giovedì 1 ottobre 2009

Linux e il desktop. Forse non ne vale la pena.



Sbirciando fra le pagine di Linux Journal è possibile leggere un articolo interessante che fa un po' il punto sullo stato di penetrazione e dell'apprezzamento di Linux sul desktop. Molti utenti e fan del pinguino, indefessamente da decenni, continuano a profetizzare che il prossimo, sarà sempre l'anno di Linux ma, a ben guardare le statistiche, il sistema operativo open source per eccellenza e maturità è fermo ad un risicato 1% del mercato e non ha saputo sfruttare la (parziale) debacle di Vista nell'apprezzamento degli utenti, che sembrano aver preferito le sirene stilose di Apple.
Molte potrebbero essere le ragioni di un decollo nel mercato mainstream sempre rimandato a data da destinarsi, tanto che, Bob Sutor di IBM provocatoriamente, si chiede se non sia il caso di lasciar perdere e dedicarsi al mercato dei dispositivi mobili, per esempio, dove gli strumenti offerti da Linux sembrano riscuotere maggiori consensi.
Per Joe Brockeimer, invece, è ancora il modello distributivo attraverso il download di ISO e la mancata visbilità commerciale del sistema operativo, che fanno la differenza fra una soluzione popolare realmente alla portata di tutti e un prodotto di nicchia per appassionati di informatica.
E' incoraggiante la stima di Novell che snocciola, per bocca del suo CTO Ross Chevalier, un sondaggio di Apogeo secondo cui, complice la crisi economica, sono in aumento le realtà che intendono prendere in considerazione una seria migrazione a prodotti meno dispendiosi, ma l'impressione del sottoscritto è, che il desktop Linux, nonostante propaganda e buonissimi propositi, non abbia ancora trovato una sua propria personalità e debba regolare i conti con una imprevedibile e prolungata adolescenza.

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