Visualizzazione post con etichetta novell. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta novell. Mostra tutti i post

sabato 19 febbraio 2011

Linux muove gli affari della Borsa di Londra



Dopo diversi test tenuti lo scorso anno, ed un debutto più volte posticipato, pare proprio che nel nuovo motore della London Stock Exchange (la Borsa di Londra) batta un cuore Linux, quello griffato Suse Enterprise di Novell.
La piazza affari britannica, in realtà, avrebbe ponderato la migrazione dopo la decisione di acquisire MillenniumIT, un'intera azienda che sviluppa un software per le transazioni estremamente efficiente, Millennium Exchange, per 18 milioni di sterline.
Contrariamente alle voci circolate, «Non c'è stato alcuno "strappo" con Microsoft”» ha commentato Alistair Fairbrother, portavoce della LSE, benchè la nuova piattaforma vada a rimpiazzare TradElect, di Accenture, sviluppata in .NET.

domenica 28 novembre 2010

La commistione di sacro e profano




nota: Il post è ad alto tasso di supposizioni e non mi aspetto che l'eventuale lettore possa essere immediatamente d'accordo con la ricostruzione offerta di certi fatti, nè con gli scenari presentati.

Vorrei raccontare una storia che affonda le sue radici nel tempo che fu, quando esistevano ancora due blocchi contrapposti e due visioni antitetiche della tecnologia.



C'era una volta un cancro da estirpare, una aberrazione del mercato che rischiava di soffocare la parte sana, il tessuto produttivo, che creava impiego e fatturato dietro la cortina di ferro del software proprietario da rivendere a caro prezzo alle aziende e ai privati che non conoscevano alternative.
C'era una volta, dicevamo, e tutto questo c'è ancora, anche se sta lentamente cambiando pelle.
Anni di scontri ravvicinati, colpi bassi, carte bollate e tribunali hanno permesso di metabolizzare diversi concetti anche nei più fervidi oppositori e, senza dubbio, hanno anche stimolato la messa a punto di strategie per integrare un modello di sviluppo anarchico e difficilmente malleabile alle logiche commerciali e del profitto, tipiche di un'impresa che vuole competere e prosperare nel mercato.
Eravamo abituati a vedere questi enormi leviatani che sono le corporation assorbire a colpi di milioni di dollari realtà con pochi mezzi ma tante idee per poi frantumarle, non prima di aver brevettato il loro patrimonio intellettuale.
Microsoft ci ha costruito la sua fortuna, in fondo.
Oggi l'approccio è diverso.


martedì 6 luglio 2010

Hp dà i numeri dell'open source



Più di 6.500 dipendenti al servizio assistenza HP per implementare e supportare Linux e l'open source in generale.
Oltre 3.000 progetti di software open source portati avanti.
Qualcosa come 2.500 sviluppatori HP concentrati nello svilppo di soluzioni open source.
Oltre 1.200 i driver open source per le proprie stampanti.

lunedì 17 maggio 2010

Se Mono entra nel browser



Intanto se ne discute, vorrebbero provarci, probabilmente ci proveranno.
Stiamo parlando della comunità che gravita attorno a Mono, il progetto open source per portare .NET su piattaforme non Microsoft, capitanato da Miguel de Icaza e sponsorizzato da Novell.
In un post su Twitter, Joe Hewitt, rilancia l'idea di portare Common Language Infrastructure - CLI - sui browser, per permettere di eseguire codice C#, piuttosto che IronPyhton o IronRuby, in maniera nativa come accade oggi con Javascript.
Scrivere applicazioni con linguaggi evoluti per il web é già possibile grazie a Flash o Silverlight (e, di conseguenza, Moonlight) ma, una implementazione di ECMAScript renderebbe, di fatto, queste tecnologie uno strato superfluo fra il codice e l'applicazione vera e propria.
Collegare Mono direttamente al browser permetterebbe di scrivere codice come negli esempi:

language="csharp"> < script da e-mail in documents.ElementsByTag ("email") email.Style.Font = "bold"; < / script >
language="csharp" < script source="ImageGallery.cs" > < / script >
o distribuire lo stesso direttamente come binario precompilato:
language="cil" < script source="MailApp.dll" > < / script >
De Icaza sembra assai galvanizzato dalla proposta e preme per convincere anche Microsoft dell'opportunità di certe scelte di sviluppo, ma gli investimenti che a Redmond intendono sostenere per Silverlight, non sembrano convergere con questo entusiamo.
Di fatto, un porting di CLI segnerebbe una prima linea di demarcazione fra lo sviluppo ufficiale di .NET e Mono che potrebbe portare avanti, in modo del tutto indipendente, il suo progetto, con conseguenze imprevedibili per Microsoft e la sua tecnologia, in caso di successo.
Sempre che, lo spettro di brevetti e carte bollate non inviti a desistere.

martedì 20 aprile 2010

il kernel é vecchio




Linus Torvalds lamentava, solo qualche mese fa, che il suo kernel si fosse imbolsito e, adesso, Andrew Morton ha aggiunto che é anche vecchio.
Per il braccio destro di Linus sta scemando lentamente l'entusiamo delle nuove leve verso il progetto.
«Siamo vecchi e stanchi» avrebbe dichiarato, probabilmente in preda allo scoramento, all'ultimo Linux Foundation Collaboration Summit.


nella foto: Andrew Morton


Il kernel non attrae i giovani, sì è evoluto in un progetto comune, ma poco comunitario, gestito e finanziato dai colossi della tecnologia.
Red Hat, Novell, IBM, Intel e, ormai, tantissimi altri, impiegano (e pagano) personale a tempo pieno per spartirsi un posto in kernel space.
L'abbiamo sempre saputo, ci ha fatto anche comodo, perchè era (ed é) la prova lampante che Linux può competere con "il nemico proprietario", ma questo è l'effetto collaterale.
Le nuove leve fuggono verso lidi più divertenti e, magari, finiscono per affollare AppStore, dove è ancora possibile gestire un piccolo progetto in proprio ed aspirare a quei 15 minuti di celebrità che, oggi, non si negano proprio a nessuno.
Con buona pace dell'open source e della sua retorica di libertà.

giovedì 14 gennaio 2010

[INCHIESTA] - 3 di 3 - Il business di Linux: chi lo usa, il supporto di terze parti, conclusioni



Gli impieghi e le opportunità

Intrattenendo maggiormente rapporti commerciali con aziende ed enti, gli impieghi delle soluzioni RedHat, ma anche Novell, ricadono, abbastanza prevedibilmente, nell'ambito dei server, ed in quello della virtualizzazione.
Spulciando un po' nei case studies di entrambe possiamo farci un'idea del portfolio clienti di queste aziende, che spazia da prestigiose case automobilistiche a grandi catene di distribuzione, aziende di telecomunicazioni o impegnate nell'hi-tech, governi e/o aziende ospedaliere, gruppi finanziari.
Oltre al contenimento dei costi di gestione, all'affidabilità, necessaria per impieghi mission critical, per molti clienti, l'approccio open source, adeguatamente supportato, garantisce quella flessibilità e libertà per sviluppare soluzioni che siano maggiormente aderenti ai singoli scopi.


Provando ad incrociare un po' di dati ci accorgiamo, inoltre, che HP é partner prezioso assieme a RedHat soprattutto nella fornitura di soluzioni integrate  hardware e software in ambiti specifici ed estremamente professionali, come, per esempio, la nicchia della post-produzione e degli effetti speciali nell'industria del cinema.
Gli Studios, storicamente legati a sistemi Unix con i gloriosi prodotti di Silicon Graphics, hanno trovato in Linux una opportunità per ridurre i costi di migrazione e mantenere la necessaria continuità con i propri strumenti.
Ancora oggi, Industrial Light and Magic, Pixar, Weta Digital o Digital Domain, prestigiosi studi di effetti speciali, chiedono per l'assunzione di certe figure professionali specifiche competenze nell'uso di sistemi Unix/Linux.
Le suite Inferno, Flame, Flint, Smoke di Autodesk sono esempi concreti di prodotti pensati, scritti e venduti per funzionare espressamente su piattaforma Linux.
Mudbox, sempre di Autodesk, un sofisticato software di sculpturing 3D e brush painting, grazie anche all'impegno di Digital Domain e Sony ImageWorks, potrebbe sbarcare su Linux nei prossimi mesi.
Maya e Softimage storicamente nascono su sistemi Unix e nel tempo hanno conservato una loro versione anche per Linux.


E proprio grazie anche alla grande esperienza maturata ed alla decennale presenza sul mercato é sempre RedHat (o le sue derivate CentOS o Fedora) la distribuzione di riferimento nell'ambito professionale.
Scuole, università, istituti di ricerca, sembrano i clienti preferenziali di Ubuntu, almeno sbirciando i case studies di Canonical, che ammicca timidamente anche nel mercato desktop grazie agli accordi stipulati con Dell.
Sul sito del produttore statunitense è possibile acquistare alcuni modelli di laptop e netbook con preinstallata la distribuzione per esseri umani.
I dati di vendita non sono effettivamente molto chiari, ma l'iniziativa deve aver comunque riscosso un certo successo se l'offerta, prima disponibile solo negli Stati Uniti, è stata estesa anche in Europa.


Anche Novell, sembrerebbe interessata a percorrere la stessa strada ed  ha, recentemente, stretto accordi con MSI per la commercializzazione nel corso del 2010 di netbook basati su Suse e Moblin.


Conclusioni

Alla fine di questa ricerca, sommaria e senza grosse pretese, emergono alcuni dati comunque interessanti.
Linux é ancora percepito come un prodotto di classe enterprise dove sembra assai più apprezzato e sfruttato.
Per il mercato desktop, invece non esiste un preciso ecosistema attorno al prodotto che dia ai potenziali acquirenti specifiche garanzie post-vendita o aggiunga un qualche valore all'offerta.
E quando esiste, vedi Canonical, spesso non è adeguatamente pubblicizzato, né dal vendor, che installa il sistema operativo sulle proprie macchine, né da Canonical stessa, che avrebbe, invece, tutto l'interesse a spingere per ottenere una maggiore visibilità dei suoi servizi.
E' come se, per paradosso, Apple si limitasse a vendere le sue macchine senza impegnarsi a promuovere adeguatamente il suo sistema operativo o tutta l'offerta che ci gravita attorno.
Una strategia incomprensibile e anche poco vantaggiosa nei confronti dell'utilizzatore finale il cui interesse può essere dirottato facilmente altrove.

< precedente

mercoledì 13 gennaio 2010

[INCHIESTA] - 2 di 3 - Il business di Linux: l'offerta commerciale



Il business

Il business di RedHat, è essenzialmente rivolto alle imprese ed é costruito attorno alle versioni server e desktop della propria distribuzione: RH Linux Enterprise, arrivata alla release 5.
La compagnia del Cappello Rosso oltre a vendere il proprio sistema operativo, garantisce tutta una serie di servizi accessori che spaziano dalla certificazione dell'hardware, al supporto tecnico, fino alla formazione e certificazione del personale che userà i suoi prodotti.
La formula prevede la sottoscrizione di un abbonamento declinato in 3 diverse tipologie: Basic, Standard e Premium, con il primo limitato al solo supporto web e risposte entro i 2 giorni lavorativi, mentre gli altri 2 includono supporto telefonico, fino alla disponibilità H24 7 giorni su 7 per i clienti Premium.


Un abbonamento (che vale comunque per una singola installazione della dstribuzione) garantisce, inoltre, l'accesso pieno ai sorgenti di tutto il software a disposizione per eventuali customizzazioni del cliente e garanzia legale per tutti i clienti che sviluppano e rilasciano il proprio codice sorgente, tenendoli al riparo da spiacevoli beghe legali.
L'azienda, quotata anche in borsa a Wall Street nell'indice Nasdaq, sviluppa e rilascia le sue soluzioni come software open source e, sbirciandone i bollettini finanziari,  pare che il terzo trimestre 2010 abbia fatto registrare un incremento dei propri profitti del 18% rispetto al 2009, che era già stato chiuso con un lusinghiero +25%, mentre uno studio interno ne attesta l'elevato gradimento riscosso dalla sua piattaforma di middleware open source, JBoss, fra i clienti che ne fanno uso.
Più articolata é l'offerta di Novell.
Per l'azienda di Provo (Utah), Linux é solo uno fra i tanti prodotti offerti.
Suse Linux Enterprise, anch'essa disponibile in versione server e desktop, viene proposta come alternativa vantaggiosa agli elevati costi di gestione derivanti dalle vecchie infrastrutture Unix oppure, grazie alla partnership con Microsoft, come la soluzione migliore per garantire la piena interoperabilità negli ambienti misti.
Se i suoi disinvolti accordi commerciali con Redmond sono stati oggetto di critiche pesanti dalla comunità opensource e dal suo diretto competitor RedHat, é altresì vero che, anche grazie al lavoro svolto sul framework Mono, reimplementazione libera di .NET, ed allo sviluppo di Moonlight per la fruizione dei contenuti Silverlight, i suoi prodotti sono fra quelli maggiormente maturi ed affidabili per far dialogare sistemi differenti come Linux e Windows.


Il suo impegno nel software libero continua con la sponsorizzazione di OpenSuse, il sistema operativo sviluppato dalla comunità, che costituisce per Novell una preziosa piattaforma di test per tutte le soluzioni innovative che potrebbero essere integrate nel ramo commerciale, e dei maggiori desktop liberi: Gnome e KDE.
Analogamente a RedHat i suoi prodotti e servizi basati su Linux si rivolgono al ramo enterprise del mercato e prevedono programmi di formazione, supporto con vari gradi di priorità, e consulenze.
Stando ai dati finanziari, rintracciabili sul sito della stessa compagnia, alla voce Open Platforms Solution, gli introiti derivanti da Linux incidono complessivamente per la ragguardevole cifra di 149 milioni di dollari facendo segnare un +21% rispetto al bilancio dell'anno 2008.
Molto più giovane, il business di Canonical è costruito tutto intorno ad Ubuntu, presentata in versione server e desktop.
La società non vende espressamente il suo sistema operativo, ma offre servizi in linea con quelli dei suoi diretti concorrenti per quanto riguarda formazione, supporto tecnico e consulenze per tutti i clienti di classe enterprise e gli enti che scegliessero di adottare la distribuzione sudafricana.
Inoltre offre un programma di certificazione e partnership per supportare quegli assemblatori che volessero vendere il proprio hardware con ubuntu preinstallato.
Canonical é, in effetti, l'unica azienda, fra le 3 prese in esame, che si rivolge con la propria distribuzione espressamente al mercato privato degli utenti desktop.


Sfruttando la simpatia e la popolarità costruita in questi anni con Ubuntu, la compagnia del miliardario sudafricano si pone in concorrenza diretta nel mercato dell'home computing dominato da Microsoft con Windows.
Pur mantenendo la gratuità del proprio sistema operativo agli utenti finali, l'offerta di Canonical presenta anche servizi per questi ultimi: Shipit, che permette di ottenere una copia del sistema operativo gratuitamente a casa propria, la possibilità di ricevere supporto ufficiale, telefonicamente e via web, tramite la sottoscrizione di abbonamenti differenziati in base alle esigenze del singolo utente, Ubuntu One che, analogamente a mobile me di Apple, prevede lo storage e la sincronizzazione dei propri dati in remoto, gratuito fino a 2GB e al costo di 10 dollari al mese per 50GB e Ubuntu Music Store, sulla falsariga di iTunes, attualmente in sviluppo e che, per alcuni, potrebbe debuttare già con la prossima release del sistema operativo Ubuntu 10.04 Lucid Lynx.
Analogamente a Red Hat, le soluzioni sviluppate dalla comunità che gravita attorno a Canonical sono rilasciate al pubblico con licenze Open Source.
Benché non esistano cifre ufficiali, il bilancio della società, per ammissione dello stesso Shuttleworth, resta ancora negativo, anche se il miliardario in più occasioni ha ostentato ottimismo e fiducia per gli accordi stipulati ed i servizi offerti che dovrebbero iniziare a fruttare il giusto compenso agli investimenti sostenuti ed alle risorse impegnate.
Secondo il New York Times, infatti, il fatturato di Canonical sarebbe prossimo ai 30 milioni di dollari, considerato il punto di pareggio (BEP) fra profitti e perdite.
Un traguardo importante che, se effettivamente raggiunto, garantirebbe alla società di autosostenersi senza iniezioni finanziare da parte del suo fondatore.


[INCHIESTA] - 1 di 3 - Il business di Linux: introduzione




nota: per agevolarne la lettura, l'articolo è stato suddiviso in 3 puntate che verranno pubblicate separatamente. Buona lettura.

Il grafico sottostante fotografa la situazione attuale nel mercato dei sistemi operativi.
Sebbene Windows continui a dominare incontrastato col suo 92.21%, lasciando a Mac OS X un esiguo 5%, particolare interesse, per noi, riveste il modestissimo 1% dei sistemi Linux, strappato dopo 18 anni di onorato e ostinato servizio.
Un po' per gioco, un po' per curiosità, siamo andati a spulciare cosa nasconde quel misero punto percentuale, senza alcuna velleità di essere scientifici ci siamo semplicemente chiesti: chi riesce a fare affari col pinguino, chi lo usa davvero ed a che scopo e perché Linux continua ad essere un tabù per il grande pubblico?




[ fonte: market share ]


I protagonisti

In principio era Red Hat.
Nell'ottobre del 1994 Marc Ewing rilasciò al pubblico una distribuzione denominata Red Hat Linux.
Bob Young, che 2 anni prima aveva fondato ACC Corporation, impegnata nella vendita si software per Unix, acquistò l'anno successivo la piccola impresa di Ewing ed insieme diedero vita a Red Hat Software.
Red Hat é, a tutti gli effetti, pioniera del business model basato sull'open source e può essere considerata leader indiscussa del settore.
Molte altre distribuzioni, come Mandriva, CentOS, Fedora (che è sponsorizzata dalla stessa RedHat) mutuano la struttura del sistema e la gestione dei pacchetti software, con RPM, introdotto dalla stessa azienda nel 1995, con il rilascio della RHL 2.0 Beta.
La storia di Novell inzia da assai più lontano.
La società, fondata da George Canova, Darin Field e Jack Davis, muove i primi passi nel 1979, come Novell Data System, e sviluppa essenzialmente hardware per il sistema operativo CP/M.
Solo nel 1983 accorcerà il suo nome in Novell Inc. e rilascerà sul mercato il suo sistema operativo di rete NetWare.
Un prodotto che si imporrà negli anni 80 come standard nel settore delle reti.
Il lento declino dovuto a investimenti sbagliati, scarsa innovazione ed alla concorrenza spietata del nuovo Windows NT, investirà l'azienda per tutti gli anni '90, che, con l'acquisizione di Ximian e Suse, nel 2003 entra a pieno titolo nel mercato di Linux, con le versioni commerciali server e desktop della distribuzione tedesca del camaleonte.
Ben più recente é la storia di Canonical.
La società fondata da Mark Shuttleworth nel marzo del 2004 è piuttosto atipica rispetto ai suoi diretti concorrenti.
Si occupa della promozione di progetti legati al software libero e rilascia al pubblico una propria distribuzione gratuita, Ubuntu, basata sul core di Debian.

giovedì 1 ottobre 2009

Linux e il desktop. Forse non ne vale la pena.



Sbirciando fra le pagine di Linux Journal è possibile leggere un articolo interessante che fa un po' il punto sullo stato di penetrazione e dell'apprezzamento di Linux sul desktop. Molti utenti e fan del pinguino, indefessamente da decenni, continuano a profetizzare che il prossimo, sarà sempre l'anno di Linux ma, a ben guardare le statistiche, il sistema operativo open source per eccellenza e maturità è fermo ad un risicato 1% del mercato e non ha saputo sfruttare la (parziale) debacle di Vista nell'apprezzamento degli utenti, che sembrano aver preferito le sirene stilose di Apple.
Molte potrebbero essere le ragioni di un decollo nel mercato mainstream sempre rimandato a data da destinarsi, tanto che, Bob Sutor di IBM provocatoriamente, si chiede se non sia il caso di lasciar perdere e dedicarsi al mercato dei dispositivi mobili, per esempio, dove gli strumenti offerti da Linux sembrano riscuotere maggiori consensi.
Per Joe Brockeimer, invece, è ancora il modello distributivo attraverso il download di ISO e la mancata visbilità commerciale del sistema operativo, che fanno la differenza fra una soluzione popolare realmente alla portata di tutti e un prodotto di nicchia per appassionati di informatica.
E' incoraggiante la stima di Novell che snocciola, per bocca del suo CTO Ross Chevalier, un sondaggio di Apogeo secondo cui, complice la crisi economica, sono in aumento le realtà che intendono prendere in considerazione una seria migrazione a prodotti meno dispendiosi, ma l'impressione del sottoscritto è, che il desktop Linux, nonostante propaganda e buonissimi propositi, non abbia ancora trovato una sua propria personalità e debba regolare i conti con una imprevedibile e prolungata adolescenza.