domenica 16 gennaio 2011

Gli avvitamenti di Canonical



Riesce assai arduo capire dove voglia andare a parare l'azienda di Mark Shuttleworth di questi tempi.
Prima Windicators, poi Unity, che non è un fork di Gnome 3, passando per Wayland fino ad arrivare a Qt, antico e mai nascosto, primo amore di Mark che poi promuove e finanzia una distribuzione che ha reso Gnome e le GTK il termine di paragone nei desktop Linux.
Evidentemente sulla soglia dei suoi primi quarant'anni, dopo essersi tolto un bel po' di soddisfazioni, ha deciso che era tempo di tirare un'altra linea e cambiare passo.
Così, ecco che dal cilindro di Ubuntu spunta fuori questo Unity 2D, versione light della nuova scrivania per tutti quelli che non potranno usarla con l'accelerazione grafica della GPU, virtualmente identica alla sua controparte stilosa, ma interamente scritta in QT.

Con un colpo da maestro, Shuttleworth estromette (definitivamente?) la costola Kubuntu, forse percepita più come un peso che come effettiva alternativa a tutti quelli che Gnome proprio non... e proseguite i puntini con quel che volete voi, per dare effettivamente un senso al nome che hanno scelto per il loro desktop che, ricordiamo, non è un fork di Gnome 3, ma nemmeno di KDE, arrivati a questo punto.
Canonical è diventata una realtà riconosciuta e riconoscibile in ambito open source al pari di RedHat e, anche se i ricavi non sembrano darle altrettanta ragione, per molti è sinonimo di desktop Linux quanto il cappello rosso lo sia del business open source in ambito enterprise.
Quindi, pensa che ti ripensa, forti di questa investitura, "Mark&company S.R.L. da Man", intendono (e intenderanno nei mesi/anni a venire) polarizzare, unire, lo sviluppo di nuove idee e di tecnologie sotto il marchio di Unity per costruire quel prodotto che la classica distribuzione non è mai diventato, associata com'è alle velleità nerdiste, ancorchè anarchiche, di un manipolo di irriducibili della console al grido di: sudo dunque sono.
Che provengano dalla comunità di Gnome, da quella di KDE, dagli sviluppatori GTK come da quelli QT, Unity proverà a diventare la bottega ideale di un nuovo modello di sviluppo open source dove i talenti individuali devono fare i conti con la visione dell'insieme che è, e sarà, Ubuntu prossimo venturo.
Non si tratterà tanto di sviluppare proprie soluzioni contrapposte, quanto di pescare nel meglio dei due mondi per integrarlo secondo precise linee guida.
Shuttleworth ha capito da tempo che i progetti in cantiere, e quelli in avanzato stato di sviluppo, sono troppo lontani dal business che Canonical intende sostenere e potrebbero non convergere mai con gli interessi di Ubuntu, focalizzati come sono ad uno sviluppo sì serrato, ma anche astratto: quello del codice per il codice, frammenti di intuizioni, lampi di genio, in un calderone che, troppo spesso si è rivelato fine a se stesso; capace di raggiungere vette altissime di innovazione e sofisticatezza, ma, come un pellicano che vola sopra gli oceani, estremamente goffo quando deve restare coi piedi per terra.
Canonical vuol far quadrare i bilanci - una variabile che bisognerà considerare con maggiore attenzione quando scriviamo di Ubuntu - e Unity suona sempre più come la sua chiamata alle armi: chi mi ama mi segua semina Mark, sibillino, in ogni suo intervento o annuncio, sarà interessante capire chi vorrà arruolarsi.

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