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venerdì 28 maggio 2010

iPad sbarca anche in Italia e la concorrenza?



Avviso: la linea d'ombra intende migrare i suoi contributi audiovisivi ad HTML5 per garantire la piena fruizione dei propri contenuti anche ai possessori di iPad. Mi scuso fin d'ora per eventuali incovenienti che potrebbero capitare nei prossimi giorni.



Oggi iPad esce anche nel BelPaese, dopo aver fatto registrare vendite da capogiro negli Stati Uniti con oltre 1 milione di unità vendute.
Benchè molti si stiano ancora chiedendo a cosa possa servire, si è scatenata una serrata concorrenza fra i produttori per competere con un tale successo, concorrenza che ha visto fiorire diverse alternative di cui proveremo a tracciare un quadro (non esaustivo), anche per capire quale di esse potrebbe giocarsela con il best seller di Cupertino.


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Agli altri piace Android

Abbandonato il progetto di Microsoft Courier e accantonato anche lo Slate di HP, ritenuto non soddisfacente, per autonomia e usabilità, sembra essere Android il sistema operativo d'elezione per questa nuova categoria di dispositivi: Msi, Asus, Dell e diversi altri costruttori, più o meno noti, hanno annunciato un proprio tablet con il sistema di Mountain View, ad eccezione di Acer che sembra in prima linea nello sviluppo di ChromeOS.
Qualche prototipo si è potuto apprezzare solamente nelle fiere dedicate e, comunque, questi prodotti non dovrebbero raggiungere il mercato prima dell'estate, anche se sembra probabile che molti ritarderanno il proprio lancio nell'ultimo quarto dell'anno o a ridosso delle festività, quando la frebbre per lo shopping è destinata a salire e maggiore potrebbe essere l'attenzione all'acquisto dell'ultimo gadget tecnologico.
Già disponibile sul mercato, troviamo, solamente, Archos Tablet, nelle versioni Home e Internet, capaci, fra l'altro, di riprodurre video in 720p e garantire pieno supporto alla tecnologia Flash, bandita, invece, da Apple.
In dirittura d'arrivo dovrebbero esserci JooJoo Fusion Garage, Notion Ink Adam e l'ibrido, un po' telefono, un po' tablet col suo schermo da 5", Streak, di Dell, tutti previsti per giugno.

Metti un Tegra nel motore

Se Android é l'antagonista numero uno di iPhone OS, Tegra è il suo degno compare.
Asus, Acer, Msi lo hanno scelto per i loro prodotti, così come Notion Ink ed Aigo per il suo N700, un altro tablet basato su Android.
Tegra2 è un SoC capace di grandi prestazioni e bassi consumi: la risposta di nVidia, assieme alle CPU Arm Cortex, alle autonomie da record, alla prontezza di Apple A4 ed alle soluzioni di Intel, il cui Atom, troppo avido di risorse è stato, a quanto pare, uno dei motivi che hanno spinto HP a rinunciare allo Slate nonostante la presentazione, in pompa magna, diversi mesi fa a Las Vegas.
In effetti, proprio il gigante di Palo Alto continua a navigare controcorrente giocando, in un mondo di Androidi, la carta WebOS, dopo esserselo ritrovato in dote con l'acquisto di Palm.

Prospettive

Con i big ancora lontani dall'essere effettivamente competitivi, cui aggiungiamo il fantomatico tablet di Google e HTC sempre avvolto nel più stretto riserbo, non è facile prevedere la reazione dei consumatori alle offerte di aziende decisamente meno conosciute rispetto alla grande visibilità di Apple.
Promozione e reperibilità non sembrano reggere il passo con il blasonato concorrente, soprattutto in un momento caldo come questo, in cui la curiosità è alta e gli scopi ancora tutti da definire, per dei dispositivi dai prezzi tutt'altro che popolari.
Se, in effetti, espandibilità , potenza e supporto alle tecnologie della rete non facciano difetto alla concorrenza, quello che non esiste è un preciso ecosistema di servizi che possano trainarne l'acquisto.
Certo, Android offre già il suo Appstore dove acquistare/scaricare nuove applicazioni, ma basterà da solo a distogliere l'attenzione del grande pubblico da iPad?

sabato 17 aprile 2010

Do Androids dream of electric sheep?¹




HTC, Toshiba, MSI, persino HP, che ha recentemente alzato il sipario sul suo SlatePC con Windows 7, pare stiano lavorando ad una tavoletta con Android.



Il sistema operativo per smartphone, lanciato da Google e il cui market share si avvicina a grandi passi a quello di iPhoneOS, punta ad espugnare anche i tablet, cercando di imporsi come piattaforma di riferimento per questa nuova generazione di prodotti, pensati per il cloud computing e l'utilizzo in mobilità.



La natura open source di Android, il suo cuore Linux, sembrano renderlo uno strumento vantaggioso e flessibile per tutti quei produttori che intendono competere con Apple, in questo strategico segmento di mercato e la disponibilità di un appstore, Android Market, garantisce fin da subito un vasto parco di software che aggiunge appetibilità e grande valore all'offerta, senza doversi sobbarcare i costi dell'infrastruttura, come fanno a Cupertino.



Il destino di questi dispositivi, infatti, - e il successo di Apple sta qui a dimostrarlo - é legato a doppio filo all'ecosistema dedicato che riusciranno a creare attorno a se, perchè è apparso fin troppo evidente che le applicazioni tradizionali male si adattano alle dimensioni ed alle caratteristiche peculiari dei tablet.
Google, è chiaro, punta ad unificare il mercato mobile - come Microsoft ha fatto per quello desktop - sotto l'egida del suo marchio e cavalcare l'onda impetuosa dell'open source potrebbe rivelarsi vincente soprattutto per rafforzare la penetrazione dei propri servizi, presso un pubblico sempre più vasto.
Del resto, studi di settore prevedono, per il 2010, una crescita pari al 24% di dispositivi basati su Android, accanto ad un 10% che invece potrebbe preferirgli Windows 7.
Più incerto appare il destino di ChromeOS, il sistema totalmente cloud che non sembra destare altrettanto interesse nel mercato se è vero che solo Asus dichiara di essere seriamente impegnata ad implementarlo in un suo tablet previsto per l'estate.
Come altre idee di Mountain View, questo OS potrebbe rivelarsi nel breve/medio periodo una semplice piattaforma sperimentale in attesa che maturino tecnologie¹+²+³ e soprattutto abitudini dei consumatori, che iniziano a considerare la rete come uno strumento poliedrico dove cercare informazioni, ma anche intrattenimento e svago.


Una evoluzione evidente fotografata anche dal puntuale rapporto di Nielsen.



¹ - Il titolo del post è la citazione di un racconto di Philip K.Dick

giovedì 14 gennaio 2010

[INCHIESTA] - 3 di 3 - Il business di Linux: chi lo usa, il supporto di terze parti, conclusioni



Gli impieghi e le opportunità

Intrattenendo maggiormente rapporti commerciali con aziende ed enti, gli impieghi delle soluzioni RedHat, ma anche Novell, ricadono, abbastanza prevedibilmente, nell'ambito dei server, ed in quello della virtualizzazione.
Spulciando un po' nei case studies di entrambe possiamo farci un'idea del portfolio clienti di queste aziende, che spazia da prestigiose case automobilistiche a grandi catene di distribuzione, aziende di telecomunicazioni o impegnate nell'hi-tech, governi e/o aziende ospedaliere, gruppi finanziari.
Oltre al contenimento dei costi di gestione, all'affidabilità, necessaria per impieghi mission critical, per molti clienti, l'approccio open source, adeguatamente supportato, garantisce quella flessibilità e libertà per sviluppare soluzioni che siano maggiormente aderenti ai singoli scopi.


Provando ad incrociare un po' di dati ci accorgiamo, inoltre, che HP é partner prezioso assieme a RedHat soprattutto nella fornitura di soluzioni integrate  hardware e software in ambiti specifici ed estremamente professionali, come, per esempio, la nicchia della post-produzione e degli effetti speciali nell'industria del cinema.
Gli Studios, storicamente legati a sistemi Unix con i gloriosi prodotti di Silicon Graphics, hanno trovato in Linux una opportunità per ridurre i costi di migrazione e mantenere la necessaria continuità con i propri strumenti.
Ancora oggi, Industrial Light and MagicPixarWeta Digital o Digital Domain, prestigiosi studi di effetti speciali, chiedono per l'assunzione di certe figure professionali specifiche competenze nell'uso di sistemi Unix/Linux.
Le suite InfernoFlameFlintSmoke di Autodesk sono esempi concreti di prodotti pensati, scritti e venduti per funzionare espressamente su piattaforma Linux.
Mudbox, sempre di Autodesk, un sofisticato software di sculpturing 3D e brush painting, grazie anche all'impegno di Digital Domain e Sony ImageWorkspotrebbe sbarcare su Linux nei prossimi mesi.
Maya e Softimage storicamente nascono su sistemi Unix e nel tempo hanno conservato una loro versione anche per Linux.


E proprio grazie anche alla grande esperienza maturata ed alla decennale presenza sul mercato é sempre RedHat (o le sue derivate CentOS o Fedora) la distribuzione di riferimento nell'ambito professionale.
Scuole, università, istituti di ricerca, sembrano i clienti preferenziali di Ubuntu, almeno sbirciando i case studies di Canonical, che ammicca timidamente anche nel mercato desktop grazie agli accordi stipulati con Dell.
Sul sito del produttore statunitense è possibile acquistare alcuni modelli di laptop e netbook con preinstallata la distribuzione per esseri umani.
I dati di vendita non sono effettivamente molto chiari, ma l'iniziativa deve aver comunque riscosso un certo successo se l'offerta, prima disponibile solo negli Stati Uniti, è stata estesa anche in Europa.


Anche Novell, sembrerebbe interessata a percorrere la stessa strada ed  ha, recentemente, stretto accordi con MSI per la commercializzazione nel corso del 2010 di netbook basati su Suse e Moblin.


Conclusioni

Alla fine di questa ricerca, sommaria e senza grosse pretese, emergono alcuni dati comunque interessanti.
Linux é ancora percepito come un prodotto di classe enterprise dove sembra assai più apprezzato e sfruttato.
Per il mercato desktop, invece non esiste un preciso ecosistema attorno al prodotto che dia ai potenziali acquirenti specifiche garanzie post-vendita o aggiunga un qualche valore all'offerta.
E quando esiste, vedi Canonical, spesso non è adeguatamente pubblicizzato, né dal vendor, che installa il sistema operativo sulle proprie macchine, né da Canonical stessa, che avrebbe, invece, tutto l'interesse a spingere per ottenere una maggiore visibilità dei suoi servizi.
E' come se, per paradosso, Apple si limitasse a vendere le sue macchine senza impegnarsi a promuovere adeguatamente il suo sistema operativo o tutta l'offerta che ci gravita attorno.
Una strategia incomprensibile e anche poco vantaggiosa nei confronti dell'utilizzatore finale il cui interesse può essere dirottato facilmente altrove.

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