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mercoledì 2 novembre 2011

Quella strisciante sudditanza psicologica



Parliamo di Secure Boot, sì proprio la nuova tecnologia con cui Microsoft intende certificare i propri partner, quelli che installeranno Windows 8 sui loro prodotti, per salvaguardare l'utente da virus, rootkit, malware, trojan e compagnia bella.
Secure Boot, in buona sostanza, verifica che il sistema operativo installato sia autorizzato a funzionare sul vostro personal attraverso l'assegnazione di una chiave digitale che, potrei scommetterci, sarà a 256 bit.
Come potrei scommettere che il responsabile della crittografia sarà un chip denominato Trusted Platform Module, per gli amici TPM, che se andate a spulciare lo troverete anche da qualche parte nella vostra motherboard dove dorme da anni.

giovedì 9 dicembre 2010

Red Hat a quota un miliardo



La celebre compagnia del cappello rosso, pioniera del business open source e già oggetto di una inchiesta proprio sulle pagine di questo blog dichiara un fatturato che ammonta ad un miliardo di dollari per tutto il 2010.

Il traguardo, straordinario, è sottolineato da un bell'articolo di Forbes che colloca Red Hat fra le venti migliori aziende che possono vantare certi risultati.
Viene apprezzata, innanzitutto, l'estrema competenza che il colosso dell'open source mette a disposizione dei propri clienti e la tenacia nell'aver costruito un modello redditizio laddove molti altri hanno fallito.

sabato 31 luglio 2010

Il "tribalismo" che divide le comunità



Tribalismo è il termine con cui Mark Shuttleworth risponde alle critiche sollevate negli ultimi giorni sull'effettivo contributo di Canonical rispetto a Red Hat nello sviluppo di Gnome.
16 a 1 è, infatti, l'impietoso dato che emerge a favore del gigante open source dal cappello rosso.
Numeri che hanno evidentemente mandato in fibrillazione tutti quelli che sostengono, ed hanno sempre sostenuto, che dietro la facciata tecnologica di Canonical si celino soltanto chiacchiere e distintivo.

martedì 6 luglio 2010

Hp dà i numeri dell'open source



Più di 6.500 dipendenti al servizio assistenza HP per implementare e supportare Linux e l'open source in generale.
Oltre 3.000 progetti di software open source portati avanti.
Qualcosa come 2.500 sviluppatori HP concentrati nello svilppo di soluzioni open source.
Oltre 1.200 i driver open source per le proprie stampanti.

giovedì 13 maggio 2010

Canonical cala i suoi assi



Il nuovo tema, Light, è stato solo la punta dell'iceberg, l'evidenza che Canonical, in qualche modo, avrebbe cambiato passo.
Sono venuti, seguendo una escalation, probabilmente, studiata a tavolino, i Windicators e adesso Unity: ufficialmente una interfaccia Gnome espressamente pensata per i netbook, che, ufficiosamente, potrebbe influenzare lo sviluppo stesso di Gnome 3.
Shuttleworth dice, Shuttleworth fa e, soprattutto, Shuttleworth tenta di monetizzare gli investimenti degli anni passati che, bene o male, hanno consentito ad Ubuntu di diventare un marchio riconoscibile e conosciuto.
E proprio qui sta il punto.
La distribuzione sudafricana, cugina modaiola di Debian, é diventata un prodotto, da semplice linux per esseri umani che voleva essere.
Attorno ad Ubuntu ruotano diversi servizi con cui Canonical tenta di far quadrare i bilanci, Ubuntu One, per esempio, Ubuntu Music Store ed, in un futuro non troppo lontano, Ubuntu Software Center che, accanto alle applicazioni libere, potrebbe ospitare anche una sezione a pagamento.
Canonical è, oggi, nella posizione di chi non può, né vuole, più permettersi di rischiare le sperimentazioni e gli aggiustamenti successivi della comunità open source, non può aspettare la maturazione di Gnome 3 e, nello stesso tempo, non può pensare di restare ancorata a vecchi strumenti per un tempo indefinito.
Il pubblico è volubile e gli entusiasti di oggi diventano presto gli scontenti di domani.
Il fermento che è seguito al rilascio di Lucid Lynx, gli indizi seminati da Shuttleworth e, quindi, Unity, sembrano suggerire una precisa strategia tesa a mescolare quello che di buono bolle in pentola, idee e codice provenienti dalla comunità, con un progetto organico, quello di Canonical, che chiami a raccolta quanti vogliano sposarlo e farne parte.
Tutto resta open source, certo, come il buon Mark non smette mai di dire, ma il vantaggio di svilupparselo in casa, consentirebbe di mantenere un certo controllo e l'esclusività delle features, prima che gli altri distributori riescano ad integrarle sui propri sistemi, marcando, così, il divario fra Ubuntu e il resto della concorrenza.
Da collezione di strumenti quale era, la distribuzione moderna, secondo Mark, diverrebbe un collage (ragionato?) di tecnologie e la società di servizi dell'isola di Man, una bottega di Mecenate dove catalizzare idee e uomini che non trovano spazio adeguato nelle lentezze, i vincoli e le contraddizioni della comunità tradizionale.
Redhat permettendo¹.

note:

¹ - Gnome Shell é un progetto sponsorizzato da RedHat
↑

martedì 20 aprile 2010

il kernel é vecchio




Linus Torvalds lamentava, solo qualche mese fa, che il suo kernel si fosse imbolsito e, adesso, Andrew Morton ha aggiunto che é anche vecchio.
Per il braccio destro di Linus sta scemando lentamente l'entusiamo delle nuove leve verso il progetto.
«Siamo vecchi e stanchi» avrebbe dichiarato, probabilmente in preda allo scoramento, all'ultimo Linux Foundation Collaboration Summit.


nella foto: Andrew Morton


Il kernel non attrae i giovani, sì è evoluto in un progetto comune, ma poco comunitario, gestito e finanziato dai colossi della tecnologia.
Red Hat, Novell, IBM, Intel e, ormai, tantissimi altri, impiegano (e pagano) personale a tempo pieno per spartirsi un posto in kernel space.
L'abbiamo sempre saputo, ci ha fatto anche comodo, perchè era (ed é) la prova lampante che Linux può competere con "il nemico proprietario", ma questo è l'effetto collaterale.
Le nuove leve fuggono verso lidi più divertenti e, magari, finiscono per affollare AppStore, dove è ancora possibile gestire un piccolo progetto in proprio ed aspirare a quei 15 minuti di celebrità che, oggi, non si negano proprio a nessuno.
Con buona pace dell'open source e della sua retorica di libertà.

giovedì 14 gennaio 2010

[INCHIESTA] - 3 di 3 - Il business di Linux: chi lo usa, il supporto di terze parti, conclusioni



Gli impieghi e le opportunità

Intrattenendo maggiormente rapporti commerciali con aziende ed enti, gli impieghi delle soluzioni RedHat, ma anche Novell, ricadono, abbastanza prevedibilmente, nell'ambito dei server, ed in quello della virtualizzazione.
Spulciando un po' nei case studies di entrambe possiamo farci un'idea del portfolio clienti di queste aziende, che spazia da prestigiose case automobilistiche a grandi catene di distribuzione, aziende di telecomunicazioni o impegnate nell'hi-tech, governi e/o aziende ospedaliere, gruppi finanziari.
Oltre al contenimento dei costi di gestione, all'affidabilità, necessaria per impieghi mission critical, per molti clienti, l'approccio open source, adeguatamente supportato, garantisce quella flessibilità e libertà per sviluppare soluzioni che siano maggiormente aderenti ai singoli scopi.


Provando ad incrociare un po' di dati ci accorgiamo, inoltre, che HP é partner prezioso assieme a RedHat soprattutto nella fornitura di soluzioni integrate  hardware e software in ambiti specifici ed estremamente professionali, come, per esempio, la nicchia della post-produzione e degli effetti speciali nell'industria del cinema.
Gli Studios, storicamente legati a sistemi Unix con i gloriosi prodotti di Silicon Graphics, hanno trovato in Linux una opportunità per ridurre i costi di migrazione e mantenere la necessaria continuità con i propri strumenti.
Ancora oggi, Industrial Light and Magic, Pixar, Weta Digital o Digital Domain, prestigiosi studi di effetti speciali, chiedono per l'assunzione di certe figure professionali specifiche competenze nell'uso di sistemi Unix/Linux.
Le suite Inferno, Flame, Flint, Smoke di Autodesk sono esempi concreti di prodotti pensati, scritti e venduti per funzionare espressamente su piattaforma Linux.
Mudbox, sempre di Autodesk, un sofisticato software di sculpturing 3D e brush painting, grazie anche all'impegno di Digital Domain e Sony ImageWorks, potrebbe sbarcare su Linux nei prossimi mesi.
Maya e Softimage storicamente nascono su sistemi Unix e nel tempo hanno conservato una loro versione anche per Linux.


E proprio grazie anche alla grande esperienza maturata ed alla decennale presenza sul mercato é sempre RedHat (o le sue derivate CentOS o Fedora) la distribuzione di riferimento nell'ambito professionale.
Scuole, università, istituti di ricerca, sembrano i clienti preferenziali di Ubuntu, almeno sbirciando i case studies di Canonical, che ammicca timidamente anche nel mercato desktop grazie agli accordi stipulati con Dell.
Sul sito del produttore statunitense è possibile acquistare alcuni modelli di laptop e netbook con preinstallata la distribuzione per esseri umani.
I dati di vendita non sono effettivamente molto chiari, ma l'iniziativa deve aver comunque riscosso un certo successo se l'offerta, prima disponibile solo negli Stati Uniti, è stata estesa anche in Europa.


Anche Novell, sembrerebbe interessata a percorrere la stessa strada ed  ha, recentemente, stretto accordi con MSI per la commercializzazione nel corso del 2010 di netbook basati su Suse e Moblin.


Conclusioni

Alla fine di questa ricerca, sommaria e senza grosse pretese, emergono alcuni dati comunque interessanti.
Linux é ancora percepito come un prodotto di classe enterprise dove sembra assai più apprezzato e sfruttato.
Per il mercato desktop, invece non esiste un preciso ecosistema attorno al prodotto che dia ai potenziali acquirenti specifiche garanzie post-vendita o aggiunga un qualche valore all'offerta.
E quando esiste, vedi Canonical, spesso non è adeguatamente pubblicizzato, né dal vendor, che installa il sistema operativo sulle proprie macchine, né da Canonical stessa, che avrebbe, invece, tutto l'interesse a spingere per ottenere una maggiore visibilità dei suoi servizi.
E' come se, per paradosso, Apple si limitasse a vendere le sue macchine senza impegnarsi a promuovere adeguatamente il suo sistema operativo o tutta l'offerta che ci gravita attorno.
Una strategia incomprensibile e anche poco vantaggiosa nei confronti dell'utilizzatore finale il cui interesse può essere dirottato facilmente altrove.

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mercoledì 13 gennaio 2010

[INCHIESTA] - 2 di 3 - Il business di Linux: l'offerta commerciale



Il business

Il business di RedHat, è essenzialmente rivolto alle imprese ed é costruito attorno alle versioni server e desktop della propria distribuzione: RH Linux Enterprise, arrivata alla release 5.
La compagnia del Cappello Rosso oltre a vendere il proprio sistema operativo, garantisce tutta una serie di servizi accessori che spaziano dalla certificazione dell'hardware, al supporto tecnico, fino alla formazione e certificazione del personale che userà i suoi prodotti.
La formula prevede la sottoscrizione di un abbonamento declinato in 3 diverse tipologie: Basic, Standard e Premium, con il primo limitato al solo supporto web e risposte entro i 2 giorni lavorativi, mentre gli altri 2 includono supporto telefonico, fino alla disponibilità H24 7 giorni su 7 per i clienti Premium.


Un abbonamento (che vale comunque per una singola installazione della dstribuzione) garantisce, inoltre, l'accesso pieno ai sorgenti di tutto il software a disposizione per eventuali customizzazioni del cliente e garanzia legale per tutti i clienti che sviluppano e rilasciano il proprio codice sorgente, tenendoli al riparo da spiacevoli beghe legali.
L'azienda, quotata anche in borsa a Wall Street nell'indice Nasdaq, sviluppa e rilascia le sue soluzioni come software open source e, sbirciandone i bollettini finanziari,  pare che il terzo trimestre 2010 abbia fatto registrare un incremento dei propri profitti del 18% rispetto al 2009, che era già stato chiuso con un lusinghiero +25%, mentre uno studio interno ne attesta l'elevato gradimento riscosso dalla sua piattaforma di middleware open source, JBoss, fra i clienti che ne fanno uso.
Più articolata é l'offerta di Novell.
Per l'azienda di Provo (Utah), Linux é solo uno fra i tanti prodotti offerti.
Suse Linux Enterprise, anch'essa disponibile in versione server e desktop, viene proposta come alternativa vantaggiosa agli elevati costi di gestione derivanti dalle vecchie infrastrutture Unix oppure, grazie alla partnership con Microsoft, come la soluzione migliore per garantire la piena interoperabilità negli ambienti misti.
Se i suoi disinvolti accordi commerciali con Redmond sono stati oggetto di critiche pesanti dalla comunità opensource e dal suo diretto competitor RedHat, é altresì vero che, anche grazie al lavoro svolto sul framework Mono, reimplementazione libera di .NET, ed allo sviluppo di Moonlight per la fruizione dei contenuti Silverlight, i suoi prodotti sono fra quelli maggiormente maturi ed affidabili per far dialogare sistemi differenti come Linux e Windows.


Il suo impegno nel software libero continua con la sponsorizzazione di OpenSuse, il sistema operativo sviluppato dalla comunità, che costituisce per Novell una preziosa piattaforma di test per tutte le soluzioni innovative che potrebbero essere integrate nel ramo commerciale, e dei maggiori desktop liberi: Gnome e KDE.
Analogamente a RedHat i suoi prodotti e servizi basati su Linux si rivolgono al ramo enterprise del mercato e prevedono programmi di formazione, supporto con vari gradi di priorità, e consulenze.
Stando ai dati finanziari, rintracciabili sul sito della stessa compagnia, alla voce Open Platforms Solution, gli introiti derivanti da Linux incidono complessivamente per la ragguardevole cifra di 149 milioni di dollari facendo segnare un +21% rispetto al bilancio dell'anno 2008.
Molto più giovane, il business di Canonical è costruito tutto intorno ad Ubuntu, presentata in versione server e desktop.
La società non vende espressamente il suo sistema operativo, ma offre servizi in linea con quelli dei suoi diretti concorrenti per quanto riguarda formazione, supporto tecnico e consulenze per tutti i clienti di classe enterprise e gli enti che scegliessero di adottare la distribuzione sudafricana.
Inoltre offre un programma di certificazione e partnership per supportare quegli assemblatori che volessero vendere il proprio hardware con ubuntu preinstallato.
Canonical é, in effetti, l'unica azienda, fra le 3 prese in esame, che si rivolge con la propria distribuzione espressamente al mercato privato degli utenti desktop.


Sfruttando la simpatia e la popolarità costruita in questi anni con Ubuntu, la compagnia del miliardario sudafricano si pone in concorrenza diretta nel mercato dell'home computing dominato da Microsoft con Windows.
Pur mantenendo la gratuità del proprio sistema operativo agli utenti finali, l'offerta di Canonical presenta anche servizi per questi ultimi: Shipit, che permette di ottenere una copia del sistema operativo gratuitamente a casa propria, la possibilità di ricevere supporto ufficiale, telefonicamente e via web, tramite la sottoscrizione di abbonamenti differenziati in base alle esigenze del singolo utente, Ubuntu One che, analogamente a mobile me di Apple, prevede lo storage e la sincronizzazione dei propri dati in remoto, gratuito fino a 2GB e al costo di 10 dollari al mese per 50GB e Ubuntu Music Store, sulla falsariga di iTunes, attualmente in sviluppo e che, per alcuni, potrebbe debuttare già con la prossima release del sistema operativo Ubuntu 10.04 Lucid Lynx.
Analogamente a Red Hat, le soluzioni sviluppate dalla comunità che gravita attorno a Canonical sono rilasciate al pubblico con licenze Open Source.
Benché non esistano cifre ufficiali, il bilancio della società, per ammissione dello stesso Shuttleworth, resta ancora negativo, anche se il miliardario in più occasioni ha ostentato ottimismo e fiducia per gli accordi stipulati ed i servizi offerti che dovrebbero iniziare a fruttare il giusto compenso agli investimenti sostenuti ed alle risorse impegnate.
Secondo il New York Times, infatti, il fatturato di Canonical sarebbe prossimo ai 30 milioni di dollari, considerato il punto di pareggio (BEP) fra profitti e perdite.
Un traguardo importante che, se effettivamente raggiunto, garantirebbe alla società di autosostenersi senza iniezioni finanziare da parte del suo fondatore.


[INCHIESTA] - 1 di 3 - Il business di Linux: introduzione




nota: per agevolarne la lettura, l'articolo è stato suddiviso in 3 puntate che verranno pubblicate separatamente. Buona lettura.

Il grafico sottostante fotografa la situazione attuale nel mercato dei sistemi operativi.
Sebbene Windows continui a dominare incontrastato col suo 92.21%, lasciando a Mac OS X un esiguo 5%, particolare interesse, per noi, riveste il modestissimo 1% dei sistemi Linux, strappato dopo 18 anni di onorato e ostinato servizio.
Un po' per gioco, un po' per curiosità, siamo andati a spulciare cosa nasconde quel misero punto percentuale, senza alcuna velleità di essere scientifici ci siamo semplicemente chiesti: chi riesce a fare affari col pinguino, chi lo usa davvero ed a che scopo e perché Linux continua ad essere un tabù per il grande pubblico?




[ fonte: market share ]


I protagonisti

In principio era Red Hat.
Nell'ottobre del 1994 Marc Ewing rilasciò al pubblico una distribuzione denominata Red Hat Linux.
Bob Young, che 2 anni prima aveva fondato ACC Corporation, impegnata nella vendita si software per Unix, acquistò l'anno successivo la piccola impresa di Ewing ed insieme diedero vita a Red Hat Software.
Red Hat é, a tutti gli effetti, pioniera del business model basato sull'open source e può essere considerata leader indiscussa del settore.
Molte altre distribuzioni, come Mandriva, CentOS, Fedora (che è sponsorizzata dalla stessa RedHat) mutuano la struttura del sistema e la gestione dei pacchetti software, con RPM, introdotto dalla stessa azienda nel 1995, con il rilascio della RHL 2.0 Beta.
La storia di Novell inzia da assai più lontano.
La società, fondata da George Canova, Darin Field e Jack Davis, muove i primi passi nel 1979, come Novell Data System, e sviluppa essenzialmente hardware per il sistema operativo CP/M.
Solo nel 1983 accorcerà il suo nome in Novell Inc. e rilascerà sul mercato il suo sistema operativo di rete NetWare.
Un prodotto che si imporrà negli anni 80 come standard nel settore delle reti.
Il lento declino dovuto a investimenti sbagliati, scarsa innovazione ed alla concorrenza spietata del nuovo Windows NT, investirà l'azienda per tutti gli anni '90, che, con l'acquisizione di Ximian e Suse, nel 2003 entra a pieno titolo nel mercato di Linux, con le versioni commerciali server e desktop della distribuzione tedesca del camaleonte.
Ben più recente é la storia di Canonical.
La società fondata da Mark Shuttleworth nel marzo del 2004 è piuttosto atipica rispetto ai suoi diretti concorrenti.
Si occupa della promozione di progetti legati al software libero e rilascia al pubblico una propria distribuzione gratuita, Ubuntu, basata sul core di Debian.

venerdì 30 ottobre 2009

Poste Italiane si affida all'open source.



All'Executive Meeting di Roma, organizzato da RedHat, Roberto Di Mambro, responsabile dell’unità organizzativa Architetture e Standard Applicativi ha presentato il Centro di Competenza Open Source di Poste Italiane.
Fondato nel 2008, si occupa di definire architetture e soprattutto formati standard da utilizzare come strumenti di produttività.
DiMambro, nel suo intervento ha ribadito l'importanza di adottare formati che siano il più aperti possibili per garantire la compatibilità del materiale prodotto con tutti i software che rispettino lo standard.
Un esempio concreto del lavoro svolto dal Centro é la piattaforma di tracking dei pacchi o delle lettere, realizzata interamente con prodotti open source.

fonte: LinuxFeed

sabato 24 ottobre 2009

IBM corteggia le aziende con Linux



Client for Smart Work è la soluzione Linux based con cui IBM vuole corteggiare le aziende che non avessero alcuna intenzione di farsi accalappiare dalle sirene di Windows 7.
BigBlue, in accordo con RedHat e Canonical, intende offrire, in un'unica soluzione, un sistema ideale per la produttività, il management e l'integrazione di servizi per il cloud computing.
Previsto in un primo momento come un pacchetto per i mercati emergenti, è stato, ben presto, adattato anche per contesti più competitivi grazie ai molteplici feedback positivi raccolti dal colosso americano che stima risparmi sui costi di licenza e upgrade dell'hardware nell'ordine del 50%.
L'offerta integra Lotus Symphony e Lotus Notes per la gestione delle email aziendali e prevede anche i servizi (a pagamento) LotusLive iNotes e LotusLive.com.
Dovrebbe arrivare negli States nel 2010.
La versione Ubuntu può essere scaricata qui