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sabato 16 ottobre 2010

Se la forma è più importante della sostanza



Non riesco davvero a decifrare il video che Canonical ha messo in circolazione per promuovere(?), presentare(?), parlare(?) di uTouch, la tecnologia multitouch integrata in Unity, l'interfaccia di Ubuntu espressamente dedicata ai netbook.
Non è una demo tecnica, perchè: a) non è spiegato in alcun modo quello che viene presentato, b) il ritmo e lo stile appartengono di più ad un commercial che non allo screencast di qualche ingegnere e, tuttavia, non è nemmeno uno spot, perchè non si capisce bene cosa dovrebbe pubblicizzare: uTouch, Unity, Ubuntu, il tablet gentilmente offerto da Dell?
Manca una storia, non c'è un contesto, nè un soggetto chiaro; le immagini e i gesti, che scorrono nel serrato montaggio, sono del tutto gratuiti e dall'impatto piuttosto modesto, le gestures, che pure dovrebbero costituire la ragion d'essere di questo promo, non trovano alcun risalto ed è abbastanza evidente che il team di marketing non abbia ancora elaborato un preciso modello di cliente, nè, conseguentemente, una strategia di comunicazione per aggredire seriamente il mercato.
Di certo c'è che, almeno nella forma, vuole assomigliare ad Apple, come potete giudicare anche voi nel nostro rapido confronto.


Guarda uTouch on Unity su Youtube
Guarda iPad Commercial su Youtube


Ci piace il brano, Crazy As di Julandrew, divertente e orecchiabile, che potete ascoltare e scaricare su Jamendo e che avrebbe meritato almeno una menzione nei titoli di questa casereccia produzione Canonical .
Sarà per la prossima volta.

mercoledì 5 maggio 2010

La quotidianità ad un passo dal brevetto?



Alla fine c'è riuscita, Apple ha ottenuto il brevetto su alcune gestures molto popolari per chi si serve dei suoi dispositivi sensibili al tocco.
Già due anni fa, diversi esperti, intervistati da Wired, ventilavano l'ipotesi che a Cupertino riuscissero a spuntarla.
Chad Peterman dichiarava che: seppure le tecnologie multitouch non potevano essere considerate delle vere e proprie novità, lo spazio fra le dita che stabilisce la dimensione dello zoom, per esempio, aveva i requisiti minimi necessari per ottenere una licenza di brevetto.
Tanto per rendere l'idea della situazione è stimato che, solo attorno ad iPhone gravitino oltre 200 depositi di brevetto, senza contare le tecnologie multitouch integrate in MacOS X, che estendono il campo di azione anche ai più classici prodotti desktop.
Uno scenario che pone diverse aziende del settore nella condizione di infrangerne più di qualcuno nel tentativo di competere con Apple in un settore che sta modificando radicalmente il nostro approccio con la tecnologia.
Se il precedente vi sembra inquietante, non oso pensare a cosa potrebbe succedere se Microsoft decidesse di brevettare le gestures alla base del suo prossimo Project Natal, l'interfaccia senza niente, che dovrebbe consentire ai giocatori di controllare quel che accade sullo schermo col solo movimento del corpo o se Nintendo e Sony decidessero di fare altrettanto spartendosi quel che resta del corpo umano, come farebbe un norcino con un maiale, di cui, si sa, non si butta via niente.

domenica 21 marzo 2010

Il futuro "incastrato"




C'è una intervista a Bjarne Stroustrup, su ioProgrammo di questo mese, in cui il papà del C++ (e prossimo al rilascio delle specifiche di C++0x) dichiara in maniera sibillina che il mercato dei dispositivi embedded, che per molti rappresenta il passato dell'informatica, potrebbe tornare in auge nei prossimi mesi/anni.
Una considerazione che non sembra del tutto azzardata se teniamo presente il numero esorbitante di prodotti, soprattutto mobili, che stanno invadendo il mercato dopo il successo di iPhone.

La potenza di calcolo offerta da questa generazione di apparecchi è, sempre più spesso, adeguata alla fruizione dei contenuti disponibili online, la moda (e l'affare) delle applicazioni dedicate, ha prodotto una mole incredibile di software che concedono l'accesso alla propria casella di posta piuttosto che al proprio account sul social network di turno, che permettono di produrre contenuti, in maniera semplice e diretta, dribblando, in molti casi, i limiti imposti da notebook, netbook e computer desktop, indubbiamente più versatili ma anche più scomodi da usare in movimento.
Il cavallo di troia di questa invasione, che rischia di ridimensionare fortemente la centralità dei computer tradizionali, perlomeno nella fruizione dei contenuti, si chiama multitouch.



E' indubbio, infatti che l'interazione diretta, fisica, col dispositivo, abbatta in un colpo solo vecchi paradigmi e ne imponga di nuovi nel nostro rapporto con la tecnologia.
Il futuro, dopo la scorpacciata dei compatibili e dei desktop fai da te, che non garantiscono più adeguati margini di guadagno, né controllo, per le aziende del settore, sembra inseguire la stella polare dei dispositivi embedded, quelli in cui hardware e software vanno a braccetto e identificano il prodotto nel suo complesso.


Integrato é meglio

Ne sono un esempio i prodotti di grande successo di Cupertino, ma anche gli sforzi di colossi come nVidia, che con Tegra punta ad offrire una piattaforma integrata per la progettazione e lo sviluppo di nuovi dispositivi, in diretta concorrenza con le soluzioni System on Chip di Intel, che studiate per i netbook, iniziano a far capolino anche nella nuova famiglia di Core i3/5/7, le prime CPU che offrono anche il calcolo integrato GPGPU e a quelle di AMD anch'essa prossima al lancio sul mercato di SoC che sfruttino la sinergia con Ati.



Del resto, nemmeno un colosso del software come Microsoft, le cui fortune affondano proprio nello sfruttamento del mercato aperto dai compatibili, si permette di restare a guardare se é ormai certo che arriverà sul mercato con uno smartphone tutto suo e (probabilmente) un tablet, assai ambizioso, il Courier.




Non perdiamoci di vista

Embedded per le aziende significa innanzitutto maggiore controllo sui propri prodotti.
Laddove, oggi, non è più possibile seguire il destino di un personal o di un portatile è assai più difficile modificare la natura di uno smartphone o di un tablet, anche perché l'impiego assai specifico che se ne può fare, telefonare per esempio, scoraggia, in parte, le modifiche che possano comprometterne il funzionamento.



Il fallimento di OpenMoko, del resto, insegna che una prerogativa imprescindibile di questi prodotti deve essere, in primis, l'affidabilità, un concetto che va difficilmente a braccetto con la volontà di sperimentare di hacker e smanettoni assortiti.



Chi non usa mezzi termini e punta dritto al cuore dell'affare é Google.
Il gigante della ricerca e dell'advertising sul web, ha recentemente dichiarato che, se una nuova battaglia tecnico/informatica dovesse scatenarsi, si combatterà nell'arena dei dispositivi mobili e a MountainView si sono attrezzati per tempo puntando su Android (aperto ma non troppo) e (forse) ChromeOS (aperto ma non troppo) che, pensato per i netbook, potrebbe corteggiare assai di più i costruttori dei tablet se questi dovessero riscuotere un successo tale da oscurare l'ascesa dei portatilini.



Serve un arbitro

Uno scenario del genere, offre alcuni spunti su cui ragionare.
L'indebolimento dei Desktop, in particolare il calo di attenzione dei Big verso questo mercato, potrebbe, in effetti, favorire una crescita nella penetrazione di qualche distribuzione GNU/Linux, il rischio, semmai, è quello di arrivare a tempo scaduto, quando il prodotto non interessa più a nessuno.
Il software libero, in particolare, quello che si è fatto il mazzo in tutti questi anni per realizzare una alternativa, potrebbe ritrovarsi con le briciole e dover ricominciare tutto daccapo per tentare la scalata di nuove piattaforme, col rischio di arrivare sempre in ritardo, quando anche questo limone è stato spremuto per bene.
Se Linux é, ormai, uno strumento per fare business consolidato e apprezzato in molti ambiti, lo stesso discorso non vale per software importanti come Gnome o KDE (con tutto l'ecosistema di applicazioni che gli ruotano attorno) che non hanno molto seguito, né senso, fuori dal contesto delle distribuzioni.
Un clima captato anche nella comunità del drago, che sta reagendo ai cambiamenti tentando di portare Plasma su una gamma estremamente varia di dispositivi e sistemi (anche grazie al coinvolgimento di alcuni colossi del settore che ne finanziano lo sviluppo), in primis per ribadirne la duttilità, ed in secundis, per renderlo uno strumento (aperto) che non corteggi solo la voglia di sfida degli hacker, ma possa costituire per le aziende una opportunità per stare sul mercato.



La sopravvivenza del software libero, la sua visibilità soprattutto, potrebbe passare, nei prossimi anni, dalla capacità di fare prodotto e non essere percepito soltanto come alternativa di qualcos'altro.
Le soluzioni a sorgente aperto potrebbero diventare l'arbitro di un mercato già funestato dalle carte bollate e i tribunali per questioni di brevetti e prevenire la (probabile) bolgia di protocolli e tecnologie simili, incapaci di comunicare fra di loro, salvo diversi interessi o accordi fra i soliti noti.
Google, in questo senso, diventerebbe un alleato di peso, visti i suoi interessi, con Android e ChromeOS, a mantenere aperti protocolli e tecnologia per garantire al più ampio bacino d'utenza possibile la fruizione dei suoi servizi.

sabato 30 gennaio 2010

[ANTEPRIMA] KDE SC 4.4, il mosaico ha un senso.




Se fosse possibile azzardare uno slogan per l'imminente release di KDE SC sarebbe certamente: Reconsider it.
Ovviamente non parlo a coloro che, nella buona e nelle cattiva sorte, hanno sempre difeso il desktop libero all'indomani del lancio, decisamente infelice, dalle critiche di addetti ai lavori e utenti, le minacce di fork di quelli che, in qualche modo, si sono sentiti "traditi" da aspettative e ambizioni, forse troppo grandi per essere mantenute dopo pochi mesi di sviluppo.



Il mio rapporto personale con KDE 4 non è stato facile, né sereno.
All'inizio rimasi piuttosto deluso da quel nuovo desktop che sembrava promettere chissà cosa.
I rilasci successivi, non mi entusiasmarono.
Sembrava che per fare un passo avanti se ne facessero sempre due indietro.
Si intuiva, certamente, l'impegno a migliorare, ma il desktop continuava ad essere senza capo, né coda.
In generale, era proprio quello il difetto più grosso: la mancanza di sintesi, un filo rosso che legasse le varie parti e le rendesse omogenee alla prova nell'uso quotidiano.
L'ho detestato, ci siamo anche persi di vista per un po', ma: Gnome non m'é mai piaciuto ed io, in fondo, sono un gran testardo sentimentale.
Questa anteprima riassume le prime impressioni e le novità di KDE SC 4.4, installato su una Mandriva Cooker 2010.1 in VirtualBox.
La carne al fuoco é davvero tanta, ma noi intendiamo abbozzarne giusto i tratti salienti, quel tanto che basta per smuovere la curiosità di chi avrà la voglia o l'interesse di provarlo.
Procediamo con ordine.


Habemus Tabbing

E' probabilmente la caratteristica più anticipata e chiacchierata di questo rilascio, la possibilità di accorpare in un'unica finestra più applicazioni.
La buona notizia è che funziona bene ed è molto comoda, rendendo spesso superflua persino la barra delle applicazioni in basso e mantenendo il desktop sempre molto ordinato e pulito.



Pur non essendo pensata espressamente per i netbook, potrebbe essere comunque una ottima alternativa alla stessa Plasma Netbook Shell, l'interfaccia ufficiale, proposta per gli schermi di dimensioni ridotte.
La cattiva notizia é che il tabbing funziona, per ora, solo con la decorazione Oxygen.
Sulla scia di Aero, Kwin guadagna anche un paio di funzionalità interessanti, come la massimizzazione della finestra, quando viene trascinata nel bordo superiore dello schermo o la perfetta divisione a metà delle finestre affiancate, quando queste vengono trascinate ai margini destro e sinistro del monitor.


Un desktop per tutte le stagioni.

Plasma ha subito una iniezione di nuove funzionalità, mantenendo fede al suo nome che lo vuole adattabile a qualsiasi contesto.
Oltre al desktop classico e la vista delle cartelle, propone adesso una interfaccia Newspaper che, come abbiamo accennato, é piuttosto comoda per i netbook, grazie alla possibilità di impostare diverse attività e di popolarle con una serie di plasmoidi, per gestire feed di notizie, monitorare il proprio sistema, tenere sotto controllo le previsioni meteorologiche, mantenere i rapporti col mondo.



Se, in effetti, l'idea ci piace, ci piace meno la scelta dell'immagine di default, davvero troppo invadente e che rende caotica e particolarmente difficoltosa la lettura del desktop, vanificandone (in parte) le intenzioni di razionalità e usabilità.
In questa modalità, molto saggiamente, le applicazioni che non siano widget, vengono gestite con un effetto exposé che restituisce con estrema chiarezza e grande immediatezza la situazione del proprio spazio di lavoro.
Non é ancora perfetto, ma lo sviluppo sembra procedere nella giusta direzione e promette grandi cose soprattutto se integrato con funzioni multitouch.



Agli estimatori della dashboard, inoltre, viene data la possibilità di aggiungere plasmoidi personalizzati, separandoli da quelli eventualmente presenti sul desktop vero e proprio.



Proprio le modalità di aggiunta e rimozione, di questi ultimi, sono state oggetto di revisione con una interfaccia integrata nella barra delle applicazioni, che ancora non convince, ma risulta un po' meno dispersiva dell'anonima finestra usata fino ad ora.




Prove di menú

Anche Krunner ha subìto qualche miglioria da sottolineare.
Adesso supporta pure la gestione dei dispositivi, come floppy, cdrom, pendrive e/o dischi usb.



E se non ci piace a spasso per la scrivania, possiamo ancorarlo alla parte alta dello schermo per interrogare velocemente il nostro sistema alla ricerca di file e programmi.
Se Raptor rimane un miraggio e Kickoff non c'è mai andato a genio, forse duttilità e potenza di Krunner, andrebbero esplorate più a fondo dai suoi sviluppatori, per farne un menù pratico, veloce, fortemente integrato e davvero innovativo.



In effetti, una mezza idea dev'essere balzata in testa anche loro, se esiste una modalità di plasma denominata Cerca e Avvia, col lanciatore integrato nello sfondo e una pseudo-dock centrale da cui lanciare i programmi o filtrare i risultati delle proprie ricerche.
Un esperimento acerbo ma che potrebbe sbocciare nelle prossime release.



Tutto sotto controllo




System Settings é sempre più ricco di opzioni ed in questa release è sicuramente gradito il supporto ai "decoration engines", come Aurorae, che permettono di gestire decorazioni avanzate e d'effetto, facilmente scaricabili grazie al gestore integrato, che analogamente a quello dei plasmoidi e dei temi, propone una rapida anteprima e le statistica sul gradimento degli utenti.
Purtroppo queste decorazioni, come molte altre, disponibili non supportano il tabbing delle finestre.



Nella gestione avanzata del desktop esordisce, il gestore dei dispositivi rimovibili, una interfaccia che consente all'utente di stabilire la politica di mounting di questo genere di periferiche, revocando o concedendo i permessi in modo selettivo e molto capillare.


Questioni Semantiche

Se avete sbirciato le foto a corredo di questa anteprima avrete senz'altro incrociato la nuova voce presente in Dolphin: Timeline.
La linea del tempo é una nuova modalità per sfogliare i propri files in base ai giorni in cui sono stati creati o hanno subito modifiche.



E' una modalità estremamente interessante che anticipa Zeitgeist di Gnome3 e modifica sensibilmente la percezione del nostro lavoro, non più suddiviso in rigide cartelle, ma scandito dal tempo.
Un modello che, se integrato con i servizi e le applicazioni PIM promette di incrementare notevolmente la ricerca e il filtraggio delle informazioni di cui abbiamo bisogno nel nostro lavoro.
Se avete sentito parlare di desktop semantico, ma non avete ancora capito cosa significhi, vi consigliamo un giretto su questo nuovo KDE 4.4.



Nepomuk pervade sempre di più l'infrastruttura, legando i nostri dati grazie al sistema di tagging, e permettendo ricerche molto veloci e precise in sinergia con Strigi, estremamente migliorato rispetto a quanto visto nella release precedente e, finalmente, usabile.


Quello che non ci piace

Kde 4.4 ci ha convinto parecchio.
Complessivamente é gradevole nell'aspetto, veloce e pieno di idee, alcune più mature, altre solo abbozzate, ma comunque promettenti.
Il flusso di lavoro é piacevole grazie alla buona integrazione con i programmi a corredo, tuttavia, parallelamente alla sua crescita, torna in auge anche un vecchio vizio, una preoccupante deriva verso la complicazione delle interfacce, sempre più ricche di pulsanti e funzioni.



Il mantra che aveva guidato i suoi sviluppatori fin dall'inizio, infatti, era stato quello di semplificare il più possibile l'esperienza d'uso con strumenti chiari ed essenziali.
Dolphin, in questa release, pur facendosi apprezzare per le nuove funzioni soffre una implementazione agghiacciante delle stesse, con una specie di menù avanzato disordinato e piuttosto brutto a vedersi, con una gestione dello spazio oltremodo discutibile.
GwenView e Okular, che permettono di gestire, rispettivamente, immagini e documenti, pur validi, presentano interfacce disomogenee che scimmiottano idee già viste altrove e che privano il desktop di una buona fetta di personalità e compattezza.



Pecche tutto sommato veniali e che spesso si attenuano sotto la personalizzazione dei singoli utenti, ma che speriamo vengano affrontate, e risolte, con maggiore impegno nei prossimi rilasci.

mercoledì 27 gennaio 2010

[UPDATE] - iPad: il tablet secondo Cupertino




E' iPad l'atteso nuovo prodotto di Apple.
Il tablet presentato poco fa da Steve Jobs, nell'evento di San Francisco, assomiglia, secondo le poche immagini trapelate, ad un iPhone di dimensioni molto generose e, similmente al celebrato smartphone di Cupertino, adotta un firmware che ricorda molto MacOS mobile, anche nell'interfaccia.
Ha uno schermo da 10 pollici multitouch, processore ad 1Ghz, accelerometro, GPS e dischi con taglio da 16, 32 o 64 Gb.
Sembrerebbe sprovvisto di modulo 3G.
Supporterà il multitasking le applicazioni di iPhone, avrà una sezione specifica per l'acquisto e il download di applicazioni dedicate su AppStore, e permetterà lo scaricamento di e-book tramite il nuovo servizio iBook Store.
Non esiste supporto ufficiale per Flash.




[una immagine rubata di iPad]
Dovebbe garantire 10 ore di autonomia o un mese in stand-by.
Potrebbe rivoluzionare il mercato dell'editoria, che in effetti sembra dimostrare grande interesse per questo aggeggio, ma ha le carte in regola per diventare molto di più:  
una console, un'agenda (confermato iWork), una tavolozza per artisti e creativi.
Apple ha fatto di nuovo centro?



[estratto dalla presentazione di iPad - html5]


Difficile dirlo, il prodotto é previsto per marzo in tutto il mondo ad un prezzo consigliato di 499 dollari per la versione da 16 GB, 599 dollari per quella da 32 GB e di 699 dollari per quella da 64 GB.
In aprile, invece, sarà la volta dei modelli Wi-Fi 3G, negli Stati Uniti ed in alcuni altri paesi non meglio specificati, ad un prezzo consigliato di 629 dollari per la versione da 16 GB, 729 dollari per quella da 32 GB e di 829 dollari per quella da 64 GB. 


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mercoledì 2 dicembre 2009

Il multitouch arriva anche per KDE



L'adozione di QT-4.6 porterà in dote a KDE 4.4 (sarà il caso di cominciare a chiamarlo plasma-desktop, vista la recente ricollocazione del marchio?), l'ormai irrinunciabile supporto multitouch.
Marco Martin mostra, in tre video, le potenzialità e l'attuale implementazione di questa tecnologia con gli strumenti di KDE4.




Plasmoidi, pagine web, e applicazioni possono essere gestite, adesso, in punta di dita.
Le prestazioni al momento paiono buone, ma non entusiasmanti, almeno per quanto riguarda il gingillo di DELL usato nella dimostrazione.




La possibilità di funzionare anche su dispositivi sensibili al tocco è sicuramente una opportunità in più per il desktop plasmoso, ma è comunque un peccato constatare che, tanta dedizione ed impegno, non godano di una strategia altrettanto efficace per guadagnare visibilità nel mercato, piuttosto che restare sempre e solo un banco di prova per il diletto di qualche (talentuoso) hacker.

fonte: mart