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sabato 16 ottobre 2010

Se la forma è più importante della sostanza



Non riesco davvero a decifrare il video che Canonical ha messo in circolazione per promuovere(?), presentare(?), parlare(?) di uTouch, la tecnologia multitouch integrata in Unity, l'interfaccia di Ubuntu espressamente dedicata ai netbook.
Non è una demo tecnica, perchè: a) non è spiegato in alcun modo quello che viene presentato, b) il ritmo e lo stile appartengono di più ad un commercial che non allo screencast di qualche ingegnere e, tuttavia, non è nemmeno uno spot, perchè non si capisce bene cosa dovrebbe pubblicizzare: uTouch, Unity, Ubuntu, il tablet gentilmente offerto da Dell?
Manca una storia, non c'è un contesto, nè un soggetto chiaro; le immagini e i gesti, che scorrono nel serrato montaggio, sono del tutto gratuiti e dall'impatto piuttosto modesto, le gestures, che pure dovrebbero costituire la ragion d'essere di questo promo, non trovano alcun risalto ed è abbastanza evidente che il team di marketing non abbia ancora elaborato un preciso modello di cliente, nè, conseguentemente, una strategia di comunicazione per aggredire seriamente il mercato.
Di certo c'è che, almeno nella forma, vuole assomigliare ad Apple, come potete giudicare anche voi nel nostro rapido confronto.


Guarda uTouch on Unity su Youtube
Guarda iPad Commercial su Youtube


Ci piace il brano, Crazy As di Julandrew, divertente e orecchiabile, che potete ascoltare e scaricare su Jamendo e che avrebbe meritato almeno una menzione nei titoli di questa casereccia produzione Canonical .
Sarà per la prossima volta.

sabato 24 luglio 2010

Windows o Ubuntu? Dell non aiuta i suoi clienti.



E' un bel pezzo che avevo in mente di scrivere qualcosa sulla promozione di aggeggi elettronici e calcolatori assortiti.
Praticamente dall'indomani di quella breve inchiesta che condussi nel mondo del business formato Linux.
Mi resi conto, infatti, scartabellando i siti web di quei (pochi) vendor che provano a fare affari anche col pinguino, che l'impegno promozionale è prossimo allo zero assoluto.
Una situazione desolante che, a sorpresa, non migliora affatto con altri sistemi operativi.

mercoledì 23 giugno 2010

L'anno di Linux e già qui



Per Ubuntu che desta perplessità nella sua prossima incarnazione mobile, c'è un Android che dilaga in ogni dove, sempre più apprezzato e, parrebbe, sempre più versatile e un Chrome OS che continua a fare proseliti in vista del lancio, previsto per la fine del 2010.
Dopo averlo sperato e ripetuto ad ogni nuova primavera, sembrerebbe arrivato l'anno di Linux.
Certo, non è come l'avevamo immaginato, con una distribuzione sola al comando e Windows nella polvere ma, a ben guardare, in modo decisamente più consono alle sue caratteristiche che lo vedono girare in scioltezza tanto sul server, quanto nel registratore di cassa.

venerdì 28 maggio 2010

iPad sbarca anche in Italia e la concorrenza?



Avviso: la linea d'ombra intende migrare i suoi contributi audiovisivi ad HTML5 per garantire la piena fruizione dei propri contenuti anche ai possessori di iPad. Mi scuso fin d'ora per eventuali incovenienti che potrebbero capitare nei prossimi giorni.



Oggi iPad esce anche nel BelPaese, dopo aver fatto registrare vendite da capogiro negli Stati Uniti con oltre 1 milione di unità vendute.
Benchè molti si stiano ancora chiedendo a cosa possa servire, si è scatenata una serrata concorrenza fra i produttori per competere con un tale successo, concorrenza che ha visto fiorire diverse alternative di cui proveremo a tracciare un quadro (non esaustivo), anche per capire quale di esse potrebbe giocarsela con il best seller di Cupertino.


Guardalo su Youtube

Agli altri piace Android

Abbandonato il progetto di Microsoft Courier e accantonato anche lo Slate di HP, ritenuto non soddisfacente, per autonomia e usabilità, sembra essere Android il sistema operativo d'elezione per questa nuova categoria di dispositivi: Msi, Asus, Dell e diversi altri costruttori, più o meno noti, hanno annunciato un proprio tablet con il sistema di Mountain View, ad eccezione di Acer che sembra in prima linea nello sviluppo di ChromeOS.
Qualche prototipo si è potuto apprezzare solamente nelle fiere dedicate e, comunque, questi prodotti non dovrebbero raggiungere il mercato prima dell'estate, anche se sembra probabile che molti ritarderanno il proprio lancio nell'ultimo quarto dell'anno o a ridosso delle festività, quando la frebbre per lo shopping è destinata a salire e maggiore potrebbe essere l'attenzione all'acquisto dell'ultimo gadget tecnologico.
Già disponibile sul mercato, troviamo, solamente, Archos Tablet, nelle versioni Home e Internet, capaci, fra l'altro, di riprodurre video in 720p e garantire pieno supporto alla tecnologia Flash, bandita, invece, da Apple.
In dirittura d'arrivo dovrebbero esserci JooJoo Fusion Garage, Notion Ink Adam e l'ibrido, un po' telefono, un po' tablet col suo schermo da 5", Streak, di Dell, tutti previsti per giugno.

Metti un Tegra nel motore

Se Android é l'antagonista numero uno di iPhone OS, Tegra è il suo degno compare.
Asus, Acer, Msi lo hanno scelto per i loro prodotti, così come Notion Ink ed Aigo per il suo N700, un altro tablet basato su Android.
Tegra2 è un SoC capace di grandi prestazioni e bassi consumi: la risposta di nVidia, assieme alle CPU Arm Cortex, alle autonomie da record, alla prontezza di Apple A4 ed alle soluzioni di Intel, il cui Atom, troppo avido di risorse è stato, a quanto pare, uno dei motivi che hanno spinto HP a rinunciare allo Slate nonostante la presentazione, in pompa magna, diversi mesi fa a Las Vegas.
In effetti, proprio il gigante di Palo Alto continua a navigare controcorrente giocando, in un mondo di Androidi, la carta WebOS, dopo esserselo ritrovato in dote con l'acquisto di Palm.

Prospettive

Con i big ancora lontani dall'essere effettivamente competitivi, cui aggiungiamo il fantomatico tablet di Google e HTC sempre avvolto nel più stretto riserbo, non è facile prevedere la reazione dei consumatori alle offerte di aziende decisamente meno conosciute rispetto alla grande visibilità di Apple.
Promozione e reperibilità non sembrano reggere il passo con il blasonato concorrente, soprattutto in un momento caldo come questo, in cui la curiosità è alta e gli scopi ancora tutti da definire, per dei dispositivi dai prezzi tutt'altro che popolari.
Se, in effetti, espandibilità , potenza e supporto alle tecnologie della rete non facciano difetto alla concorrenza, quello che non esiste è un preciso ecosistema di servizi che possano trainarne l'acquisto.
Certo, Android offre già il suo Appstore dove acquistare/scaricare nuove applicazioni, ma basterà da solo a distogliere l'attenzione del grande pubblico da iPad?

lunedì 22 febbraio 2010

Ubuntu One Music Store: ma per chi?




Che Lucid Lynx potrebbe avere un suo Music Store non è una novità.
L'idea circola da tempo e, del resto, rientrerebbe in una precisa strategia di mercato attuata da Canonical, per fornire il cosiddetto valore aggiunto alla sua distribuzione.
Per valore aggiunto, intendiamo quel qualcosa in più che dovrebbe pesare nella scelta di un prodotto rispetto ad un altro.
Dopo Ubuntu One, il servizio di storage online, che ricorda molto da vicino Mobile Me e il cambio del motore di ricerca predefinito su Firefox per i nuovi utenti, che saranno accolti da Yahoo, Shuttleworth e soci proseguono il loro percorso per monetizzare gli investimenti intrapresi in questi anni, con lo scopo di trasformare l'affare Ubuntu in qualcosa di realmente remunerativo.
Così, imboccando un solco già tracciato da Apple, anche Canonical potrebbe provare a vendere musica trasformando Rythmbox (o forse Banshee?) nel suo iTunes.

Alla luce di questi movimenti, con una percentuale di diffusione piuttosto aleatoria, con partnership commerciali non del tutto chiare, è lecito chiedersi: a chi venderanno la loro musica?
Apple, che sembra stia diventando un modello economico per molti, per esempio, si è ritagliata un suo segmento e partendo da lì, sta aggredendo il mercato globale solo oggi, dopo un ventennio di nicchia.
Può contare su uno zoccolo duro di utenti e con i nuovi prodotti, soprattutto in ambito mobile, è riuscita a conquistarne altri.
I suoi servizi a valore aggiunto orbitano perlopiù attorno ad un hardware di riferimento, sia esso il Mac o iPod/iPhone ma, cosa più importante, i dati evdenziano che l'utilizzatore Apple dimostra una propensione a spendere che non si riscontra in altri ambiti.
Se lo scenario del successo è questo, Canonical cosa può mettere sul piatto della bilancia per allettare i suoi, eventuali, soci in affari?
Ubuntu, non è legata a nessun hardware in particolare, anzi spesso viene percepita e propagandata come una alternativa a (basso costo) Windows o Mac OS X, piuttosto che come sistema con una propria autonomia e identità, da installare sulle proprie macchine.
Esiste un cortocircuito comunicativo che promuove le sue applicazioni come sostituti o alternative a: Photoshop, Messenger, iTunes, Office, tradendo, se non una vera sudditanza psicologica, almeno una timidezza di fondo nel valorizzare i propri strumenti, nei confronti di prodotti sicuramente più blasonati.
E proprietari.
Quandanche esista un partner commerciale, come nel caso di DELL, la situazione é paradossale, con il colosso texano comunque interessato alla vendita dell'hardware e Canonical che, inspiegabilmente, non approfitta della vetrina per promuovere alcuna eventuale forma di supporto o servizio al suo prodotto di punta, che pure offre, anche a pagamento, rimpallando di fatto gli utilizzatori in difficoltà da un forum di appassionati all'altro.
L'utente tipo di Ubuntu, infine, nonostante lo slogan di Linux per esseri umani è ancora il geek smanettone che passa le sue giornate a provare software, per valutarne i progressi, ma senza usarlo mai seriamente, installandolo rigorosamente da terminale, perchè più pratico, e purgandolo subito dopo aver navigato 5 minuti fra i suoi menù, spesso impegnato nella redazione di guide su come cambiare il tema di default per renderlo simile a ...[Mac OS X?] o disquisendo su quanto andrebbe rivisto il design dell'icona del cestino, integrata nella barra, per renderla maggiormente ergonomica.
Questo utente, folgorato sulla via per Città del Capo dalla filosofia di Stallman sul software che dovrebbe sempre essere libero (dal peccato?), modificabile a piacimento, disponibile per tutti (non ha mai detto che debba essere gratis, ma deve essersi verificato un refuso quando lo scrisse, nero su bianco), che boicotta Mono perché sì, ma anche no, questo utente, mi chiedo, è disposto ad aprire il portafogli, per acquistare, oggi, un album o anche solo un singolo brano e domani, chissà, una applicazione, (open source, perchè no?) dal Gestore di Software?

giovedì 14 gennaio 2010

[INCHIESTA] - 3 di 3 - Il business di Linux: chi lo usa, il supporto di terze parti, conclusioni



Gli impieghi e le opportunità

Intrattenendo maggiormente rapporti commerciali con aziende ed enti, gli impieghi delle soluzioni RedHat, ma anche Novell, ricadono, abbastanza prevedibilmente, nell'ambito dei server, ed in quello della virtualizzazione.
Spulciando un po' nei case studies di entrambe possiamo farci un'idea del portfolio clienti di queste aziende, che spazia da prestigiose case automobilistiche a grandi catene di distribuzione, aziende di telecomunicazioni o impegnate nell'hi-tech, governi e/o aziende ospedaliere, gruppi finanziari.
Oltre al contenimento dei costi di gestione, all'affidabilità, necessaria per impieghi mission critical, per molti clienti, l'approccio open source, adeguatamente supportato, garantisce quella flessibilità e libertà per sviluppare soluzioni che siano maggiormente aderenti ai singoli scopi.


Provando ad incrociare un po' di dati ci accorgiamo, inoltre, che HP é partner prezioso assieme a RedHat soprattutto nella fornitura di soluzioni integrate  hardware e software in ambiti specifici ed estremamente professionali, come, per esempio, la nicchia della post-produzione e degli effetti speciali nell'industria del cinema.
Gli Studios, storicamente legati a sistemi Unix con i gloriosi prodotti di Silicon Graphics, hanno trovato in Linux una opportunità per ridurre i costi di migrazione e mantenere la necessaria continuità con i propri strumenti.
Ancora oggi, Industrial Light and Magic, Pixar, Weta Digital o Digital Domain, prestigiosi studi di effetti speciali, chiedono per l'assunzione di certe figure professionali specifiche competenze nell'uso di sistemi Unix/Linux.
Le suite Inferno, Flame, Flint, Smoke di Autodesk sono esempi concreti di prodotti pensati, scritti e venduti per funzionare espressamente su piattaforma Linux.
Mudbox, sempre di Autodesk, un sofisticato software di sculpturing 3D e brush painting, grazie anche all'impegno di Digital Domain e Sony ImageWorks, potrebbe sbarcare su Linux nei prossimi mesi.
Maya e Softimage storicamente nascono su sistemi Unix e nel tempo hanno conservato una loro versione anche per Linux.


E proprio grazie anche alla grande esperienza maturata ed alla decennale presenza sul mercato é sempre RedHat (o le sue derivate CentOS o Fedora) la distribuzione di riferimento nell'ambito professionale.
Scuole, università, istituti di ricerca, sembrano i clienti preferenziali di Ubuntu, almeno sbirciando i case studies di Canonical, che ammicca timidamente anche nel mercato desktop grazie agli accordi stipulati con Dell.
Sul sito del produttore statunitense è possibile acquistare alcuni modelli di laptop e netbook con preinstallata la distribuzione per esseri umani.
I dati di vendita non sono effettivamente molto chiari, ma l'iniziativa deve aver comunque riscosso un certo successo se l'offerta, prima disponibile solo negli Stati Uniti, è stata estesa anche in Europa.


Anche Novell, sembrerebbe interessata a percorrere la stessa strada ed  ha, recentemente, stretto accordi con MSI per la commercializzazione nel corso del 2010 di netbook basati su Suse e Moblin.


Conclusioni

Alla fine di questa ricerca, sommaria e senza grosse pretese, emergono alcuni dati comunque interessanti.
Linux é ancora percepito come un prodotto di classe enterprise dove sembra assai più apprezzato e sfruttato.
Per il mercato desktop, invece non esiste un preciso ecosistema attorno al prodotto che dia ai potenziali acquirenti specifiche garanzie post-vendita o aggiunga un qualche valore all'offerta.
E quando esiste, vedi Canonical, spesso non è adeguatamente pubblicizzato, né dal vendor, che installa il sistema operativo sulle proprie macchine, né da Canonical stessa, che avrebbe, invece, tutto l'interesse a spingere per ottenere una maggiore visibilità dei suoi servizi.
E' come se, per paradosso, Apple si limitasse a vendere le sue macchine senza impegnarsi a promuovere adeguatamente il suo sistema operativo o tutta l'offerta che ci gravita attorno.
Una strategia incomprensibile e anche poco vantaggiosa nei confronti dell'utilizzatore finale il cui interesse può essere dirottato facilmente altrove.

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