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giovedì 24 marzo 2011

Firefox VS Firefox



Se dovessimo giudicare la popolarità di un browser solo dal numero di gente che lo ha scaricato a 24 ore dal lancio, Firefox 4 la sua scommessa ai danni di Internet Explorer 9 l'ha già vinta.
L'ultimo nato di Mozilla Foundation infatti ha totalizzato la bellezza di, oltre, 6 milioni di download, contro i 2 milioni abbondanti che hanno aggiornato il browser di Microsoft.

Firefox 4, il cui sviluppo ha visto ben 12 versioni Beta e 2 release candidate, è un software profondamente rinnovato, non solo nell'aspetto, che ormai strizza l'occhio al minimalismo introdotto da Chrome, ma anche, e soprattutto, sotto al cofano con un motore Javascript, JägerMonkey, capace di performance fino a 6 volte superiori nella risoluzione di script e animazioni, per competere con le qualità velocistiche del concorrente di Mountain View.

martedì 4 gennaio 2011

Firefox supera Internet Explorer, ma Chrome cresce più di tutti



I numeri di Statcounter rivelano lo storico sorpasso del browser di Mozilla Foundation ai danni di Internet Explorer, in Europa, per una manciata di punti percentuali.
Il browser di Microsoft è ancora leader oltreoceano con il 49% circa delle installazioni, mentre nel Vecchio Continente, si ferma al 37,5% contro il 38,11% fatto registrare dal Panda Rosso.

Source: StatCounter Global Stats - Browser Market Share


venerdì 21 maggio 2010

Web·m sfida h.264



La guerra per controllare la fruizione dei contenuti online, i video in particolare, annovera un nuovo contendente.
Web·m é la risposta di Google allo standard h.264, scelto e subito imposto dai grossi calibri dell'industria, a discapito del codec OGG Theora, libero sì, ma potenzialmente a rischio per via delle solita querelle sui brevetti.
Del resto, anche h.264, mantenuto libero da royalty fino al 2016 per gli utenti, non offre alcuna garanzia che alla scadenza della moratoria non si debba pagare per continuare ad usarlo.
Web·m, in effetti, non è un vero e proprio codec, ma costituisce un contenitore, basato sul formato aperto Matroska, che ospita al suo interno il codec video VP8, che Mountain View ha prima acquistato e poi aperto e quello audio, basato su OGG Vorbis, l'alternativa open source a MP3 e AAC.
La migrazione dei contenuti su Youtube sarebbe già inziata in via sperimentale ed è già possibile visionare qualche video a patto che navighiate con la release più recente di Chromium o con una Nightly Build dedicata di Firefox, che sì, dovrebbe supportare nativamente web·m come anche Opera, rilasciato in una edizione speciale per saggiare la bontà del nuovo formato.

Proprio con Opera, dopo un rapido test, abbiamo avuto un'ottima impressione di velocità e qualità dello streaming, con una nitidezza delle immagini davvero sorprendente.

Diverse le compagnie che hanno confermato il loro supporto e, fra queste, è impossibile non citare Adobe, che, col dente avvelenato, proverà il riscatto, dopo la recente disputa con Apple culminata con l'esclusione di Flash sui prodotti mobili della mela morsicata.

martedì 18 maggio 2010

Un fork "selvaggio" per Firefox



Si chiama Wild Fox ed é ufficialmente un fork di Firefox, il cui obiettivo é quello di implementare la codifica h.264 per la riproduzione dei contenuti video HTML5 secondo lo standard di MPEG LA.
Firefox, infatti, continua a sostenere e implementare solo il codec Theora, assai meno popolare e, sembrerebbe, affatto immune da eventuali ritorsioni legali per le solite (presunte) violazioni di brevetto.
Il team, coordinato da Maya Posch chiama a raccolta gli sviluppatori, quindi, anche se non è ancora chiaro a quali librerie appoggiarsi per raggiungere il risultato.
Le più gettonate sarebbero Libavcodec che consentono maggiore flessibilità nel caso in cui fosse aggiunto il supporto a nuove codifiche, ma non è escluso Gstreamer o un qualche framework analogo, che si servirebbe, invece, dei codec già presenti nel sistema.
Aldilà dell'evidente pragmatismo, viene da chiedersi se Firefox abbia davvero bisogno di un fork per piegarsi alle decisioni dei soliti noti o non valga la pena di mantenere, comunque, compatta la propria linea di sviluppo e far pesare, anche, la grande popolarità e simpatia conquistata sul campo, in questi anni, fra gli utenti, per contribuire alla crescita ed al supporto di Theora come codec ideale per HTML5.

fonte: Wild Fox project on Sourceforge

martedì 4 maggio 2010

[UPDATE] Appunti di Kubuntu 10.04



Installare Kubuntu Lucid Lynx é una passeggiata, giusto il tempo di bruciare il CD e infilarlo nel lettore, il resto viene da sé in pochi, semplici, chiarissimi passi.
Se installiamo la distribuzione su una macchina vergine l'unico input di cui abbiamo bisogno è stabilire il nome dell'utente ed una password, per il resto, possiamo berci un thè caldo e buttare un occhio all'installer che ci presenta le qualità del sistema operativo, diversamente, dovremo decidere quanto spazio assegnare servendoci dell'utility per il partizionamento personalizzato, comunque, molto intuitiva.





Testbed

  • MB Asus P5K3 Deluxe FSB 1666 MHz Audio AC97 integrato

  • Intel Core2 Duo E8400 3GHz

  • RAM 4x1Gbyte 1333MHz DDR3 Dual Channel

  • Nvidia 8800 GT 1Gbyte DDR3

  • 1xMaxtor Sata2 200GB Cache 8MByte, 1xWestern Digital Sata2 320GB Cache 8Mbyte

  • Chiavetta Bluetooth, Webcam Logitech Quickcam Express

  • Monitor HP w2216 22" 1680x1050



  • Pregi Difetti

  • Avvio Rapido

  • Sistema Reattivo

  • Buona Integrazione

  • Grande Possibilità di personalizzazione

  • Buona Localizzazione


  • Scarsa Personalità

  • Assenza di Utility Essenziali

  • Gestione Software Poco Amichevole

  • Network Manager Poco Maturo




  • Primo avvio: prendiamo confidenza col sistema

    Al riavvio, dopo una 20ina di minuti in cui il sistema ha pensato bene di scaricarsi anche gli aggiornamenti, il tempo che ci separa dal primo login è davvero minimo e abbondantemente al di sotto del mezzo minuto.
    La velocità o almeno la percezione di un sistema particolarmente reattivo é sicuramente un buon biglietto da visita.
    La scrivania che ci accoglie é scarna, con la vista delle cartelle completamente vuota e nessuna particolare informazione che possa suggerire ad un, ipotetico, nuovo utente che il suo desktop é chiuso in quella finestrella semitrasparente.
    La rete é attiva, il bluetooth, se ce lo avete, bluetoottha.
    Il sistema ci avverte, solerte, che la nostra scheda video può godere dei driver accelerati e proprietari e ci consiglia di installarli, poi ci suggerisce anche codec e plugin di terze parti che non sono stati inclusi per motivi di licenze.



    Sbirciando nel menù delle applicazioni, sembra tutto molto pulito, essenziale, ordinato e localizzato correttamente in italiano, eccezion fatta per il Programmino di Stampa nel vassoio di sistema e il Network Manager che resta tale anche nella lingua del belpaese , ed è pure ubiquo, visto che la voce si ripete nel menù Accessori ed in quello Sistema.
    C'è pure un comodo installer per Firefox, qualora Konqueror non facesse al caso nostro, come browser predefinito.
    Navigando nelle Impostazioni di sistema prendiamo confidenza con le possibilità di configurazione e personalizzazione offerte.
    Il solito beninformato ci avverte che possiamo scaricare nuovi screensaver per rimpinguare quelli presenti ridotti davvero al minimo sindacale.
    Giocherellando con gli Effetti del Desktop ci ritroviamo le finestre tremolanti, il cubo, trasparenze, transizioni, utile e dilettevole, quel tanto che basta per atteggiarci con gli amici.

    Ad un'occhiata più attenta

    Nel filemanager ci rendiamo conto che manca all'appello la funzione Timeline e un disco da 320 GB.
    Sarebbe da partizionare, in realtà, quindi è più che corretto che il desktop non lo consideri, ma sfogliando il menù delle applicazioni ci accorgiamo che manca proprio uno strumento per gestire le partizioni.
    Poco male, guidati dall'istinto, proviamo a lanciare il gestore dei pacchetti, per scoprire che ce ne stanno davvero parecchi e districarsi fra le sole librerie e i programmi veri e propri non è affar semplice.
    E' tutto molto grigio, eccessivamente verboso ed in inglese, per giunta.
    Non c'è modo di capire ad una occhiata sommaria, quale sia l'applicazione e quali le sue dipedenze, così, per trovare quello che cerchiamo ci affidamo ai consigli di KDE-Apps e scegliamo KDE Partion Manager che, fortunatamente, ritroviamo nei repository.
    Anche il nostro Western Digital avrà la sua brava formattazione ed, infatti, un minuto dopo, o giù di lì, la nostra fiammante partizione per il backup fa capolino in Dolphin.
    Dalle Impostazioni di sistema, nella sezione Avanzate, possiamo stabilire il criterio di montaggio del dischi ed evitare di introdurre sempre una noiosissima password solo per fare un backup.
    Il problema semmai è trovare uno strumento che ce lo faccia fare.
    Il solito menù, che sembrava pulito e ordinato, si rivela sempre più essenziale e avaro di utility.
    Accantonata l'idea di filtrare i risultati in KpackageKit, torniamo su KDE-Apps, dove un ottimo 94% ci convince che LuckyBackup fa al caso nostro.
    L'interfaccia lascia a desiderare, ma fa il suo sporco lavoro.
    Pure il DHCP, lì nel vassoio di sistema, non ci piace e decidiamo di configurare un IP statico.
    L'applet del network manager è piuttosto semplice, benché in inglese e riusciamo subito ad ottenere quello che vogliamo.
    Peccato che, al successivo riavvio, non si trovi il modo per impostarla come default, con l'applet che, ostinatamente, ci ripropone la connessione in automatico e il portafogli di KDE continui a chiederci la password per attivare quella personalizzata nonostante avessimo specificato che l'accesso era sempre consentito.

    Tiriamo le somme

    E' difficile esprimere un giudizio equilibrato su Kubuntu 10.04.
    Gli obiettivi fissati da Timelord, sembrano ancora molto lontani: la localizzazione é convincente, la stabilità mi è parsa buona, anche se, in un paio di occasioni, la shell di plasma è andata in crash senza un motivo apparente, lo sforzo per integrare gli strumenti propri di KDE per evitare brutti collage di applicazioni c'è stato, anche se poi si è preferito usare il più collaudato e blasonato Open Office al posto del maggiormente integrato Koffice.
    Come ho già avuto modo di scrivere, mancano strumenti di amministrazione essenziali, cui aggiungerei anche l'assenza di un firewall e di un editor audio/video non lineare.
    Se anche Kdenlive dovesse rivelarsi fin troppo sofisticato, andrebbe perlomeno segnalato nel Gestore delle Applicazioni assieme ad altre applicazioni consigliate, cosa che non avviene, anzi, il software maggiormente di qualità rischia di annegare nel mare magno di sigle e pacchetti che é KPackageKit.
    In effetti, il difetto più grosso di Kubuntu è la scarsissima personalità, non solo dell'aspetto, ma soprattutto del sistema nel suo complesso.
    Kubuntu parla a chi la conosce già e sa come servirsene ed oltretutto non lo fa nel migliore dei modi, mortificando anche KDE che, in versione 4.4.2, avrebbe diverse buone carte da giocare.

    lunedì 26 aprile 2010

    Il desktop di Mandriva é sempre più intelligente




    Smart Desktop è una funzionalità che Mandriva ha già introdotto con la 2010.0 dello scorso anno.
    Ne parlammo diffusamente già in sede di recensione e con uno speciale per rimarcarne la portata innovativa.
    Con il rilascio della versione Spring previsto per i primi di giugno, Smart Desktop si evolve introducendo ed integrando le nuove funzionalità di Nepomuk, l'infrastruttura semantica di KDE che inizia a mostrare potenzialità interessanti.
    Diamo un'occhiata a quello che bolle in pentola.
    • Dolphin offre la nuova funzionalità Timeline, introdotta con KDE SC 4.4;
    • Potenziata la ricerca semantica in Dolphin che adesso consente anche l'autocompletamento dei TAG nella barra di ricerca;
    • Introduzione di un Browser semantico, Sembrowser, che dovrebbe facilitare la navigazione di grandi quantità di file taggati;
    • Integrazione delle proprietà semantiche del desktop in Firefox, Kmail, Koffice e OpenOffice, per mantenere maggiore omogeneità d'uso, sia che si usi una suite di office automation piuttosto che l'altra;
    • Bangarang é il nuovo gestore di contenuti multimediali integrato con Smart Desktop.


    Sembrowser

    Tutta l'infrastruttura semantica, il cui sviluppo è coordinato da Sebastian Trüg per Mandriva, poggia adesso sulla tecnologia del database Virtuoso, che promette maggiori performance nelle ricerche e migliore usabilità.
    Inoltre vengono introdotte nuove API che dovrebbero facilitare la scrittura di applicazioni integrate con Smart Desktop.


    Bozza di Ginkgo

    E' previsto anche il rilascio di un nuovo plasmoide, che permetta di gestire le nostre attività semantiche, oltre ad una nuova applicazione Ginkgo che, nelle bozze, assomiglia molto ad una agenda per pianificare, organizzare o sfogliare le proprie attività.

    fonte: Mandriva Labs Blog

    mercoledì 16 dicembre 2009

    La psicosi da infezione.



    Ha sollevato un certo polverone la notizia del malware scovato da un utente in uno screensaver scaricato da Gnome-Look, circa una settimana fa.
    Lo script, in poche parole, stabiliva un collegamento ad un indirizzo remoto, scaricava alcuni file che sostituivano quelli di avvio di GNOME e del terminale, rendendo la macchina ospite un bot controllato da remoto.

    Come se non bastasse un altro malware è stato scovato, sempre su Gnome-Look, qualche giorno dopo, nascosto in un tema per il popolare desktop libero.
    A parte la sospetta concomitanza con la querelle che anima il forum di Planet-Gnome ultimamente, vedendo contrapposti Stallman e alcuni sviluppatori del desktop, rei di aver concesso spazio pubblicitario a software proprietario (che in qualche modo sosterrebbe pure lo sviluppo di Gnome) e che potrebbe far pensare ad uno o più dispetti di qualche integralista, mi hanno particolarmente interessato le reazioni dei vari supporters del pinguino, spesso convinti di una presunta invulnerabilità delle distribuzioni rispetto ad altri sistemi.
    Qualcuno, per esempio, ha puntato il dito sulla leggerezza di certi utenti ad installare contenuti provenienti da fonti non sicure, ma Gnome-Look è, in effetti, un sito di riferimento per quanti vogliano personalizzare la propria scrivania.
    Non stiamo parlando della paginetta di qualche cane sciolto, dispersa nei meandri della rete, ma di un portale frequentato e animato da centinaia di utenti da ogni angolo del globo.
    Altri hanno puntato a minimizzare l'accaduto, ribadendo che l'entità del danno era di poco conto e che il pinguino era e resta un sistema sicuro.
    Be', io sono d'accordo, ma fino ad un certo punto.
    Se invece di un bot, lo script avesse lanciato un comando maggiormente distruttivo (e su Unix/Linux, coi privilegi giusti non è difficile disintegrare un sistema), forse la riflessione sarebbe stata di ben altro tenore.

    In realtà, gli utenti GNU/linux hanno fatto e stanno facendo quadrato (assai poco obiettivamente) attorno all'amato OS, continuando ad ignorare un problema che può diventare assai più spinoso con l'allargamento e la diffusione che potrebbero conoscere certe distribuzioni: l'installazione del software attraverso i gestori dei pacchetti.
    Non ho niente contro di loro, anzi li considero validi e comodi strumenti per procurarsi quello che serve, ma è innegabile che prestino il fianco ad una vulnerabilità abbastanza evidente: ogni pacchetto, per essere installato, necessita dei privilegi di amministrazione, modifica il contenuto delle cartelle di sistema, per una operazione che, tutto sommato, potrebbe anche essere lasciata alla discrezione dell'utente, nel proprio spazio.
    Spiegatemi, quale sia il vantaggio reale, per un utente comune, che spesso è anche l'unico del sistema ad avere una installazione visibile a tutti gli altri, quando gli altri, fisicamente non esistono proprio?
    Perchè un utente non può scaricarsi un software e installarselo per conto suo nella propria home?
    Non esiste un limite tecnico, per esempio, che non permetta di pacchettizzare le applicazioni per essere installate in cartelle che non siano standard.
    Non esiste alcuna regola scritta che non permetta agli sviluppatori di distribuzioni di prevedere una cartella locale Programmi dove installare tutte le applicazioni non espressamente previste e/o supportate ufficialmente.
    Patch che risolvano problemi di compatibilità, che tappino falle di sicurezza, che aggiungano nuove funzionalità, è pacifico che debbano installarsi nel sistema, come è pacifico che queste provengano assai spesso dallo sviluppatore stesso e quindi ragionevolmente sicure.
    Ma perchè dovrei installare allo stesso modo Gimp piuttosto che OpenOffice o Firefox, per esempio?
    Molti potrebbero obiettare che i repository siano luoghi sicuri, ed io non stento davvero a crederci ma, se è piuttosto banale interpretare uno script malevolo, diventa assai più difficile leggere un binario compilato.
    Se è assai semplice individuare ed isolare uno script che faccia i dispetti, può essere molto più subdolo nascondere un malware in un programma che apparentemente faccia il suo lavoro.
    Il fatto che esista e sia consultabile anche il sorgente da qualche parte é forse una sicurezza in più, ma non basta da sola a garantire che io non vada ad intaccare la salute del mio sistema operativo con qualche porcheria.
    Nei repository Mandriva (che è la mia distribuzione), tanto per fare un esempio si contano oltre 10.000 pacchetti disponibili.
    Esistono repository di terze, quarte e anche quinte parti che allargano enormemente il supporto e spesso rendono disponibile pacchetti sconosciuti e/o introvabili per vie ufficiali.
    Ed io non credo, questo sì, che il controllo sia così capillare.
    Nessuno sì assume, né si assumerà mai, la responsabilità di garantire per la bontà di ogni singola applicazione.
    L'utente in questi casi può essere un filtro, ma non può essere ritenuto l'unico responsabile se le cose dovessero andare storte, chi progetta è sviluppa una distribuzione dovrebbe puntare assolutamente alla sua sopravvivenza anche nel caso critico di infezione.
    Una home posso ripristinarla facilmente (e limitare i danni) se ho la buona abitudine di fare il backup dei miei dati.
    In certe situazioni, proprio perché si tratta di un ambiente molto circoscritto, posso anche pensare di isolare la fonte del problema.
    Un sistema corrotto, quasi sempre, finisce per essere formattato e l'entità dei danni può anche diventare assai più rilevante.
    Riflettiamoci.

    giovedì 5 novembre 2009

    La strada che porta a KDE 4.4



    E' stata resa nota la roadmap che scandirà lo sviluppo di KDE 4.4 .
    La nuova release del desktop del drago dovrebbe vedere la luce entro la prima decade di febbraio 2010, specificamente il 9.
    Piuttosto interessante la lista delle novità previste per il rilascio, con migliorìe estese un po' a tutti i reparti, sia sotto che sopra il cofano, con una serie di nuove funzionalità che contribuiscano a migliorarne usabilità, ancora poco convincente, e versatilità.


    Nel documento, fra molta carne al fuoco, leggiamo: il supporto di akonadi e nepomuk dovrebbe essere esteso ai segnalibri di Konqueror, parrebbe in sviluppo una shell di Plasma espressamente pensata per i netbook, nuove features anche per Krunner, il comodo lanciatore, fra cui il supporto ai preferiti di Firefox e l'integrazione con Solid per la gestione dei dispositivi.
    Samba, Lisa e UpnP saranno gestiti da appositi kioslave, anche il motore di ricerca di Dolphin sarà oggetto di migliorìe, oltre allo sviluppo di nuovi plasmoidi, fra cui un curioso Wikipedia Krunner.
    La Beta 1, per toccare con mano i progressi effettivi, è prevista per il primo Dicembre.
    Nel frattempo, da ieri, è già disponibile la versione stabile 4.3.3 che porta in dote la consueta correzione di bug più o meno critici.