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martedì 12 ottobre 2010

Su N8



N8 dovrebbe invadere il mercato questo ottobre dopo che il lancio è stato rinviato diverse volte perchè, come recitano le press release, Nokia sarebbe impegnata negli ultimi ritocchi per garantire la migliore esperienza possibile ai propri clienti.
Piuttosto lunga e agguerrita la lista di features che equipaggeranno lo smartphone: fotocamera da 12 Megapixel con ottiche Zeiss, CPU da 680 MegaHertz, GPS integrato con software di navigazione gratuito annesso, display touch capacitivo OLED con risoluzione 640x360, registrazione video HD, accelererometro e Symbian 3, l'ultima versione del celeberrimo sistema operativo per cellulari, open source, che accompagna la vastissima gamma di terminali Nokia da qualche anno a questa parte.
Il tutto, ad un prezzo davvero interessante se confrontato con gli eccessi dei diretti competitori.


Guardalo su Youtube

Qualcuno ha storto il naso, in effetti, poichè N8 sarebbe stata sicuramente una piattaforma eccellente per lanciare i primi smartphone con Meego ma, evidentemente, in Finlandia non hanno voluto rischiare per risalire la china del mercato mobile precipitato, si stima, del 40% per il colosso della telefonia.

martedì 10 agosto 2010

Canonical: nessun fork per Gnome



E' questo il succo dell'intervista di Jono Bacon, community manager di Ubuntu, a derStandard.at in occasione dell'ultimo Guadec.

«Let me make that clear:», dice Bacon, per mettere subito le cose in chiaro, «Canonical and Ubuntu have no plans to fork GNOME».

E poi prosegue a ruota libera sulla peculiare importanza del lavoro di rifinitura che Canonical opera per costruire una esperienza utente che sia sempre migliore.

martedì 11 maggio 2010

Windicators non sono una buona idea



Nonostante l'enfasi e l'entusiasmo con cui Mark Shuttleworth ha presentato Windicators, cominciano a circolare le prime perplessità sull'opportunità di certe scelte di sviluppo.

Martin Graesslin, in un lungo post sul proprio blog, annota alcuni limiti nello spostamento della decorazione delle finestre sul lato client, come i Windicators promettono di fare.
La cosa, dice Graesslin, è tecnicamente possibile sviluppando un protocollo comune o appoggiandosi a D-Bus, tuttavia la scelta presenterebbe alcuni svantaggi:
  • perdita di coerenza nel comportamento delle applicazioni;
  • l'impossibilità di implementare, almeno in kwin, una finestra di tabulazione;
  • salterebbero le regole che governano le finestre, con applicazioni che potrebbero mostrare il pulsante di chiusura, pur non prevedendo tale funzionalità;
  • perdita di bordi e linguette per il ridimensionamento;
  • Non sarebbe affatto semplificata la gestione dei temi;
  • Sempre riferendosi a Kwin, il gestore delle decorazioni non riuscirebbe a gestire le ombreggiature come parte del tema;
Il problema dello spreco di spazio non sarebbe nemmeno un motivo valido per rompere con le attuali soluzioni, anzi, lo sviluppatore suggerisce di considerare quanto si sta facendo con Plasma Netbook Shell in questa direzione e anticipa alcune delle funzionalità che potrebbero esordire con KDE 4.6, come l'autohiding delle decorazioni quando una applicazione viene massimizzata o la gestione delle stesse a destra o sinistra, con Aurorae.
Una decorazione lato client, infine, costringerebbe a riscrivere tutte le applicazioni e potrebbe scardinare ogni coerenza raggiunta sui desktop liberi, perchè ognuno potrebbe pensare di implementare una propria soluzione per la gestione delle finestre.

Il punto della situazione

Mi viene da pensare che Shuttleworth non voglia, effettivamente, affrontare questa rivoluzione sul desktop nel breve periodo.
Se Graesslin avesse ragione, la proverbiale ergonomia di Gnome salterebbe all'improvviso.
Tuttavia, i limiti paventati dallo sviluppatore, potrebbero rivelarsi un buon investimento su netbook e tablet, dove le ridotte dimensioni del display favoriscono un approccio a schermo pieno e certe funzionalità avanzate di gestione delle finestre sarebbero, in fondo, una inutile complicazione.
I Windicators, quindi, potrebbero porre le basi, nell'immediato futuro, per una vera e propria shell dedicata su cui scrivere applicazioni specifiche per dispositivi mobili, piuttosto che influenzare lo sviluppo intrapreso da Gnome 3.

venerdì 30 aprile 2010

Kubuntu 10.04 disponibile per il download




Kubuntu 10.04 è stata rilasciata, in perfetta sincronia con la sorella più ricca Ubuntu Lucid Lynx.
Il lavoro di sviluppo, coordinato da John Riddel, si è concretizzato con un rinnovamento del marchio, in linea con quanto fatto anche da Canonical, maggiore integrazione con le applicazioni Gnome, Firefox in particolare, e un installer rinnovato che promette di fare da vetrina alle novità introdotte in questo rilascio.
Kubuntu Lucid Lynx adotta KDE SC 4.4.2, che ci aveva già favorevolmente impressionato in sede di recensione e che permette grande adattabilità su dispositivi diversi grazie a Plasma, la shell che, in configurazione newspaper, esordisce sulla versione netbook remix dedicata ai portatilini.
Tuttavia, il maggior motivo di interesse per questo rilascio sarà quello di verificare quanti degli obiettivi posti dal progetto timelord siano stati raggiunti e con quali risultati.
Un tema che verrà affrontato in modo più approfondito in una prossima prova su strada.
Maggiori informazioni e dettagli sono reperibili sul sito ufficiale della distribuzione, dove è possibile effettuare il download gratuitamente.

domenica 21 marzo 2010

Il futuro "incastrato"




C'è una intervista a Bjarne Stroustrup, su ioProgrammo di questo mese, in cui il papà del C++ (e prossimo al rilascio delle specifiche di C++0x) dichiara in maniera sibillina che il mercato dei dispositivi embedded, che per molti rappresenta il passato dell'informatica, potrebbe tornare in auge nei prossimi mesi/anni.
Una considerazione che non sembra del tutto azzardata se teniamo presente il numero esorbitante di prodotti, soprattutto mobili, che stanno invadendo il mercato dopo il successo di iPhone.

La potenza di calcolo offerta da questa generazione di apparecchi è, sempre più spesso, adeguata alla fruizione dei contenuti disponibili online, la moda (e l'affare) delle applicazioni dedicate, ha prodotto una mole incredibile di software che concedono l'accesso alla propria casella di posta piuttosto che al proprio account sul social network di turno, che permettono di produrre contenuti, in maniera semplice e diretta, dribblando, in molti casi, i limiti imposti da notebook, netbook e computer desktop, indubbiamente più versatili ma anche più scomodi da usare in movimento.
Il cavallo di troia di questa invasione, che rischia di ridimensionare fortemente la centralità dei computer tradizionali, perlomeno nella fruizione dei contenuti, si chiama multitouch.



E' indubbio, infatti che l'interazione diretta, fisica, col dispositivo, abbatta in un colpo solo vecchi paradigmi e ne imponga di nuovi nel nostro rapporto con la tecnologia.
Il futuro, dopo la scorpacciata dei compatibili e dei desktop fai da te, che non garantiscono più adeguati margini di guadagno, né controllo, per le aziende del settore, sembra inseguire la stella polare dei dispositivi embedded, quelli in cui hardware e software vanno a braccetto e identificano il prodotto nel suo complesso.


Integrato é meglio

Ne sono un esempio i prodotti di grande successo di Cupertino, ma anche gli sforzi di colossi come nVidia, che con Tegra punta ad offrire una piattaforma integrata per la progettazione e lo sviluppo di nuovi dispositivi, in diretta concorrenza con le soluzioni System on Chip di Intel, che studiate per i netbook, iniziano a far capolino anche nella nuova famiglia di Core i3/5/7, le prime CPU che offrono anche il calcolo integrato GPGPU e a quelle di AMD anch'essa prossima al lancio sul mercato di SoC che sfruttino la sinergia con Ati.



Del resto, nemmeno un colosso del software come Microsoft, le cui fortune affondano proprio nello sfruttamento del mercato aperto dai compatibili, si permette di restare a guardare se é ormai certo che arriverà sul mercato con uno smartphone tutto suo e (probabilmente) un tablet, assai ambizioso, il Courier.




Non perdiamoci di vista

Embedded per le aziende significa innanzitutto maggiore controllo sui propri prodotti.
Laddove, oggi, non è più possibile seguire il destino di un personal o di un portatile è assai più difficile modificare la natura di uno smartphone o di un tablet, anche perché l'impiego assai specifico che se ne può fare, telefonare per esempio, scoraggia, in parte, le modifiche che possano comprometterne il funzionamento.



Il fallimento di OpenMoko, del resto, insegna che una prerogativa imprescindibile di questi prodotti deve essere, in primis, l'affidabilità, un concetto che va difficilmente a braccetto con la volontà di sperimentare di hacker e smanettoni assortiti.



Chi non usa mezzi termini e punta dritto al cuore dell'affare é Google.
Il gigante della ricerca e dell'advertising sul web, ha recentemente dichiarato che, se una nuova battaglia tecnico/informatica dovesse scatenarsi, si combatterà nell'arena dei dispositivi mobili e a MountainView si sono attrezzati per tempo puntando su Android (aperto ma non troppo) e (forse) ChromeOS (aperto ma non troppo) che, pensato per i netbook, potrebbe corteggiare assai di più i costruttori dei tablet se questi dovessero riscuotere un successo tale da oscurare l'ascesa dei portatilini.



Serve un arbitro

Uno scenario del genere, offre alcuni spunti su cui ragionare.
L'indebolimento dei Desktop, in particolare il calo di attenzione dei Big verso questo mercato, potrebbe, in effetti, favorire una crescita nella penetrazione di qualche distribuzione GNU/Linux, il rischio, semmai, è quello di arrivare a tempo scaduto, quando il prodotto non interessa più a nessuno.
Il software libero, in particolare, quello che si è fatto il mazzo in tutti questi anni per realizzare una alternativa, potrebbe ritrovarsi con le briciole e dover ricominciare tutto daccapo per tentare la scalata di nuove piattaforme, col rischio di arrivare sempre in ritardo, quando anche questo limone è stato spremuto per bene.
Se Linux é, ormai, uno strumento per fare business consolidato e apprezzato in molti ambiti, lo stesso discorso non vale per software importanti come Gnome o KDE (con tutto l'ecosistema di applicazioni che gli ruotano attorno) che non hanno molto seguito, né senso, fuori dal contesto delle distribuzioni.
Un clima captato anche nella comunità del drago, che sta reagendo ai cambiamenti tentando di portare Plasma su una gamma estremamente varia di dispositivi e sistemi (anche grazie al coinvolgimento di alcuni colossi del settore che ne finanziano lo sviluppo), in primis per ribadirne la duttilità, ed in secundis, per renderlo uno strumento (aperto) che non corteggi solo la voglia di sfida degli hacker, ma possa costituire per le aziende una opportunità per stare sul mercato.



La sopravvivenza del software libero, la sua visibilità soprattutto, potrebbe passare, nei prossimi anni, dalla capacità di fare prodotto e non essere percepito soltanto come alternativa di qualcos'altro.
Le soluzioni a sorgente aperto potrebbero diventare l'arbitro di un mercato già funestato dalle carte bollate e i tribunali per questioni di brevetti e prevenire la (probabile) bolgia di protocolli e tecnologie simili, incapaci di comunicare fra di loro, salvo diversi interessi o accordi fra i soliti noti.
Google, in questo senso, diventerebbe un alleato di peso, visti i suoi interessi, con Android e ChromeOS, a mantenere aperti protocolli e tecnologia per garantire al più ampio bacino d'utenza possibile la fruizione dei suoi servizi.

giovedì 7 gennaio 2010

2010: Apple VS Google






E' bastato che filtrasse qualche rumors sul nuovo dispositivo portatile di Apple, iSlate, che dovrebbe essere presentato il prossimo 26 gennaio, che Google ha subito risposto, ventilando il proprio tablet in collaborazione con HTC.
Che a Mountain View subissero il fascino della mela morsicata é cosa assai nota fin dai tempi in cui Eric Schmidt sedeva in entrambi i consigli di amministrazione, eppure, da quando il nostro ha ridimensionato i suoi interessi, evidentemente in conflitto, Google non ha perso tempo per porsi in concorrenza diretta con la fascinosa fucina di idee e design fondata da Steve Jobs (e Steve Wozniak).
Per entrambi i prodotti, val la pena di ricordare, il velo di fumo é ancora piuttosto fitto, tuttavia sembra assai probabile che Cupertino alzerà il sipario su un nuovo gingillo che potrebbe rimescolare gli scenari del mercato mobile e fissare, così, un nuovo trend.

[Il marketing Apple s'è già messo in moto per alimentare l'attesa su iSlate]

iSlate, dovrebbe essere un tablet in alluminio con uno schermo multitouch da 7 pollici ed un hardware molto simile ad un macbook pro unibody, entry level, con supporto Bluetooth, Wi-Fi e webcam integrata,  equipaggiato con una fantomatico OS X Clouded Leopard che lascerebbe intendere l'intenzione  di costruire un ecosistema di applicazioni dedicate per il dispositivo, magari disponibili presso l'appstore, che non cannibalizzi gli stessi portatili o gli iMac di Cupertino.
Un approccio molto simile a quello che Google sembra voler fare col suo Chrome OS che, sempre secondo i soliti ben informati, potrebbe, invece, dotare il fantomatico tablet di HTC.
Il guanto di sfida, che Android aveva lanciato, nell'ambito degli smartphone, al successo di iPhone, si rinnova così, in un potenziale nuovo segmento, quello dei MID, che non hanno mai riscosso molto successo ma che, con gli attuali progressi delle interfacce sensibili al tocco, potrebbero davvero dare del filo da torcere persino ai netbook, piccoli, dalle autonomie limitate, mediamente scomodi da usare e assai poco potenti, e trovare, nel legame a doppio filo con la rete e i suoi servizi, una loro precisa identità commerciale, costi permettendo, ovviamente, che non si annunciano certo popolari.
Si parla, infatti, di una cifra compresa fra 700 e 900 dollari per iSlate, mentre per il concorrente, non trapela ancora alcuna stima.
Fra i duellanti del nuovo millennio, potrebbe inserirsi il terzo incomodo che è Courier di Microsoft.


[nell'immagine: un prototipo di Courier]

Il gigante, che sembra meno lucido in un mercato che sta rapidamente evolvendosi ed in cui la centralità del personal sta lentamente tramontando, é pur sempre un avversario temibile ed il suo prototipo di tablet a doppio schermo, simile ad una seriosa agenda, potrebbe corteggiare le esigenze di manager e professionisti sempre in movimento.
Al CES di Las Vegas, che apre oggi i battenti, proprio in queste ore, Steve Ballmer ha presentato Slate realizzato in collaborazione con HP.



Il dispositivo avrà, più tradizionalmente, un singolo display di dimensioni piuttosto generose, si parla di 10 pollici, e come la concorrenza dovrebbe affacciarsi sul mercato entro l'anno.
In mezzo a tante supposizioni é, per il momento, l'unico prodotto concreto che si può toccare con mano. 
Be', più o meno.

lunedì 4 gennaio 2010

Plasma Netbook Shell: il desktop ideale per i netbook?



Uno dei problemi più sentiti dall'utenza netbook è, sicuramente, la pessima gestione dello spazio desktop sacrificato in monitor di dimensioni ridicole e spesso non supportato da interfacce adeguate.
L'approccio fortemente standardizzato di Microsoft, del resto, ha aggredito il mercato con aggeggi che mimavano i normali laptop, pur non possedendone le caratteristiche di potenza è usabilità.
La comunità open source ha risposto con progetti dedicati, anch'essi abbastanza insoddisfacenti per lentezza, ergonomia e personalizzabilità.
Solo Moblin, in effetti, sembra approcciare la materia con le carte in regola per fornire all'utente un buon bilanciamento fra esperienza d'uso e duttilità.
Accanto al progetto, sponsorizzato da Intel, ne esiste un altro, in seno alla comunità di KDE, che prende il nome di Plasma Netbook Shell.
Nel suo blog, Marco Martin, illustra i progressi dell'interfaccia per i netbook elencandone le peculiarità, le ambizioni e mostrandone un'anteprima in video.

La metafora scelta é quella del quotidiano, Newspaper, e, nelle intenzioni dei suoi sviluppatori, dovrebbe permettere all'utente di avere, al contempo, una visione d'insieme dei contenuti e la possibilità di focalizzare l'attenzione su uno di essi in particolare.
Un netbook, secondo Martin, non é ideale per creare contenuti nel senso stretto del termine ed è percepito, piuttosto, come uno strumento che ne permetta la fruizione in mobilità.


Le peculiarità di plasma, il desktop di KDE 4 basato sul concetto di attività e widget, consentirebbero di personalizzare fortemente il proprio spazio, di suddividerlo e moltiplicarlo, mantenendo al contempo la giusta razionalità per districarsi, per esempio, fra un post sul proprio blog, la lettura di uno o più feed, l'aggiornamento del proprio stato sui social network, una chiacchierata con gli amici in chat.
Sarà possibile valutare i progressi di Plasma Netbook Shell già a partire dal rilascio stabile di KDE SC 4.4 previsto per il 9 febbraio.

martedì 24 novembre 2009

Chrome OS: un browser per domarli...



Immagino non sia una grossa novità leggere che Chrome OS abbia fatto capolino alla comunità informatica il 19 di novembre.
Molti, probabilmente, avranno già avuto modo di provarlo su una bella macchina virtuale, come ho fatto anch'io, e tirare le prime somme.

Scremata l'attesa, in effetti, quello che ho potuto usare non sembra granché.
Il cuore è Linux, qualche altro pezzo viene da Ubuntu, che fattivamente, pare, contribuisca allo sviluppo del concorrente.
Velocissimo ad avviarsi, ma lento come un bradipo nell'uso pratico (parliamo di una macchina virtuale e quindi l'impressione va presa con beneficio di inventario), questa anteprima di sistema operativo è essenzialmente una interfaccia web basata su Chrome, il browser, che permette agli utenti di usufruire di servizi e applicazioni figlie del web 2.0, meglio se provenienti da Mountain View.

Questa non è una vera e propria novità, in effetti.
Lentamente e, pare, inesorabilmente sembra compiersi una visione di SUN di un decennio fa.
Furono tra i primi a parlare di software come servizio usufruibile da remoto.
Erano assai in anticipo sui tempi, ma chiedevano in cambio un affitto, per reggere il baraccone.
E l'idea non piacque a nessuno.
Oggi Google, che rastrella una fetta rilevante dell'advertising in rete, può invece permettersi di concedere i suoi servizi gratuitamente alla stragrande maggioranza degli utenti in cambio di qualche dato, più o meno sensibile, da girare ai suoi inserzionisti.

Chrome OS, in questo preciso momento è essenzialmente questo, un portale privilegiato per chi voglia farsi pubblicità, una grossa opportunità per fare business, una corsia preferenziale per sviluppare, o far decollare, tutta una serie servizi on demand di software e contenuti (protetti), smantellando anche l'ultimo filtro fra l'utente e il mercato, il desktop personale, che, infatti, semplicemente non esiste più.
Che un simile formato ottenga consenso e successo è ancora tutto da dimostrare, il lancio effettivo del sistema è previsto solo per la fine del 2010, ma la piattaforma d'elezione, i netbook, garantisce, comunque, un bacino d'utenza molto più giovane, dinamico, il popolo dei social networks e di youtube, probabilmente, assai meno ostile a lasciarsi conquistare.