mercoledì 22 settembre 2010

Viaggio attorno a KDE SC: Gwenview



Succede più spesso di quanto pensiamo che il nostro giudizio su cose o persone non vada oltre la prima impressione ed è assai difficile cambiare idea quando a pelle decidiamo che qualcosa o qualcuno non ci piace.
E' un po' il caso di KDE4 che, dopo le furenti polemiche seguite al suo primo rilascio stabile, continua faticosamente a risalire la china nei confronti di Gnome, il desktop libero, ergonomico per antonomasia quasi a furor di popolo.
Così, se a KDE non fa difetto un aspetto assai gradevole e moderno, molti continuano a giudicare la famigerata user experience piuttosto carente rispetto alla concorrenza.
Ma è davvero così?
Per verificare se le critiche sono meritate o figlie dell'acerrimo campanilismo che divide le comunità dai tempi di Atene e Sparta o Sàdoma e Camòrra¹ iniziamo, oggi, un viaggio attorno al software subito disponibile insieme a KDE SC4 per capire cosa si può fare ed a cosa dobbiamo rinunciare dopo il nostro salto nel mondo dell'open source sul dorso del Drago.


PregiDifetti


  • Subito semplice

  • Tante utilità

  • Operazioni batch sui files e le immagini



  • Funzioni avanzate un po' nascoste

  • Interfaccia poco ispirata

  • Non gestisce le fotocamere, ma solo gli archivi USB


  • Gwenview al primo avvio


    Le nostre peregrinazioni partono dal gestore delle immagini integrato, semplice, veloce e con diverse utilità per la manipolazione delle immagini che non fanno rimpiangere software più blasonati e complicati.
    Di primo acchitto, infatti, Gwenview serve per sfogliare le immagini e le fotografie del nostro disco rigido o per importarle rapidamente dalla nostra fotocamera, a patto che questa sia configurata come archivio USB.

    La filosofia è quella di renderlo fin da subito uno strumento chiaro, familiare e di facile utilizzo, una specie di iPhoto, un po' più spartano magari, ma non meno efficacie del cugino ricco di Cupertino.

    E così, ecco che possiamo catalogare i nostri scatti, taggarli, lanciare presentazioni di intere cartelle o su precisi criteri semantici, per esempio, grazie all'integrazione con Nepomuk.
    Quando il lavoro si fa più serio, un comodo menù laterale riassume un venatglio di operazioni basilari per manipolare le nostre immagini: possiamo ruotarle, ridimensionarle, tagliarle e rimuovere i famigerati occhi rossi dalle fotografie.
    Gwenview, inoltre, gestisce lo scanner sostituendo egregiamente il precedente Kooka per KDE 3 e X-Sane, dal design fluttuante piuttosto spiazzante al primo impatto.

    La funzionalità è, inspiegabilmente, un po' nascosta e raggiungibile dal menù Estensioni > Importa insieme a diversi altri servizi.

    Kipi-plugins


    Come per il suo fratello maggiore, Digikam, anche Gwenview supporta Kipi-plugins, una collezione di funzioni accessorie che estendono in modo importante le possibilità del gestore di immagini.
    Le Estensioni ci permettono di operare in modo più approfondito sugli album o sulle collezioni.
    Sono supportati i maggiori servizi per l'upload dei nostri scatti: Flickr, SmugMug, Picasa l'onnipresente Facebook e diversi altri, possiamo creare presentazioni di maggiore impatto sfruttando le librerie OpenGL e la possibilità di aggiungere una colonna sonora, o esportare gallerie, anche in Flash, con l'apposito plugin SimpleViewer installabile a parte con una rapido wizard.
    Possiamo creare un calendario a partire dalle nostre foto, convertire file RAW importati da una reflex, processare una sequenza di immagini con le operazioni batch per rinominarle, ridimensionarle, ruotarle, convertire da un formato all'altro in un'unica soluzione o applicare una serie di filtri ed effetti, senza per forza ricorrere ad un programma di fotoritocco quando non è strettamente necessario e soprattutto senza intaccare le immagini originali grazie alla possibilità di stabilire diversi criteri per il salvataggio delle modifiche.
    In un futuro non troppo lontano, potrebbe debuttare anche il riconoscimento facciale, con libkface, un progetto sponsorizzato da Google Summer of Code.
    L'unico appunto è l'interfaccia, davvero poco ispirata, in generale e dei plugin, in particolare, dal design un po' vecchiotto e invadente rispetto a soluzioni più compatte e moderne.
    Avremmo preferito, per esempio, la possibilità di apprezzare le modifiche in tempo reale invece di affidarci ad una modalità anteprima un po' scomoda, soprattutto quando ci si ritrova a voler cambiare i bilanciamenti di colore, contrasto e luminosità, che costringe a provare un po' alla cieca prima di trovare qualcosa di soddisfacente.
    Non è, sicuramente, lo scopo ultimo di questa applicazione, ci rendiamo conto, ma una interfaccia meglio progettata non sarebbe certamente sgradita agli utenti.
    Del resto, sotto la facciata rassicurante si nasconde un ottimo software che si fa apprezzare soprattutto per le tante comodità offerte all'utente, smaliziato e non.

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