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domenica 16 gennaio 2011

Gli avvitamenti di Canonical



Riesce assai arduo capire dove voglia andare a parare l'azienda di Mark Shuttleworth di questi tempi.
Prima Windicators, poi Unity, che non è un fork di Gnome 3, passando per Wayland fino ad arrivare a Qt, antico e mai nascosto, primo amore di Mark che poi promuove e finanzia una distribuzione che ha reso Gnome e le GTK il termine di paragone nei desktop Linux.
Evidentemente sulla soglia dei suoi primi quarant'anni, dopo essersi tolto un bel po' di soddisfazioni, ha deciso che era tempo di tirare un'altra linea e cambiare passo.

domenica 7 novembre 2010

Il mercato ai tempi di Canonical



La storia, ormai, la conosciamo tutti: Mark (Shuttleworth) era sul water che attaccava l'orologio, la porcellana era bagnata e scivolò battendo la testa sul lavandino.
Quando riprese i sensi ebbe una rivelazione, una visione, un'immagine scolpita nella mente, l'immagine di questo:

i Windicators, che hanno aperto la strada ad un nuovo paradigma di interazione fra l'uomo e la macchina ed un nuovo corso (probabilmente) nelle strategie commerciali di Canonical, perché la volontà di integrare Wayland al posto del vecchissimo, bolsissimo, chiacchierassimo, incompresissimo, Xorg non avrà ripercussioni solo sulle nostre scrivanie.
Gli eventi susseguitisi, repentinamente, da qualche settimana a questa parte parrebbero indicare, inequivocabilmente, che Ubuntu sta cercando di cambiare passo sia dal punto di vista tecnologico che da quello più pratico del business.
Se, infatti, mettiamo insieme i pezzi di questa storia e intrecciamo i destini dei diretti interessati possiamo speculare sul fatto che ognuno dei protagonisti (o quasi) avrebbe molto da guadagnare da una convergenza d'intenti e progetti.


sabato 12 giugno 2010

KDE, liberi di sperimentare: intervista a Marco Martin




Abbiamo pizzicato Marco Martin
Marco Martin, classe 1981, vive in un piccolo paese in provincia di Torino ed è laureato in informatica dal 2008.
Ha lavorato come ricercatore per l'Università, prima di iniziare la sua collaborazione con Nokia.
Conosce ed usa KDE nel 2001 per cui realizza un tema di icone, uno stile QT ed un menù alternativo per Kicker.
Dal 2007 si interessa alle tecnologie di Plasma ed entra ufficialmente nello sviluppo di KDE 4.
Tiene un blog dove possiamo apprezzare il suo lavoro e l'evoluzione di Plasma netbook shell.
, che lavora a Plasma Netbook Shell, impegnato nella chiusura degli ultimi bug in vista del rilascio di KDE SC 4.5 e l'occasione ha offerto il pretesto per intavolare una chiacchierata su quello che ci riserverà quest'ultima release, le novità di plasma, il lavoro di Marco per Nokia e molto altro.

La linea d'ombra: Ciao Marco, parliamo un po' del tuo lavoro? In cosa sei impegnato in questo momento?

Marco Martin: al momento in plasma in generale, sto andando per questa divertente lista e fixo il fixabile. Siamo in feature freeze.

LD: Cosa ci dobbiamo aspettare per la nuova release di KDE ed particolare da Plasma?

MM: Dunque, 4.5, specialmente per plasma è una release che non vuole avere cose eclatanti.
Più che altro vogliamo finire quelle che erano state iniziate: pulizia in generale, bugfix.
Quindi, se tutto va bene, dovrebbe essere un po' più stabile, usabile e così via.
La roba più nuova è probabilmente il gestore delle attività.

giovedì 13 maggio 2010

Canonical cala i suoi assi



Il nuovo tema, Light, è stato solo la punta dell'iceberg, l'evidenza che Canonical, in qualche modo, avrebbe cambiato passo.
Sono venuti, seguendo una escalation, probabilmente, studiata a tavolino, i Windicators e adesso Unity: ufficialmente una interfaccia Gnome espressamente pensata per i netbook, che, ufficiosamente, potrebbe influenzare lo sviluppo stesso di Gnome 3.
Shuttleworth dice, Shuttleworth fa e, soprattutto, Shuttleworth tenta di monetizzare gli investimenti degli anni passati che, bene o male, hanno consentito ad Ubuntu di diventare un marchio riconoscibile e conosciuto.
E proprio qui sta il punto.
La distribuzione sudafricana, cugina modaiola di Debian, é diventata un prodotto, da semplice linux per esseri umani che voleva essere.
Attorno ad Ubuntu ruotano diversi servizi con cui Canonical tenta di far quadrare i bilanci, Ubuntu One, per esempio, Ubuntu Music Store ed, in un futuro non troppo lontano, Ubuntu Software Center che, accanto alle applicazioni libere, potrebbe ospitare anche una sezione a pagamento.
Canonical è, oggi, nella posizione di chi non può, né vuole, più permettersi di rischiare le sperimentazioni e gli aggiustamenti successivi della comunità open source, non può aspettare la maturazione di Gnome 3 e, nello stesso tempo, non può pensare di restare ancorata a vecchi strumenti per un tempo indefinito.
Il pubblico è volubile e gli entusiasti di oggi diventano presto gli scontenti di domani.
Il fermento che è seguito al rilascio di Lucid Lynx, gli indizi seminati da Shuttleworth e, quindi, Unity, sembrano suggerire una precisa strategia tesa a mescolare quello che di buono bolle in pentola, idee e codice provenienti dalla comunità, con un progetto organico, quello di Canonical, che chiami a raccolta quanti vogliano sposarlo e farne parte.
Tutto resta open source, certo, come il buon Mark non smette mai di dire, ma il vantaggio di svilupparselo in casa, consentirebbe di mantenere un certo controllo e l'esclusività delle features, prima che gli altri distributori riescano ad integrarle sui propri sistemi, marcando, così, il divario fra Ubuntu e il resto della concorrenza.
Da collezione di strumenti quale era, la distribuzione moderna, secondo Mark, diverrebbe un collage (ragionato?) di tecnologie e la società di servizi dell'isola di Man, una bottega di Mecenate dove catalizzare idee e uomini che non trovano spazio adeguato nelle lentezze, i vincoli e le contraddizioni della comunità tradizionale.
Redhat permettendo¹.

note:

¹ - Gnome Shell é un progetto sponsorizzato da RedHat
↑

martedì 11 maggio 2010

Windicators non sono una buona idea



Nonostante l'enfasi e l'entusiasmo con cui Mark Shuttleworth ha presentato Windicators, cominciano a circolare le prime perplessità sull'opportunità di certe scelte di sviluppo.

Martin Graesslin, in un lungo post sul proprio blog, annota alcuni limiti nello spostamento della decorazione delle finestre sul lato client, come i Windicators promettono di fare.
La cosa, dice Graesslin, è tecnicamente possibile sviluppando un protocollo comune o appoggiandosi a D-Bus, tuttavia la scelta presenterebbe alcuni svantaggi:
  • perdita di coerenza nel comportamento delle applicazioni;
  • l'impossibilità di implementare, almeno in kwin, una finestra di tabulazione;
  • salterebbero le regole che governano le finestre, con applicazioni che potrebbero mostrare il pulsante di chiusura, pur non prevedendo tale funzionalità;
  • perdita di bordi e linguette per il ridimensionamento;
  • Non sarebbe affatto semplificata la gestione dei temi;
  • Sempre riferendosi a Kwin, il gestore delle decorazioni non riuscirebbe a gestire le ombreggiature come parte del tema;
Il problema dello spreco di spazio non sarebbe nemmeno un motivo valido per rompere con le attuali soluzioni, anzi, lo sviluppatore suggerisce di considerare quanto si sta facendo con Plasma Netbook Shell in questa direzione e anticipa alcune delle funzionalità che potrebbero esordire con KDE 4.6, come l'autohiding delle decorazioni quando una applicazione viene massimizzata o la gestione delle stesse a destra o sinistra, con Aurorae.
Una decorazione lato client, infine, costringerebbe a riscrivere tutte le applicazioni e potrebbe scardinare ogni coerenza raggiunta sui desktop liberi, perchè ognuno potrebbe pensare di implementare una propria soluzione per la gestione delle finestre.

Il punto della situazione

Mi viene da pensare che Shuttleworth non voglia, effettivamente, affrontare questa rivoluzione sul desktop nel breve periodo.
Se Graesslin avesse ragione, la proverbiale ergonomia di Gnome salterebbe all'improvviso.
Tuttavia, i limiti paventati dallo sviluppatore, potrebbero rivelarsi un buon investimento su netbook e tablet, dove le ridotte dimensioni del display favoriscono un approccio a schermo pieno e certe funzionalità avanzate di gestione delle finestre sarebbero, in fondo, una inutile complicazione.
I Windicators, quindi, potrebbero porre le basi, nell'immediato futuro, per una vera e propria shell dedicata su cui scrivere applicazioni specifiche per dispositivi mobili, piuttosto che influenzare lo sviluppo intrapreso da Gnome 3.