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mercoledì 2 novembre 2011

Quella strisciante sudditanza psicologica



Parliamo di Secure Boot, sì proprio la nuova tecnologia con cui Microsoft intende certificare i propri partner, quelli che installeranno Windows 8 sui loro prodotti, per salvaguardare l'utente da virus, rootkit, malware, trojan e compagnia bella.
Secure Boot, in buona sostanza, verifica che il sistema operativo installato sia autorizzato a funzionare sul vostro personal attraverso l'assegnazione di una chiave digitale che, potrei scommetterci, sarà a 256 bit.
Come potrei scommettere che il responsabile della crittografia sarà un chip denominato Trusted Platform Module, per gli amici TPM, che se andate a spulciare lo troverete anche da qualche parte nella vostra motherboard dove dorme da anni.

martedì 19 aprile 2011

Ancora una settimana per il nuovo The Humble Bundle.



Dopo aver spopolato con la prima e seconda edizione, che hanno rastrellato assieme quasi 3 milioni di dollari, è arrivato il terzo The Humble Bundle dedicato, stavolta, ai titoli Frozenbyte, sviluppatore finlandese indipendente, che i videogiocatori più attenti conosceranno soprattutto per l'atipico action-game Trine.




E proprio quest'ultimo, assieme ad altri due titoli completi, Shadowgrounds e Shadowgrounds Survivors, a diversi bonus, compreso il preordine di Splot, l'ultima fatica in sviluppo da Frozebyte e i sorgenti di Jack Claw, un gioco che non ha mai raggiunto gli scaffali, sono i protagonisti dell'ultimo contest.

venerdì 28 gennaio 2011

AppStream: poco arrosto



Giusto qualche giorno fa, scrivendo delle occasioni perdute dal software libero, caldeggiavamo un coinvolgimento in prima persona di Sourceforge o di FSF nella realizzazione di un Appstore che promuovesse convintamente tutto il software open source, secondo un modello che riscuote crescente consenso negli utenti.
Una prima risposta sembra giungere da AppStream, annunciato proprio un paio di giorni fa, in Germania, durante un meeting fra i membri delle principali distribuzioni Linux che intenderebbero unificare, sotto una interfaccia comune, le complesse transazioni di installazione e risoluzione delle dipendenze cui è abituato l'utente del pinguino.

venerdì 31 dicembre 2010

L'anno che verrà



Come si può leggere sulle riviste serie, l'avvento del nuovo anno è un'occasione per stilare la lista di quel che ci stiamo lasciando alle spalle.
Un po' tutti si divertono a raccogliere il meglio - e il peggio - che ha attraversato gli ultimi 365 giorni ed a sancire vincitori e vinti.
Noi, che cerchiamo sempre di capire come vanno realmente le cose, proveremo a fare l'esercizio opposto: guardandoci alle spalle, proviamo ad interpretare l'anno che deve ancora venire in una sorta di oroscopo tecnologico per azzardare i nuovi protagonisti del 2011.

Le tentazioni della mela

E' facile prevedere che Apple sarà di nuovo sulla bocca di tutti con gli iPad di seconda generazione e, probabilmente, iPhone5.
Cupertino, del resto, non ha altra scelta se non quella di spingere pesantemente sul frequente rinnovamento della sua gamma per mantenere alta l'attenzione di consumatori e carrier telefonici e provare a scompigliare i piani dei diretti concorrenti.
L'impegno non sarà, ovviamente, circoscritto al solo hardware, la mela proverà ad insistere su FaceTime per allargarne il bacino di utenze e il peso in termini di adozione e supporto da parte di terzi.
Mac OS X Lion verrà a trovarci entro l'estate e solo allora sapremo se Jobs&Soci saranno riusciti a spostare l'asticella dell'interazione uomo/macchina quel tanto che basta per lanciare una nuova rivoluzione come è stato per il mondo della telefonia.

mercoledì 8 dicembre 2010

Il pinguino dei videogiochi





Parafrasando IL PROFETA per eccellenza, quello di cui fra poco festeggeremo il duemilaundicesimo genetliaco, secondo il calendario Gregoriano, non di solo pane vive l'uomo e nemmeno di solo kernel, aggiungiamo noi, presi come siamo dalle seriose dinamiche del software libero, le implicazioni di mercato e i processi alle intenzioni, più o meno legittime, di chi prova a portarsi a casa la fatidica pagnotta cui il profeta accennava poc'anzi.
Accantonati per un momento gli argomenti seri, ci concediamo un po' di sano cazzeggio, ispirati tanto dal clima natalizio che incombe, quanto dal proposito che ci vuole tutti più buoni, pena una bella calza di cenere e carbone al posto dei desiderati balocchi.
Il nostro cazzeggio preferito sono i videogames e, spero, sia anche il vostro, perchè oggi mi punge la vezza di parlarvi di Playonlinux, che potremmo definire un gestore di programmi/giochi per Windows basato su Wine.

sabato 17 aprile 2010

Do Androids dream of electric sheep?¹




HTC, Toshiba, MSI, persino HP, che ha recentemente alzato il sipario sul suo SlatePC con Windows 7, pare stiano lavorando ad una tavoletta con Android.



Il sistema operativo per smartphone, lanciato da Google e il cui market share si avvicina a grandi passi a quello di iPhoneOS, punta ad espugnare anche i tablet, cercando di imporsi come piattaforma di riferimento per questa nuova generazione di prodotti, pensati per il cloud computing e l'utilizzo in mobilità.



La natura open source di Android, il suo cuore Linux, sembrano renderlo uno strumento vantaggioso e flessibile per tutti quei produttori che intendono competere con Apple, in questo strategico segmento di mercato e la disponibilità di un appstore, Android Market, garantisce fin da subito un vasto parco di software che aggiunge appetibilità e grande valore all'offerta, senza doversi sobbarcare i costi dell'infrastruttura, come fanno a Cupertino.



Il destino di questi dispositivi, infatti, - e il successo di Apple sta qui a dimostrarlo - é legato a doppio filo all'ecosistema dedicato che riusciranno a creare attorno a se, perchè è apparso fin troppo evidente che le applicazioni tradizionali male si adattano alle dimensioni ed alle caratteristiche peculiari dei tablet.
Google, è chiaro, punta ad unificare il mercato mobile - come Microsoft ha fatto per quello desktop - sotto l'egida del suo marchio e cavalcare l'onda impetuosa dell'open source potrebbe rivelarsi vincente soprattutto per rafforzare la penetrazione dei propri servizi, presso un pubblico sempre più vasto.
Del resto, studi di settore prevedono, per il 2010, una crescita pari al 24% di dispositivi basati su Android, accanto ad un 10% che invece potrebbe preferirgli Windows 7.
Più incerto appare il destino di ChromeOS, il sistema totalmente cloud che non sembra destare altrettanto interesse nel mercato se è vero che solo Asus dichiara di essere seriamente impegnata ad implementarlo in un suo tablet previsto per l'estate.
Come altre idee di Mountain View, questo OS potrebbe rivelarsi nel breve/medio periodo una semplice piattaforma sperimentale in attesa che maturino tecnologie¹+²+³ e soprattutto abitudini dei consumatori, che iniziano a considerare la rete come uno strumento poliedrico dove cercare informazioni, ma anche intrattenimento e svago.


Una evoluzione evidente fotografata anche dal puntuale rapporto di Nielsen.



¹ - Il titolo del post è la citazione di un racconto di Philip K.Dick

lunedì 22 febbraio 2010

Ubuntu One Music Store: ma per chi?




Che Lucid Lynx potrebbe avere un suo Music Store non è una novità.
L'idea circola da tempo e, del resto, rientrerebbe in una precisa strategia di mercato attuata da Canonical, per fornire il cosiddetto valore aggiunto alla sua distribuzione.
Per valore aggiunto, intendiamo quel qualcosa in più che dovrebbe pesare nella scelta di un prodotto rispetto ad un altro.
Dopo Ubuntu One, il servizio di storage online, che ricorda molto da vicino Mobile Me e il cambio del motore di ricerca predefinito su Firefox per i nuovi utenti, che saranno accolti da Yahoo, Shuttleworth e soci proseguono il loro percorso per monetizzare gli investimenti intrapresi in questi anni, con lo scopo di trasformare l'affare Ubuntu in qualcosa di realmente remunerativo.
Così, imboccando un solco già tracciato da Apple, anche Canonical potrebbe provare a vendere musica trasformando Rythmbox (o forse Banshee?) nel suo iTunes.

Alla luce di questi movimenti, con una percentuale di diffusione piuttosto aleatoria, con partnership commerciali non del tutto chiare, è lecito chiedersi: a chi venderanno la loro musica?
Apple, che sembra stia diventando un modello economico per molti, per esempio, si è ritagliata un suo segmento e partendo da lì, sta aggredendo il mercato globale solo oggi, dopo un ventennio di nicchia.
Può contare su uno zoccolo duro di utenti e con i nuovi prodotti, soprattutto in ambito mobile, è riuscita a conquistarne altri.
I suoi servizi a valore aggiunto orbitano perlopiù attorno ad un hardware di riferimento, sia esso il Mac o iPod/iPhone ma, cosa più importante, i dati evdenziano che l'utilizzatore Apple dimostra una propensione a spendere che non si riscontra in altri ambiti.
Se lo scenario del successo è questo, Canonical cosa può mettere sul piatto della bilancia per allettare i suoi, eventuali, soci in affari?
Ubuntu, non è legata a nessun hardware in particolare, anzi spesso viene percepita e propagandata come una alternativa a (basso costo) Windows o Mac OS X, piuttosto che come sistema con una propria autonomia e identità, da installare sulle proprie macchine.
Esiste un cortocircuito comunicativo che promuove le sue applicazioni come sostituti o alternative a: Photoshop, Messenger, iTunes, Office, tradendo, se non una vera sudditanza psicologica, almeno una timidezza di fondo nel valorizzare i propri strumenti, nei confronti di prodotti sicuramente più blasonati.
E proprietari.
Quandanche esista un partner commerciale, come nel caso di DELL, la situazione é paradossale, con il colosso texano comunque interessato alla vendita dell'hardware e Canonical che, inspiegabilmente, non approfitta della vetrina per promuovere alcuna eventuale forma di supporto o servizio al suo prodotto di punta, che pure offre, anche a pagamento, rimpallando di fatto gli utilizzatori in difficoltà da un forum di appassionati all'altro.
L'utente tipo di Ubuntu, infine, nonostante lo slogan di Linux per esseri umani è ancora il geek smanettone che passa le sue giornate a provare software, per valutarne i progressi, ma senza usarlo mai seriamente, installandolo rigorosamente da terminale, perchè più pratico, e purgandolo subito dopo aver navigato 5 minuti fra i suoi menù, spesso impegnato nella redazione di guide su come cambiare il tema di default per renderlo simile a ...[Mac OS X?] o disquisendo su quanto andrebbe rivisto il design dell'icona del cestino, integrata nella barra, per renderla maggiormente ergonomica.
Questo utente, folgorato sulla via per Città del Capo dalla filosofia di Stallman sul software che dovrebbe sempre essere libero (dal peccato?), modificabile a piacimento, disponibile per tutti (non ha mai detto che debba essere gratis, ma deve essersi verificato un refuso quando lo scrisse, nero su bianco), che boicotta Mono perché sì, ma anche no, questo utente, mi chiedo, è disposto ad aprire il portafogli, per acquistare, oggi, un album o anche solo un singolo brano e domani, chissà, una applicazione, (open source, perchè no?) dal Gestore di Software?

venerdì 12 febbraio 2010

Anche Linux professa il Credo dell'Assassino.





Un po' di Storia

Desmond Miles fa il barista.
La sua vita tranquilla e abitudinaria viene sconvolta da un rapimento.
La Abstergo Industrie possiede uno strumento straordinario, l'Animus, in grado scavare nei ricordi degli antenati e Desmond Miles ne conta di importanti lungo la stessa linea di sangue.
Altair é uno di essi.



E' un sicario, che vive in Terra santa nell'anno del Signore 1191.
Crociati e Musulmani si contendono Gerusalemme.
Tanto capace, quanto spavaldo e avventato, fallisce un agguato e lascia morire il fratello di un suo compagno.



Degradato al rango di novizio dal suo mentore, Al Mualim, avrà salva la vita solo assassinando quella di altre nove persone, cavalieri Templari, che fomentano gli scontri in Terra Santa.
Spiazzato dalle rivelazioni sul proprio antenato, Desmond Miles decide di calarsi nei ricordi di un lontano passato e svelare le reali intenzioni dell'Abstergo.





Il gioco

Assassin's Creed é un titolo Ubisoft Montreal pubblicato per PS3, Xbox360 e PC a cavallo fra la fine del 2007 e il primo quadrimestre del 2008.
E' il primo di una trilogia, che ha visto recentemente il rilascio del secondo capitolo per le console Sony e Microsoft e dovrebbe raggiungere a breve anche i PC Windows.



L'Animus, avveniristico marchingegno che permette di indagare nei ricordi degli antenati, è il pretesto per calare il giocatore nelle avventure rocambolesche degli avi di Desmond Miles, assassini con un preciso codice d'onore e invidiabili doti atletiche.



Nei panni di Altair, scaleremo edifici, uccideremo i nostri obiettivi, salveremo poveracci dai soprusi dei potenti e dipaneremo una storia ingarbugliata in cui niente è quello che sembra, cercando sempre di non fare troppo rumore, come si conviene ad un bravo assassino.





Multipiattaforma fino ad un certo punto

Abbiamo già scritto che Assassin's Creed ha visto la luce praticamente su ogni sistema Next-Gen e PC Windows.
Wine, in modo probabilmente imprevisto dai suoi stessi sviluppatori, estende questa compatibilità anche ai sistemi non Microsoft per raggiungere potenzialmente ogni altra piattaforma non supportata ufficialmente per cui esista questo livello di compatibilità.



E' così che le avventure di Altair rivivono anche sugli schermi della mia Mandriva 2010.0 x86-64, in modo non certo impeccabile, ma comunque sorprendente e certamente apprezzabile.
Il lavoro del team di Wine nel riscrivere librerie ed API di Windows é impressionante.
Il gioco si installa senza alcun problema e lo Scimitar-Engine, che gestisce tutta la scintillante baracca viene digerito quasi senza tentennamenti.
In DirectX 9.



Certo le prestazioni, a parità di hardware, non sono paragonabili alla versione Windows, ma la scalabilità del motore grafico e qualche piccolo ritocco al file .ini, di configurazione, garantiscono performance comunque dignitose e una qualità visiva che rimane gradevolissima, con qualche artefatto nelle lunghe cavalcate che collegano una città all'altra.



Armati di un buon joypad analogico il feeling è piuttosto buono e raramente si percepisce la sensazione di giocare in emulazione.
Accade soprattutto nelle scene più concitate, o particolarmente affollate, quando, più che la magnificenza della grafica, sono le routine di intelligenza artificiale che gravano di più sui calcoli del processore mettendo a nudo tutti i limiti di Wine.



Per un Hardcore Gamers, attento ad ogni sbavatura o imperfezione é assai poco interessante misurarsi con Wine, ma è anche vero che un videogiocatore puro é spesso solo utente Windows.
Per tutti gli altri, che vogliono solo divertirsi e hanno voglia di una bella storia, é, invece, una opportunità da prendere in considerazione.
Quanto meno evita la seccatura del riavvio.
E non è poco.

mercoledì 13 gennaio 2010

[INCHIESTA] - 1 di 3 - Il business di Linux: introduzione




nota: per agevolarne la lettura, l'articolo è stato suddiviso in 3 puntate che verranno pubblicate separatamente. Buona lettura.

Il grafico sottostante fotografa la situazione attuale nel mercato dei sistemi operativi.
Sebbene Windows continui a dominare incontrastato col suo 92.21%, lasciando a Mac OS X un esiguo 5%, particolare interesse, per noi, riveste il modestissimo 1% dei sistemi Linux, strappato dopo 18 anni di onorato e ostinato servizio.
Un po' per gioco, un po' per curiosità, siamo andati a spulciare cosa nasconde quel misero punto percentuale, senza alcuna velleità di essere scientifici ci siamo semplicemente chiesti: chi riesce a fare affari col pinguino, chi lo usa davvero ed a che scopo e perché Linux continua ad essere un tabù per il grande pubblico?




[ fonte: market share ]


I protagonisti

In principio era Red Hat.
Nell'ottobre del 1994 Marc Ewing rilasciò al pubblico una distribuzione denominata Red Hat Linux.
Bob Young, che 2 anni prima aveva fondato ACC Corporation, impegnata nella vendita si software per Unix, acquistò l'anno successivo la piccola impresa di Ewing ed insieme diedero vita a Red Hat Software.
Red Hat é, a tutti gli effetti, pioniera del business model basato sull'open source e può essere considerata leader indiscussa del settore.
Molte altre distribuzioni, come MandrivaCentOSFedora (che è sponsorizzata dalla stessa RedHat) mutuano la struttura del sistema e la gestione dei pacchetti software, con RPM, introdotto dalla stessa azienda nel 1995, con il rilascio della RHL 2.0 Beta.
La storia di Novell inzia da assai più lontano.
La società, fondata da George Canova, Darin Field e Jack Davis, muove i primi passi nel 1979, come Novell Data System, e sviluppa essenzialmente hardware per il sistema operativo CP/M.
Solo nel 1983 accorcerà il suo nome in Novell Inc. e rilascerà sul mercato il suo sistema operativo di rete NetWare.
Un prodotto che si imporrà negli anni 80 come standard nel settore delle reti.
Il lento declino dovuto a investimenti sbagliati, scarsa innovazione ed alla concorrenza spietata del nuovo Windows NT, investirà l'azienda per tutti gli anni '90, che, con l'acquisizione di Ximian e Suse, nel 2003 entra a pieno titolo nel mercato di Linux, con le versioni commerciali server e desktop della distribuzione tedesca del camaleonte.
Ben più recente é la storia di Canonical.
La società fondata da Mark Shuttleworth nel marzo del 2004 è piuttosto atipica rispetto ai suoi diretti concorrenti.
Si occupa della promozione di progetti legati al software libero e rilascia al pubblico una propria distribuzione gratuita, Ubuntu, basata sul core di Debian.

domenica 3 gennaio 2010

Una sbirciatina a VideoLAN Media Creator




[VideoLAN Movie Creator]

Sembra un periodo promettente per i software di editing video opensource.
Dopo Kdenlive, OpenShot, e Pitivi, che dovrebbe addirittura debuttare sulla prossima versione di Ubuntu 10.4 la prossima primavera, anche il Team di VideoLAN, il diffusissimo player multimediale, ha dichiarato di essere impegnata nello sviluppo di una applicazione per il montaggio video non lineare, opensource e multipiattaforma.
VideoLAN Movie Creator è disponibile al momento via GIT e abbiamo deciso di farci un'idea di quello che bolle in pentola recuperando i sorgenti e compilandoli su una Mandriva 2010.0 i586 - Kde 4.2.3.
L'editor richiede che sia installata anche la versione di sviluppo di VLC, 1.1, anch'essa scaricabile da GIT.


[il Wizard di configurazione del Progetto]

Al primo avvio VLMC, ci accoglie con un wizard che ci guida alla configurazione del progetto: possiamo scegliere il nome, una cartella di destinazione, la risoluzione, fino a 1080P, le caratteristiche dell'audio, mono o stereo.
L'interfaccia dell'applicazione, scritta in QT4, é configurabile a piacimento dall'utente, per una maggiore confortevolezza d'uso ed è interessante la possibilità di lavorare a pieno schermo, soprattutto quando si usano più monitor, per sfruttare meglio lo spazio a disposizione.


[L'interfaccia per l'importazione delle clip: in crash!]

L'unico appunto, per adesso, é la discutibile scelta cromatica che rende difficoltosa la lettura di comandi e funzioni e l'impossibilità di lavorare su più livelli, anche se, dobbiamo sempre tener conto che si tratta di una versione abbondantemente incompleta.
L'importazione delle clip avviene attraverso un ottimo gestore che offre anche una preview completa di quello che stiamo caricando.
Purtroppo non è stato possibile lavorare su niente di concreto a causa proprio dei ripetuti crash dell'interfaccia.
Il riconoscimento dei formati non è ancora completo, anche se poggiare sulle fondamenta di VideoLAN è comunque una garanzia di supporto ai codec liberi e proprietari più disparati e, per esempio, i file flv scaricati da youtube hanno richiesto una transcodifica mpeg/wav prima di essere riconosciuti da VLMC.
L'immediatezza d'uso, la pulizia e razionalità dell'interfaccia, la natura multipiattaforma e il curriculum dei programmatori che se ne occupano, lasciano ben sperare per una alternativa open source di qualità ai soliti software proprietari.
Il team conta di rilasciare al più presto una pre-release per Linux, Windows e Mac.
Restiamo sintonizzati.

martedì 22 dicembre 2009

Digikam 1.0 organizza le nostre collezioni di foto [UPDATE]





Digikam raggiunge la versione 1.0.
Il gestore di fotografie open source che permette di gestire, modificare, migliorare, organizzare e condividere i propri scatti sui sistemi GNU/Linux sarà disponibile anche per Windows, grazie al progetto specifico di KDE.
Molti sono i miglioramenti rispetto all'ultima versione 0.10 beta e fra questi troviamo:
  • Completa riscrittura del codice per la gestione del colore;
  • Un nuovo manager per le operazioni batch sui file;
  • L'assistente alla prima esecuzione rinnovato e migliorato;
  • Supporto ai file PGF, per una migliore gestione dello spazio occupato da immagini e miniature;
  • Supporto alla geolocazione delle proprie fotografie integrato con OpenStreet Maps;
  • Nuovi strumenti per la simulazione dell'HDR e il Liquid Rescale.
I sorgenti sono disponibili a questo indirizzo.

Provalo Subito Su:

Se hai installata Mandriva 2010.0 in versione 32/64 bit puoi provare direttamente il software scaricando i pacchetti in una cartella della tua home e installandoli con pochi semplici passi:
  • dopo il download apri un terminale nella cartella contenente i pacchetti e digita, come root:
    gurpmi *.rpm
  • l'installatore integrato provvederà, in automatico, alla risoluzione di eventuali dipendenze

martedì 10 novembre 2009

La scrivania che cambia: dalle icone alle parole.






[ l'interfaccia di Apple proposta nel Machintosh® del 1984 ]


L'esordio del desktop semantico, proprio con la piccola Mandriva 2010.0, piccola se confrontata coi giganti dell'informatica e della tecnologia, si rivela una occasione interessante per fare una rapida cavalcata alle idee che hanno animano e animano i desktop moderni solo apparentemente immutabili nel corso del tempo.
Se agli albori, in effetti, il concetto di interfaccia grafica rappresentava la necessità di mediare la complessità d'uso di un calcolatore con una metafora che fosse comprensibile ed intuitiva per gli utenti, ecco quindi la rappresentazione, quasi naturale, di una scrivania e di cartelle dove poter conservare i nostri documenti digitali, col passare degli anni, l'uso intensivo e pervasivo dei PC ha posto ulteriori problemi agli utenti che intendono districarsi nell'overdose di contenuti che affollano gli odierni hard disk.
E' un fatto che, anche nel più organizzato dei desktop, è assai difficile districarsi fra cartelle e sottocartelle zeppe di files, di cui spesso ci siamo completamente dimenticati o che stentiamo a ritrovare proprio nel momento in cui ne avremmo bisogno.
Fu così che nel 2004 Google, forte delle sue tecnologie di ricerca e organizzazione delle informazioni, rilasciò la prima beta del suo tool, Desktop Search, per WindowsXP, un software che sarebbe diventato multi piattaforma solo nel 2007 e che, attraverso una indicizzazione del disco rigido, permetteva di recuperare qualsiasi informazione digitando poche, semplici, parole in un campo di ricerca.




[ Google Desktop Search ]

La risposta di Apple all'esigenza non si fece attendere e nel 2005 venne introdotto Spotlight, in Mac OS X che offriva funzionalità assai simili, la possibilità di taggare i propri files con parole significative, ed era integrato al concetto di Cartelle Smart, meta-cartelle, in cui i contenuti venivano raccolti e presentati secondo uno o più criteri definiti dall'utente.



[ Apple Spotlight ]

I tags, vengono introdotti anche in Windows Vista, che riunisce ed integra, nel 2007, i pezzi, con un motore di indicizzazione e ricerca interno al sistema operativo e la possibilità di creare cartelle virtuali, per raggruppare files della stessa specie, che sollevassero l'utente da una rigida e spesso noiosa divisione dei contenuti.
Idea, questa, ripresa ed ampliata anche in Seven.



[ il tool di ricerca integrato negli ultimi prodotti Microsoft ]

Il filo comune che lega queste tecnologie è più o meno sempre lo stesso, permettere all'utente di trovare quello che cerca nel minor tempo possibile.
E' con KDE4, tuttavia, che poco meno di due anni fa, l'idea di organizzazione della scrivania subisce una sterzata interessante, le cui potenzialità possiamo provare con mano solo adesso con la piccola Mandriva 2010.0.
Non è una soluzione definitiva, né implementata in modi particolarmente eleganti, per il momento, ma è un passo importante verso qualcosa di nuovo.



[ Il desktop semantico di KDE 4 ]

Con Nepomuk, l'obiettivo non è più solo la ricerca del contenuto, ma la possibilità di correlarlo secondo logiche proprie dell'utente, un superamento della divisione rigida e/o semplicistica dei files, tantii contenuti diversi legati da un filo conduttore.
Un percorso, o più percorsi di senso, che attraversano i nostri dischi rigidi e ci permettono di correlare non solo i files, ma anche il significato che essi rivestono nella nostra vita: ricordi, interessi, viaggi, eventi, immediatamente disponibili nella loro interezza e trasversalità, grazie, anche qui, al potere delle parole.

Meno verboso, ma non meno interessante, si annuncia, nel prossimo futuro, l'approccio dell'altro grande progetto di desktop open source, GNOME, che con la release 3 e l'adozione di Zeitgeist prova a trasformare lo spazio di lavoro in un diario che tenga traccia delle nostre attività quotidiane.
Da un desktop che puntava prevalentemente all'azione: punta, clicca e lancia, siamo arrivati ad uno che fa dell'organizzazione la sua ragione d'esistere.
Quello che, davvero, bisognerà valutare sarà l'effettivo impatto che questi nuovi paradigmi avranno sulle abitudini degli utenti e come sapranno integrarsi alle nuove interfacce sempre più impegnate ad annullare la distanza fra uomo e macchina.

martedì 3 novembre 2009

Ubuntu 9.10: il koala ha poco karma



A 6 mesi dal rilascio di Jaunty Jackalope, una nuova versione di Ubuntu è disponibile per tutti gli utenti, gli appassionati e i curiosi che intendono immergersi nel mondo di Linux.
Karmic Koala è il prodotto della costante evoluzione di un sistema desktop, che ha avuto il pregio di avvicinare il Pinguino di Torvalds al grande pubblico, ridimensionando parecchio l'aura di (presunta) difficoltà che lo ha sempre contraddistinto fra chi non fosse espressamente addetto ai lavori.
Nelle intenzioni del progetto, c'era la revisione di diversi aspetti tesi a migliorare l'esperienza utente, uniti ad un lavoro di raffinamento per aumentarne significativamente le performance, dopo il confronto, non esaltante, fra la precedente versione e Leopard.
Colori e set di icone predefinite sono stati oggetto di revisione, con un design che vorrebbe essere più serio rispetto alle rotondità usate fin'ora, ma che continua ugualmente a non convincere, restituendo una sensazione generale di vecchio e statico, nonostante gli effetti di Compiz, che, probabilmente, non stupiscono più nessuno e non rivitalizzano un desktop, sì robusto e collaudato come Gnome, che, improvvisamente, rivela i suoi limiti e una generale inadeguatezza rispetto a paradigmi più moderni: KDE 4, per esempio, ma anche l'interfaccia rivisitata di Seven o quella evoluta di Snow Leopard, quest'ultimo, modello dichiarato della distribuzione sudafricana, ben lontano dall'essere raggiunto.



[ il nuovo set di icone e colori di karmic ]


E sembra giusto un esercizio di stile l'adozione di stilizzate icone monocromatiche sulla tipica barra dei menù in alto, dopo anni di colori sgargianti, quanto improbabili, o lucenti cromature.

[ nuove icone anche sulla barra dei menù ]


Si fa apprezzare una generale e ancor più marcata pulizia dei menù, con programmi razionalmente suddivisi per categorie e facilmente identificabili anche ad utenti alle prime armi col nuovo sistema.



[ Ubuntu Software Center ]

Va in pensione l'interfaccia Aggiungi/Rimuovi Software per essere rimpiazzata da un più pomposo Ubuntu Software Center, un client, molto ordinato, modellato sui moderni appstore, che ospita tutti i pacchetti open source disponibile e potrebbe strizzare l'occhio a tutti coloro che volessero sviluppare (anche a pagamento) applicativi esclusivi per il sistema sudafricano.
Altra novità è l'integrazione col servizio online di storage, sincronizzazione e condivisione, Ubuntu One, gratuito fino a 2GB di spazio.


[ la home page di Ubuntu One ]

Con l'adozione del kernel 2.6.31, inotre, anche il nuovo filesystem Ext4 diventa la scelta di default promettendo performance migliori nelle quotidiane manipolazioni dei files.
Per concludere, non c'è, in effetti, qualcosa di particolarmente stonato in quest'ultimo rilascio, le prestazioni sono buone, anche se l'avvio, col nuovo xsplash sembra più lento rispetto a Jaunty.
La sensazione, semmai, è che lo sviluppo sia un po' plafonato da un desktop che avrebbe bisogno di un profondo rinnovamento, per sperare di competere con le ultime innovazioni introdotte dalla concorrenza, rinnovamento che non sembra previsto se non dopo il 2010, con il rilascio di Gnome 3.

sabato 24 ottobre 2009

Windows... e 7!



Tre anni fa debuttava, più o meno nello stesso periodo, Windows Vista, sesta release del popolare sistema operativo di Microsoft.
Nelle intenzioni del gigante americano c'era la volontà di rimpiazzare il popolare XP con un prodotto più moderno nel design dell'interfaccia e nell'architettura di sistema.
Propositi rimasti in gran parte sulla carta, nonostante due service pack e tanto marketing per riuscire a far breccia nel cuore di utenti consumer e delle aziende rimaste pressoché legate al collaudatissimo XP.
Ragioni del (parziale) insuccesso, l'eccessiva pesantezza di Vista, la scarsa compatibilità di software e driver rispetto al passato, un'interfaccia spesso scomoda e confusa minata da un sistema di controllo della sicurezza, lo UAC, estremamente invasivo anche nelle operazioni più banali.
Ed è proprio per aggiustare il tiro e riannodare il rapporto coi propri clienti che Microsoft esordisce in questi giorni con Seven, ultima incarnazione del suo sistema operativo a finestre, che promette di migliorare le imperfezioni del prototipo e aggiungere funzionalità inedite per incrementarne l'usabilità.
Quello che salta immediatamente all'occhio, infatti, è una certa razionalizzazione delle interfacce, assai meno verbose rispetto a Vista, e il nuovo design della barra delle applicazioni, un po' kicker come nel vecchio KDE 3.x e un po' dock a là Mac OS X, che offre interessanti nuove features, come la jump list per accedere rapidamente alle funzioni più comuni dei programmi in esecuzione e una maggiore libertà di personalizzazione.
Anche gli effetti desktop, che in Vista erano un accessorio del tutto trascurabile, quando non inutile, si arricchiscono di nuove funzionalità, fra cui spicca Aero Shake, per molti, un tentativo di imitare Exposè per Mac, anche se Shake in effetti non razionalizza le finestre sul vostro desktop, ma si limita a minimizzare quelle in secondo piano con una semplice scossa sulla barra della finestra che avete selezionato e Aero Peek che, con un semplice gesto del mouse sulla destra della taskbar, permette di vedere attraverso le finestre fino al desktop.



[Aero Shake in Windows Seven]

Sparisce, per default, la barra laterale dei gadget che può essere aggiunta e personalizzata in un secondo momento da tutti quelli che ne avevano apprezzato l'utilità già da Vista.
E va in pensione anche la lente d'ingrandimento del desktop, sostituita da un moderno effetto di zoom sull'applicazione o sull'aerea che vogliamo porre in evidenza.
Molte le novità anche sotto al cofano, con una nuova gestione dell'installazione dei driver basata su XML che dovrebbe semplificarne sviluppo e manutenzione.
Il sistema adesso è assai più modulare e promette performance migliori, minori consumi nelle soluzioni portatili e una capacità di adattamento all'hardware che dovrebbe garantire prestazioni ottimali in ogni scenario d'uso: dal netbook al più carrozzato dei desktop.
E' stato aggiunto il supporto nativo a molti nuovi dispositivi fra cui quelli touch, e alle tecnologie di calcolo GPGPU, oltre all'introduzione di una shell a caratteri, PowerShell, similmente a quanto già disponibile nei sistemi UNIX/Linux.
Aggiornate anche le DirectX che raggiungono la release 11.
La retrocompatibilità, viene garantita da XPmode, una macchina virtuale che, di fatto, apre una finestra sul desktop in cui viene eseguito windows xp.
Decisamente inelegante, ma probabilmente efficace per convincere anche i più recalcitranti ad effettuare l'upgrade, che può costare, da 129 € per la versione Home Premium, fino a 319 € per la Ultimate.



[Un esempio di Areo Peek]

Un po' troppo caro se teniamo presente che allegato al sistema operativo non é previsto alcun bundle di software aggiuntivo e che il pacchetto Live Essentials, disponibile via internet, è davvero ben poca cosa se confrontato alla qualità di iLife che affianca OS X nella dotazione di tutti i Mac o alla dotazione standard di una qualsiasi distribuzione GNU/Linux.

sabato 17 ottobre 2009

Kdenlive: editing video per Linux, MAC e FreeBSD.



Esistono diverse, valide, risorse per il montaggio audio/video su Windows e MAC, ma se escludiamo MovieMaker, incluso nel sistema operativo di Redmond, assai povero di features e piuttosto schizzinoso in termini di formati supportati, e iMovie, che fa parte del pacchetto iLife presente in tutti i prodotti Apple, non c'è, effettivamente, un software semplice, di buona qualità e, soprattutto, gratuito che garantisca, in un'unica soluzione, di acquisire, montare ed esportare, anche in DVD, i propri video, con risultati apprezzabili.
Il team di Kdenlive, si propone di colmare questa lacuna, almeno in ambiente Linux, Mac e FreeBSD, proponendo un software open source, semplice e piuttosto completo, accessibile ai principianti, ma che può rivelarsi valido anche per lavori amatoriali di un certo livello.
Il rilascio della versione 0.7.6 dell'8 ottobre permette di fare il punto sulla salute del progetto e sui passi avanti che sono stati fatti.


Kdenlive è scritto in QT4 e ben si integra con l'ultima release del desktop KDE, candidandosi ad esserne l'editor video di riferimento, anche se può essere usato tranquillamente sotto Gnome o Xfce.
Poggia sul framework MLT e sulla collezione di strumenti per l'elaborazione di flussi video/audio FFmpeg.



[kdenlive in azione su Mac OS X]

Supporta, non sempre in modo impeccabile, diversi tipi di formati, in codifica e decodifica, compreso lo standard di registrazione AVCHD, introdotto dagli ultimi modelli di telecamere in alta definizione.
Proprio quest'ultimo, tuttavia, non gode ancora di brillanti prestazioni, e spesso è preda di fastidiosi artefatti che si ripercuotono persino nei rendering definitivi.
Irrisolto resta anche il supporto corretto ai formati in 16:9 dei file .MOD generati da alcuni modelli di videocamere JVC, per esempio, che costringe l'utente a forzare le dimensioni delle clip per ottenere un rapporto visivo corretto.

Diversi bug e fastidiosissimi crash sono stati, tuttavia, risolti in questa nuova release e l'usabilità generale ha subìto una bella iniezione di stabilità.
L'interfaccia è stata oggetto di piccole correzioni per aumentarne l'ergonomia e la piacevolezza d'uso, così come la titolatrice che adesso permette di aggiungere semplici titoli animati ai propri video.
Il controllo dei keyframe garantisce, inoltre, maggior flessibilità nella gestione delle tantissime transizioni disponibili per default e scaricabili attraverso l'apposito gestore centralizzato.
Molto apprezzabile, infine, la presenza di molteplici profili di esportazione predefiniti, ampliabili e modificabili a discrezione dell'utente o scaricabili, anch'essi, tramite un gestore integrato.
Disponibile per tutte le maggiori distribuzioni Linux, per FreeBSD e, attraverso MacPorts, anche per il sistema operativo di Apple, oltreché in versione LiveCD, per tutti quelli che fossero curiosi di provarlo, Kdenlive è un software valido, accessibile, piacevole da usare, con una attivissima comunità e diversi fans che contribuiscono, con guide e tutorial, alla crescita di questo strumento davvero interessante.

giovedì 8 ottobre 2009

La rincorsa di Windows Mobile



L'articoletto sul Windofonino prossimo venturo che possiamo leggere sul sito del Corriere della Sera offre lo spunto per una serie di riflessioni sul mercato e i nuovi trend tecnologici.
In primis è innegabile il tentativo di Microsoft di ampliare la sua gamma di prodotti per giustificare l'apertura di uno store che non si limiti a vendere qualche assemblato di terze parti, Xbox, Windows e, forse, Zune.
In secundis, mi sembra piuttosto evidente che, in questo preciso momento storico, sia Apple a orientare il mercato dell'elettronica mainstream con la concorrenza a rincorrere e, in molti casi, a copiare le sue soluzioni.
Il design, sempre più ricercato, dei dispositivi è forse l'aspetto che balza subito all'occhio, dopo anni di scatolette plasticose , un po' anonime e goffe, ma non è il solo: all'improvviso non esiste aggeggio che non possa vantare una interfaccia sensibile al tocco, spesso multitouch, e un appstore da dove scaricare/acquistare il software disponibile, versione, commercialmente più ghiotta, dei repository di una qualsiasi distribuzione GNU/Linux.



Dopo Cupertino, s'è aggiunto Google con il microcosmo per il suo Android, Nokia, con Ovi store, Samsung e perfino Microsoft, che se n'é sempre lavata le mani, oggi non può fare a meno di lanciare il suo servizio di digital delivery per la nuova incarnazione di Windows Mobile.
Nonostante la marcatura stretta è, tuttavia, sempre meno convincente l'offerta di Redmond rispetto ai suoi diretti rivali. Perchè?
Francamente ritengo che il maggior difetto di Microsoft sia quello di aver approcciato il mondo dei dispositivi mobili con lo stesso spirito con cui assaltarono i desktop 25 anni fa, considerando palmari e smartphone alla stregua di minidesktop portatili, trascurandone le peculiarità d'uso e, in un certo senso, privandoli di una precisa identità nel mercato.
iPhone, per esempio, è riuscito a vendere subito benissimo nonostante il prezzo, i limiti (imposti) nelle funzionalità bluetooth, l'impossibilità di registrare filmati o la scarsezza della fotocamera rispetto all'offerta della concorrenza.
Apple è riuscita a trasformare certe mancanze, in peculiarità distintive, merito del marketing, certo, ma anche di un lavoro teso alla chiara riconoscibilità dei suoi prodotti e delle loro funzionalità, e il suo approccio sta in effetti modificando le tendenze di molte aziende che, se in un primo momento si preoccupavano di ammucchiare quante più funzionalità possibili nei loro apparecchi, adesso tentano, seppur timidamente, di progettare dispositivi che funzionino in un certo modo e in ambiti sempre più specifici, integrati perlopiù a servizi pensati ad hoc, per l'occasione.
Apple, da questo punto di vista, è assai avanti perchè da sempre progetta le proprie macchine fin nei dettagli e impone precisi principi di funzionamento, non avendo paura di inibire certe funzionalità, se ritenute superflue o ininfluenti all'utilità del prodotto o lesive dell'esperienza d'uso del proprio cliente.
Se a Cupertino possono adattare OS X ad ogni esigenza e trasformarlo da desktop eccellente, ad efficiente firmware per smartphone, se Android promette di essere altamente personalizzabile com'è nella natura del suo cuore Linux, se Nokia punta ad evolvere Maemo, per garantire una iniezione di prestazioni nei suoi smartphone prossimi venturi, ben diversa é la situazione fra Microsoft e i suoi partner commerciali: Windows (anche in versione mobile) è un progetto che si è evoluto nel tempo, da semplice scrivania a contenitore e gestore di nuove tecnologie, tuttavia l'approccio massificato e fortemente standardizzato, la scarsa ricerca tesa ad ottenere una esperienza d'uso che fosse peculiare, ne fanno, per paradosso, una soluzione poco versatile , goffa e scarsamente flessibile, in un mercato che guarda alla diversificazione e personalizzazione della sua offerta in modo sempre più convinto.