anticipo per garantire la sopravvivenza del suo prodotto grazie alle soluzioni multipiattaforma studiate a Mountain View, che dal canto suo potrebbe continuare a guadagnare terreno sulla concorrenza, avvalendosi di tecnologie tanto collaudate e popolari.

giovedì 21 gennaio 2010

Youtube sperimenta html5




Da qualche ora è possibile guardare i video di Youtube anche senza Flash, grazie al tag video previsto da Html5.
Il servizio, in beta, è raggiungibile a questo indirizzo e permette già di farsi un'idea sulle sue potenzialità.




[la risposta di youtube ai browser che non supportano h.264]

Su linux è fruibile, pienamente, solo attraverso Chrome che supporta la codifica H.264, usata daYoutube per garantire una maggiore qualità delle clip, a scapito di formati aperti come Theora, che ancora, secondo Google, non fornirebbero prestazioni di rilievo nei video in alta definizione.